Marialuisa Bianchi.
...
.
...
La promessa di Ekaterina.
Dai sotterranei di Siena alle nozze di Lorenzo il Magnifico.
Parte 1.
...
.
...
2021. END Edizioni, AOSTA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Eppure il passato si insinuava da ogni fessura e se all'inizio riusciva a tenerlo a bada, come un coperchio chiuso sui ricordi, col passare del tempo questi fuoriuscivano come vapor leggero dalla pentola, annidandosi dappertutto. Il ricordo di quel bambino la opprimeva e le riusciva difficile pregare e concentrarsi. Un bambino che aveva appena intravisto fra le nebbie della febbre, un bambino biondo e con gli occhi azzurri azzurri, come aveva precisato la levatrice.
Ekaterina, la schiava russa che tanti lettori e tante lettrici hanno conosciuto nel primo romanzo che Marialuisa Bianchi le ha dedicato, torna da protagonista in questa nuova vicenda che si sviluppa a partire dall'Ospedale della Scala di Siena per approdare a Firenze nei giorni in cui si svolgono i festeggiamenti per le nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini. Ancora una volta a occupare la scena non sono i potenti, i ricchi mercanti, l'aristocrazia del Rinascimento, ma donne e uomini, che popolano le piazze e le strade all'ombra della Torre del Mangia e del Campanile di Giotto, a cui viene data finalmente voce e visibilit. Attente ricerche d'archivio conferiscono forma e sostanza a personaggi nati dall'immaginazione dell'autrice e si mescolano ad altri che la Storia ci ha consegnato. Riecheggiando il romanzo cortese, l'amore occupa un posto centrale nella narrazione, ma  soprattutto il topos della qute, della ricerca, che contraddistingue questa nuova fase della vita di Ekaterina. Ricerca di un figlio perduto, ma anche e soprattutto di un nuovo inizio, di una nuova consapevolezza di s e della libert dai vincoli ingiusti della schiavit. Strappata da bambina alla sua terra, con cui mantiene un profondo legame affettivo e culturale, Ekaterina attraversa la "storia notturna" di un Quattrocento intriso di magia e di mistero e lo fa addentrandosi nel dedalo dei bottini senesi (i canali sotterranei che attraversano la citt) per poi riemergerne ricca di conoscenze che ne influenzeranno il destino. Donne indimenticabili, di cui alcune come Gabrina degli Albeti realmente esistite, affollano pagine ricche di accadimenti che ci restituiscono l'immagine a tuttotondo di un universo femminile, costretto, ora come allora, a fare i conti con le violenze e i pregiudizi di una societ inequivocabilmente patriarcale.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Marialuisa Bianchi, molisana d'origine, si  laureata in Storia medievale a Firenze dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo storico Ekaterina, una schiava russa nella Firenze dei Medici. Ha esordito nel 2005 con un libro di racconti, Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti, e nel 2009 ha pubblicato un testo teatrale Apparizioni. Tre atti liberamente ispirati al romanzo Signora Ava di F. Jovine. Collabora con la storica associazione culturale Il Giardino dei Ciliegi, presso cui conduce seminari di scrittura creativa e organizza incontri letterari. Recentemente ha curato l'antologia Nodi. Il nostro lessico familiare. Ha scritto saggi di storia fiorentina e molisana, uno apparso sulla rivista Ricerche storiche, l'altro nella collana Arti fiorentine, La grande storia dell'artigianato: il '400. Tiene una rubrica di recensioni letterarie, Voci di donna, su Toscanalibri.it. 
...
.
...
La promessa di Ekaterina
...
.
...
PRIMA PARTE.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Rivelazioni.
...
.
...
Caterina, Caterina, svegliati, mi spaventa il tuo aspetto, svegliati. Ges, Maria e tutti i santi, non sarai forse morta? Maria ti prego, apri gli occhi!
Silenzio, il corpo della ragazza giace a terra immobile, sembra non respirare.
Caterina, mi stai beffando, siam noi sul motteggiare, alzati che i fanciulli piangono e domani ti aspetta un grande giorno. Lo so che vuoi prenderti gioco di me e con un gesto istintivo le apre le palpebre, forzandole.
Vergine santa, Madre celeste, non sta scherzando, aiutami ti prego... e trattiene un urlo, lasciandosi cadere sul pavimento accanto al corpo dell'amica.
Caterina intanto comincia a scuotersi, come se volesse tirarsi a sedere, emettendo gemiti e soffiando. La compagna si rincuora, un sospiro di sollievo constatando che  viva, ma non si raccapezza su quello che le sta accadendo. Forse ha una visione,  un'ascetica come Santa Chiara. I digiuni di queste settimane la stanno mettendo in contatto con la Madonna stessa. Abbiamo una santa qui da noi, e non ce ne eravamo accorte - pensa Forse se avessi digiunato anch'io, e ce lo avevano prescritto, avrei avuto una visione come Caterina. Lo so non sono abbastanza brava e poi non ho ancora deciso se prendere i voti, ma lei s, prestissimo arriver il gran giorno. Devo raccontarlo al Vescovo, devo dirlo a tutte che abbiamo
una santa... E se invece fosse il diavolo a corromperla? Se fosse proprio lui a parlarle? In verit  come se stesse dialogando con qualcuno, muove le labbra e adesso ha aperto gli occhi. Sono spalancati. Non mi vede, continua a scuotersi e a muovere le labbra. I fanciulli mi chiamano, non posso lasciarla da sola, chiss cosa pu succederle e poi se le resto a fianco, magari avr anch'io una visione...
Intanto le accarezza la fronte e asciuga la saliva intorno alla bocca, con un fazzoletto candido. Immediatamente appare una goccia di sangue che si allarga sulla stoffa e la ragazza schizza all'indietro, sorpresa da quella macchia di rosso sul bianco immacolato della tela. Nel frattempo nota la punta della lingua fra i denti, ma non osa toccarla. Quando accade ai bambini cerca di tirarla fuori, altrimenti rischiano di soffocare, ma con Caterina non osa,  una santa o una strega? Potrebbe contaminarsi.
Allora inizia a pregare, snocciolando il rosario che ha nella tasca del grembiule e, fra un Ave Maria gratia piena e un Pater noster, piano piano si calma, al ritmo delle parole, scandito dalla sua voce che da stridula e rotta si fa sicura e cadenzata. E intanto ascolta il respiro dell'amica riprendere un ritmo regolare, mentre gli arti si rilassano e la pelle del volto torna liscia e candida, con due pomelli rossi sulle gote che non aveva notato prima. Lo sguardo di Caterina si posa su di lei e adesso non le fa pi paura.  normale,  tornata quella di prima, solo pi pallida, con un sorriso appena accennato sulla bocca, l'espressione di beatitudine, che non le aveva mai visto prima sul volto.
Caterina, amica mia, che ti colse, vedesti forse la Madonna, ti parl, cosa ti disse? Sai, prima mi sono spaventata, eri immobile con le palpebre chiuse, poi hai cominciato a scuoterti e gli occhi erano bianchi, ho provato ad aprirli e mi sono impaurita per te. Pensavo fossi morta davvero. Dimmi cosa ti senti, vado a prenderti un bicchiere d'acqua fresca.
Grazie Giovanna, sorella mia, non ti angustiare,  passato, ora devo solo stare ferma, per i dolori alla schiena e agli arti. Va' tu dai fanciulli, accudiscili anche per me, io non ce la faccio adesso, devo adagiarmi sul letto per ricompormi.
Ma dimmi cosa hai visto? Non sar stato il diavolo, con me puoi essere sincera, non ti tradir e non lo dir a nessuno, ma esaudisci ti prego la mia curiosit, non sto nella pelle e, guarda, tremo ancora tutta per quello che vidi, adesso sei serena per...
Giovanna giurami che non dirai niente a nessuno, promettimi di aiutarmi, ne ho un gran bisogno e tu per me sei come una sorella. Sole entrambe, ci siamo sempre appoggiate l'una all'altra.
 vero, ti dissi tutto di me, di come rimasi orfana a Montalcino e del mio tutore che volle approfittarsi di me e poi mi depred della piccola eredit che mi avevano lasciato i miei genitori e quando arrivai qui, tu mi sei stata subito accanto e mi hai spiegato le cose dell'Ospedale. E, non lo dimenticher mai, mi hai insegnato l'arte del leggere e dello scrivere. All'inizio non mi interessava, ma per non farti dispiacere acconsentii e ogni giorno vedevo i progressi e ti sono grata per questo. Ora non potrei pi farne a meno. Ma quando ti chiesi di raccontarmi la tua storia, tu negasti. Dicesti che avevi voglia di dimenticare e non potevi parlarmi di questo. Mi raccontavi invece le storie che leggevi sui libri, la castellana di Vergy e mi parlasti soltanto di monna Vaggia, la tua dolce padrona...
Forse  stata lei che hai visto nell'estasi?
No Giovanna, ho udito le voci, una voce in particolare, quella di babushka. La nonna mi ha sempre accompagnato, ma da quando arrivai qui, non si era pi fatta viva, che dico  morta da tempo, insomma non l'avevo pi udita. Adesso lei mi ha parlato, ma  come se mi avesse scritto una lettera e la stesse leggendo.
Ekaterina nipote amatissima,
stiamo viaggiando insieme verso il domani, se la buona ventura ha aiutato te a fuggire da Firenze, da un signore violento, da una padrona amorevole ma capricciosa, quasi fosse padrona-sorella, dalla peste e dalla lebbra, dal manigoldo e ahim da Francesco, amico amante, di cui non sapevi se fidarti, che la morte ha colto mentre cercava di aiutarti. Sei arrivata da sola a Siena e la citt della Vergine ti ha accolto nell'Ospedale della Scala. Hai incontrato una buona donna sul cammino, Monna Ghisola, che ti ha salvato dalla palude, indirizzandoti da sua cugina, Madre Orsola degli Alberighi. Lei ti ha ascoltata per poi ospitarti alla Scala, io ho vegliato su di te, lasciandoti sola qui dentro, perch ti sapevo al sicuro, ma adesso  l'ora di rimettersi in cammino. Prometti.
Ekaterina, figlia adorata, figlia di carta, figlia troppo a lungo desiderata, parto della mia mente, creatura d'inchiostro, impastata con la terra e l'aria. Fluida come l'acqua e come l'acqua inafferrabile. Emersa dalle contrade riarse degli archivi, delle portate al catasto, un nome accanto ai beni, asini, vacche case e botteghe. Un bene da tassare. Fuggevole ed evanescente creatura, al fine ti ho dato vita, ti ho riconsegnato a quell'esistenza che nessuno aveva tracciato. Ultima figlia fra gli ultimi della terra. Da queste contrade lontane, pianure assolate d'estate e
bianche di neve in inverno, fra i boschi di cedri e betulle, fra le isbe che bruciano in fretta, fra uomini cos poveri che sono costretti a vendere le figlie pi belle, nelle chiese annerite dal fumo delle candele che i forestieri possono violare per rapire le bambine ingenue desiderose di doni. Da queste contrade ti ho tratto.
Sei il mio doppio e lo specchio dei desideri. Proteggimi tu adesso e prega per me che quass vago ancora fra i boschi incantati e i bambini mai nati. Racconto le mie storie a chi vuole ascoltarle, e sono in tanti lo sai, allevio gli affanni e le pene con le mie parole cariche di presagi magici. Delle erbe e pozioni non hanno pi bisogno. Prometti alla tua babushka di avere cura di te, di essere saggia come sei sempre stata e ascoltare la mia voce, che non pu giungerti chiara perch io non sono pi fra i mortali, come ti sono apparsa in sogno quando giungesti in questo Ospedale e ti dissi che il tempo  la migliore medicina. Baba Jaga che ha le chiavi del tempo  stata sconfitta. L'hai sperimentato di persona? E adesso e adesso? Non ricordi Francesco e Lusanna, hai cancellato tuo padre per la colpa di averti venduta? A stento ripensi alla dolce monna Vaggia che ti accolse e ti insegn a scrivere e prima ancora a leggere. Ora lei  felice con la sua Ginevrina dai capelli rossi. Ora non si separeranno pi nemmeno un momento e attendono placide che arrivi anche Iacopo dalle ricce chiome che l'am tanto, e nulla seppe della Ginevrina sua figlia, io quass ero una grande quercia, ma ora le foglie cadono e le radici si seccano.  tempo di migrare, come gli uccelli, da forma arborea ad anima del Paradiso. Prepara le tue cose e seguimi dunque.
Che Iddio di male ti guardi.
Babushka
Cosa dici, Caterina, pu apparire la Madonna, il diavolo, una santa, ma le nonne... non si  mai sentito dire, e poi che lingua ha usato? Se dici che  nata nella terra di Rus' non pu conoscere la nostra favella e tu...
S,  vero, ti ho detto di aver dimenticato la mia lingua,  passato tanto tempo e non ho avuto occasione di usarla, ma non  cos. Sai volevo dimenticare e l'unico modo per farlo  chiudersi ai ricordi, anche quelli belli.
Caterina ripensa ai giorni lontani, alla quiete di palazzo Davizzi con i suoi affreschi di pappagalli e castellane, alla dolce signora che  stata buona con lei e le ha perfino lasciato la libert sul testamento quando arriv il notaio con i testimoni, ma subito dopo ecco apparire l'immagine dell'incendio, la paura del fuoco, il manigoldo e poi Francesco. Ah, Francesco aveva dato la vita per lei, quanto amore... quanta bellezza. Tutto perduto. E adesso che  in procinto di imboccare una strada importante, adesso che tutto sembra acquietato e lei sta per prendere i voti, entrare in convento come suora, ecco che le appare babushka durante una crisi. Ed era da quella volta lungo il fiume che non si presentava pi, quella volta che la luna era andata in pezzi e aveva ricordato, quello che sempre aveva voluto annullare. Suo padre, s papa che l'aveva venduta al mercante!
Giovanna la osserva e non capisce, non pu intuire il turbinio di pensieri che l'ha colta, ma di una cosa  certa, non pu avere visto il diavolo, la sua amica  anima buona e santa e si vogliono bene, l'aiuter, non dir niente a nessuno. Del resto, ora che madre Orsola  morta e seppellita, chi sosterrebbe una sorella senza casato e senza nome, anzi con un passato oscuro? Madre Orsola le ha
lasciato una piccola dote, necessaria per prendere i voti ed entrare in convento, con tutti i crismi della situazione e anche i privilegi. Invece Giovanna, lei  destinata a rimanere sempre conversa, insomma una serva delle monache, chiusa l dentro per un po' di sicurezza e un tozzo di pane.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
La vita nell'Ospedale della Scala.
...
.
...
Accuratamente piegata riappare anche la stoffa verde smeraldo con i riflessi dorati, dono di nozze di Francesco. Quando il suo uomo la port via per sempre da Lusanna, quando viaggiarono in barroccio da Sansepolcro a Signa e al porto fluviale l'acquist per lei.  il mio regalo per la veste delle nozze, quando saremo a Barzellona aveva pronunciato con dolcezza. Caterina non si era fidata e non lo aveva aspettato a Pisa, era corsa via verso l'interno, risalendo il fiume e poi dopo incontri belli e difficili, la bambina Gemma che l'aveva aiutata, il cagnolino Fiocco, la signora bolognese con la sua domestica, aveva ritrovato Hysa, la schiava dell'Isla del Sal, lebbrosa ma sempre combattiva.
Ora ricordava che Hysa l'aveva redarguita a non entrare a Monteriggioni: Sai, credo abbia qualcosa di magico dentro che ti attrae, ma non entrare,  un posto chiuso e faresti la fine del sorcio in trappola. Invece, dopo aver sostato in abiti da uomo a Isola, un'abbazia dei frati, era voluta entrare e l Francesco era morto nel tentativo di salvarla. Si era riscattato forse dalle sue colpe, compresa anche quella di averla picchiata, folle di gelosia. Non era stato l'amore fino, quello da lei sognato, leggendo della castellana di Vergy, quello che non si guasta mai.
Solo l'amore per Ges non si corrompe. L'amore vero non pu essere contaminato dalla rabbia e dalla violenza, come aveva fatto Francesco. Allora, quando madre Orsola aveva pronunciato quelle parole ci aveva creduto. Quante preghiere e quanti digiuni, specialmente negli ultimi mesi, come era dimagrita Caterina, nella speranza di essere pura per il Signore. Perch solo Lui ci ama davvero e solo per Lui vale la pena sacrificare la nostra vita. E amando il prossimo, nel suo caso i gettatelli, avrebbe seguito l'insegnamento di Cristo, che  amore puro. Ges aveva detto: Siamo tutti figli di Dio, uguali di fronte a lui, dunque fratelli e ci aveva riscattato con il sacrificio della croce, una morte tremenda che solo degli uomini feroci potevano aver inventato. Ma Ges era risorto dopo tre giorni e Caterina avrebbe pronunciato i voti, solennemente, di fronte al Vescovo. Tutto il resto, tutto quello che aveva detto anche Antonino sulla schiavit, era parola degli uomini. La parola di Ges dice che siamo uguali.
Allora perch babushka  intervenuta e le ha detto di riprendere il cammino, di non fermarsi all'Ospedale? Dove, dove Ekaterina potrebbe andare da sola? Dove pu condurla la volont della nonna, dove sistemarsi senza temere di essere scoperta e denunciata? Fuori  sempre una schiava e qualcuno potrebbe riconoscerla per riconsegnarla a ser Giovanni? Per le schiave fuggitive c' il carcere o il taglio del naso, se recidive. Poi Siena non  proprio una citt libera, per quanto lo sbandierino ai quattro venti, Piero dei Medici sicuramente esercita la sua influenza anche qui, fra i banchieri che lavorano per il Papa e Piero  amico di Giovanni della Casa!
Caterina ripensa agli anni trascorsi l dentro... La quiete che all'inizio l'aveva attratta cos tanto, una quiete spirituale nel disordine che solo i bambini sanno creare attorno a s. I fanciulli pi grandicelli la prendevano per mano, le mostravano gli affreschi che ancora i pittori stavano eseguendo nell'Ospedale e volevano che lei spiegasse le storie della Bibbia. Pi di tutto amavano cantare le canzoncine, le filastrocche divertenti dei topolini senza coda. I topolini dell'arcobaleno gridavano in coro, ma l'arcobaleno quei bambini l'avevano visto solo dalla grande finestra del refettorio ed erano rimasti tutti a bocca aperta per la sorpresa. Cosa c', Caterina, cosa c' alla fine di quel ponte a strisce colorate? aveva gridato, il pi piccolo del gruppo. C' la pentola dell'oro, vero? No,  l'arco del Paradiso, per tenerci vicini a Dio.
I bambini erano eccitatissimi e avrebbero voluto uscire per vedere dove finisce l'arcobaleno e mettersi in cerca della pentola dell'oro. Diventeremo tutti ricchi e ce ne andremo via da qui, - cantilenava Lapuccio - cos andremo a Firenze a cercare i nostri parenti, vero Caterina? Qualcuno ha raccontato che i genitori li avevano lasciati l perch erano dovuti partire per la bella Fiorenza in cerca di un lavoro. Non era andata proprio cos.
Ho veduto sotto il sereno due topolini dell'arcobaleno. Sono ospiti del giardino, hanno le salvie per cuscino. L'uno azzurro, l'altro rosa, sono forse uno sposo e una sposa. Cos nobili all'aspetto, ma dove troveranno un tetto? cantavano allegri, e intrecciavano un girotondo intorno a Caterina che si fingeva arrabbiata, ma li osservava invece divertita e contenta. Molti di quei fanciulli li aveva visti arrivare avvolti in una coperta con un piccolo segno di riconoscimento. Un vezzo colorato al collo o di finto corallo, un mezzo quattrino pisano, una cordicella. Fino ad allora nessuno era venuto a reclamarli, anzi uno s, era un maschio e l'avevano portato via senza farsi vedere da lei. Suor Orsola diceva che una ricca coppia senza figli l'aveva scelto per avere un erede. Era il pi bello, biondo e paffuto.
Come sar il suo, qualcuno l'avr reclamato? Certo Lusanna dovrebbe aver capito il dono che le aveva lasciato in quella casetta a Sansepolcro, la mezza medaglietta consegnatale dalla levatrice dopo aver portato suo figlio allo Spedale degli Innocenti. Lusanna desiderava tanto diventare madre e quel regalo era sembrato a Caterina la cosa pi bella che potesse fare per lei. In fondo si trattava del figlio di Giovanni, anche se lei non lo sapeva, altrimenti l'avrebbe odiata davvero. Di Lusanna non aveva avuto pi alcuna notizia, dopo l'annuncio di Francesco che a Roma il Papa aveva rovesciato la sentenza del Vescovo di Firenze e aveva dato ragione a Giovanni. Il matrimonio fra Giovanni e Lusanna non era mai stato officiato, per questo lui non era bigamo ma legittimo sposo di Marietta Rucellai.
Oggi si celebra la festivit del Santo Francesco, con tutti gli onori che un simile uomo richiede. Arriver il Rettore e i bambini canteranno per lui. Sorella Chiara li ha istruiti e sono diventati bravissimi. Sembra davvero che un canto celeste si alzi dal refettorio e coinvolga tutti e sono tanti, interni ed esterni, ma tutti vestiranno l'abito penitenziale con il segno della Scala. Poi ci saranno i pellegrini e gli accattoni a cui oggi sar dato da mangiare. Tutti a festeggiare e innalzare lodi. Solo un altro Francesco non potr esserci: il suo, morto a Monteriggioni, nel cerchio magico delle belle torri. Forse l'avranno seppellito l, qualcuno avr avuto cura della sua tomba, in quale chiesa? I pensieri tornano a farle visita, anche se a lungo li ha scacciati, con le penitenze e i digiuni che il confessore le ha imposto in questi lunghi anni. Pi di due lustri sono trascorsi dal giorno in cui ha fatto ingresso fra le mura dello Spedale. Indossava ancora abiti maschili e Suor Orsola le aveva detto che poteva restare. C'era bisogno di cure e amorevolezza per i gettatelli e Caterina di amore ne aveva tanto. Ma l'amore per Francesco era stato un'altra cosa. Era quello l'amore fino? Dare la vita per un'altra creatura come aveva fatto il suo bel garzone fiorentino, morto nel tentativo di soccorrerla?
Caterina aveva cercato di amare tutti i fanciulli dello stesso amore, ma nonostante gli sforzi di imparzialit, uno l'aveva incantata. Piccolo, malaticcio, giallognolo. Quando era arrivato lo avevano battezzato in fretta, tanto non sarebbe vissuto a lungo: lo si vedeva dagli occhi vitrei, aveva decretato la suora guardiana. Aveva un sacchettino contenente dei granelli di sale a indicare che necessitava del battesimo o forse per proteggerlo dalle malie. E anche lui aveva un piccolo segno, una croce tatuata sul polso. Proprio come lei, qualche mamma aveva voluto proteggerlo e segnarlo per riconoscerlo un giorno, una schiava come lei?
La croce di Caterina era stata cancellata, proprio con la sua mano e l'aiuto di un sasso. Ora  un'altra persona, libera dentro lo Spedale, libera ma chiusa fra quelle quattro mura imponenti che la proteggono e la custodiscono. Una prigione dorata dove pu amare fanciulli abbandonati, pregare, leggere e aiutare quanti hanno bisogno di lei. Ma, come diceva Francesco, Meglio uccello di bosco che di voliera? Infatti la bella gabbia non nutre l'uccello, sei come l'acqua, l'acqua che fa una buca nella pietra, quando  intrappolata, e cos pu scorgere la strada per uscire e andare dove vuole. Deve attendere per capire come fare, ha aspettato a lungo, molti anni sono trascorsi e adesso che intravede l'uscita potr riattraversare monti
e paludi, boschi e scendere lungo fiumi e nutrirsi di frutti selvatici, nascondersi di giorno e camminare di notte ascoltando rumori e sussurri che la spaventeranno e la faranno tremare?
Adesso  qui in attesa della cerimonia solenne che le far pronunciare i voti, ora che si  convinta ad accettare questo nuovo destino, babushka le dice di ripartire, di ricominciare una vita nuova. Le viene in mente il beato Sorore, il calzolaio e fondatore dell'Ospedale che ha visto raffigurato nel Pellegrinaio. I gettatelli che gli erano stati affidati sono raffigurati mentre salgono una scala verso il cielo dove c' la Madonna ad attenderli. E lei cosa far in barba al beato e a tutti i fanciulli abbandonati? Li lascer per andarsene sola nel mondo, gettati via di nuovo?
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
I poveri gettatelli.
...
.
...
Venivano di notte a deporre le creature accanto all'ingresso sulla pila, quasi fosse un'acquasantiera che li innalzava al cielo e forse questo alleggeriva i genitori del peso dell'abbandono. In realt spesso li rassicurava quella conca sopraelevata su una colonna ritorta, cosicch i figli fossero protetti dagli animali e dal fango. Due fanciulli pi grandicelli furono lasciati l accanto, il piccolo legato con una corda alle colonne della pila come un cane, pens Caterina con rammarico. I fratellini furono in grado di dire il nome e la provenienza. Erano malvestiti e infreddoliti.
Il frate si apprestava a scrivere scrupolosamente sul libro degli arrivi l'ora e i pochi indumenti, per lo pi pezze di lana o di lino, gonnelle, ma soprattutto stracci. Una bambina recava un soggolo da monaca, segno che proveniva da un convento. Chi li depositava aveva fretta di fuggire e se scoperto non dava che poche informazioni: Il padre  povero, la mamma  morta, abbiate cura di lei, torneranno i parenti, i nonni, lo zio, appena potranno. Spesso recavano avvolti nelle fasce delle letteruzze, scrittoline, appuntate, infilate con del filo e messe al collo. Quanti nomi! Il frate chiedeva a Caterina di scrivere sul Libro dei bambini e poi apponeva la sua firma. Pasquina Domenica, Barnaba Giovanni, Ulivo, Ulivetta, Gimignano, Verdiana. Questi nomi risuonano nella testa di Caterina. Di solito veniva scelto quello del Santo del giorno. Tante bambine con il primo nome Caterina, come il suo, segno della grande devozione per la santa, figlia di un tintore di Siena che aveva alloggiato l nello Spedale, nella parte pi buia e riservata dell'edificio dove si trovano le reliquie.
Spesso i bambini recavano nella scritta non  stato battezzato, quasi che i genitori si preoccupassero pi del battesimo che dell'effettivo abbandono. La paura che le loro anime fossero costrette a vagare nell'aldil terrorizzava i parenti, mentre che vagassero in questo mondo non era affar loro. Agata Piera fu lasciata nuda nella pila con soltanto un po' di sale in una carta sul petto. Addirittura un uomo scapp via gridando che ello nonne era stato battezzato senza preoccuparsi di aggiungere il nome. Questo episodio colp in particolare Caterina, che si domandava come fosse possibile non dare un nome a una creatura nata da donna. Lei ci aveva pensato al suo bambino mentre glielo strappavano via con forza. L'aveva blaterato nella febbre del parto, si ricordava. Non si pu lasciar un essere umano senza dargli il nome. Dio aveva creato il mondo, ma Adamo aveva avuto il compito di dare un nome alle cose. Anche agli animali si d un nome! L'unica cosa che contava sembrava invece il battesimo. Infatti i neonati venivano portati subito in chiesa e bagnati nella fonte battesimale, che stranamente ricordava proprio la pila degli esposti. Qualcuno aveva scritto enne battezzato in casa, ma si procedeva di nuovo al vero sacramento.
Caterina non rammenta di s e delle sorelle. Ormai i pensieri della sua prima vita l'assalivano all'improvviso, ma richiesti non venivano mai a consolarla. La sua sorte era stata peggiore di quella dei gettatelli, venduta dal padre a un mercante. Il padre sapeva che lei sarebbe diventata schiava, immaginava cosa le sarebbe accaduto? Non poteva ignorare il destino che le aveva procurato per pochi soldi. La fame? Quante brutture in nome della fame. Non l'avrebbe mai perdonato.
Un altro bambino le era rimasto nel cuore, Antonio, di tre anni, lasciato vagare in balia del freddo e del vuoto, due giorni e due notti per i campi, scalzo e con solo una gonnelluccia di romagnuolo trista, dopo essere stato picchiato con forza. Il frate di suo pugno aveva vergato: Si vide una gota e la fronte tutte percosse e al vero non ho potuto pregare Dio e la Madonna, aveva dovuto aggiungere a causa della rabbia provata di fronte a quel povero corpicino, smarrito e con le lacrime agli occhi, che si nascondeva come una bestia ferita. Il frate non lo battezz, era grande e ormai qualcuno doveva averlo fatto, ma si premur di avvolgerlo in una coperta e strofinarlo ben bene. Caterina lo lav con acqua calda profumata e cerc di rassicurarlo. Aveva fame, gli venne dato del latte di capra a piccoli sorsi. Il latte di capra era tenuto da conto per i neonati, finch non fosse stata trovata una balia in campagna.
Quanti gettatelli aveva visti riportati dalle balie, avvolti in un asciugatoio, con la faccia cerea e gli occhi chiusi. Il frate annotava sul libro: Mor perch non succhiava la poppa... mor nel sonno... mor perch era stato male accudito e in quel caso la balia aveva smesso per sempre di fare la balia. Spesso erano nati prematuri e non si riusciva nemmeno a iniziare il baliatico. Ma tutti erano sepolti l nel Carnaio, sotto il grande Ospedale.
Matteo Romolo, mandato ignudo e come una bestia,
giunse nero come un monachino per il freddo, ma forse anche per i patimenti del parto, un'altra gialla col bellico sciolto per pi ore. Chiss quante sofferenze quelle povere donne dovevano aver patito: lavorare fino all'ultimo nei campi, poco da mangiare e finanche botte dai mariti o dai padri. Qualcuna aveva partorito da sola, magari nascondendo sotto le vesti la pancia, ragazze giovanissime, tante schiave come lei, perch nello scrittolino c'era riportato il nome e la provenienza. Ma quelle abbandonate erano quasi tutte femmine, pochi i maschi, di solito oltre l'anno di et.
Ekaterina, che non poteva avere figli per l'infezione del parto, li avrebbe volentieri tenuti con s, accudendoli e abbracciandoli, ricoprendoli di baci e carezze. Se avesse avuto il latte avrebbe fatto la balia, era sicura. Eppure quasi per miracolo la prima volta che vide una di queste bambine, Agata, con un cordellino rosso azzurro al collo e tutta paonazza per il piangere, successe. Prov a darle latte di capra, la bambina lo sputava e continuava a piangere. Frate Checco spazientito la lasci da sola mentre lui si mise alla ricerca di una balia. In realt i frati negoziavano con gli uomini cosiddetti bali, contadini delle grance, le fattorie di propriet dell'Ospedale, o inservienti che pattuivano il compenso. Poche lire al mese, una misera cifra da corrispondersi in natura, fondamentale per la sopravvivenza delle famiglie. Qualcuna che aveva un debito col bastiere, col lanaiolo o anche il barbiere per le piccole cure, faceva saldare direttamente dall'Ospedale.
Caterina sapeva che il latte di capra  troppo intenso e ha un odore forte. Cos come facevano a casa sua nelle terra di Rus', prese del latte di mucca e lo dilu. Non era la stessa cosa ma qualche bambino pi robusto sopravvisse. L'ideale sarebbe stato il latte d'asina, ma al momento lo Spedale non ne disponeva. Agata assaggi dalla bottiglietta che Caterina le porse, cullandola dolcemente al seno e lo succhi piano piano, poi smise di piangere e finalmente si addorment. Dopo qualche ora venne il frate con il balio per portare via la bambina. Abitavano lontano da Siena e sarebbero arrivati a notte fonda. Caterina preg per la piccola, sperando che quel poco di latte potesse bastare a farla arrivare alla fattoria sana e salva. Prima di separarsene la baci sulla fronte e ripet la formula in russo che ancora ricordava: Zeluju tebja! Ti bacio... - e poi aggiunse-Ti benedico figlia mia. Si sent uno struggimento e una sensazione umida al petto. Pensava fosse solo la tristezza, poi si accorse che aveva il vestito bagnato e scoprendosi vide dai capezzoli fuoriuscire del siero giallo. L'indomani chiese al frate di aggiungere al nome di Agata anche il suo, Agata Caterina, dopotutto l'aveva salvata lei, ma non raccont a nessuno dell'episodio del latte, considerandolo una grazia da tenere nascosta per non suscitare sospetti e invidie. Ci voleva poco ad essere accusati di stregoneria o di pazzia. Avrebbe atteso con ansia la fine del baliatico che poteva durare da pochi mesi a un anno per rivedere Agata, sperando e pregando che superasse le malattie e gli stenti della vita in una casa di poveri contadini.
Il miracolo del latte si ripet qualche altra volta all'inizio, ma sempre meno evidente, poi cess del tutto. Una volta, parlando con una pellegrina, questa le raccont che era successo anche a lei quando era morto il primo figlio a distanza di un anno vedendo sua sorella allattare. Forse non era cos raro o prodigioso come aveva immaginato. Caterina stentava sempre a credere ai miracoli e
al soprannaturale, la sua religiosit messa a dura prova durante la prima parte della sua vita, si era risvegliata quando era entrata a far parte dello Spedale di Santa Maria, con la sua bella divisa recante il simbolo della scala sormontata da una croce. Per dubitava sempre di tutto ci che non fosse spiegabile con i sensi e anche le visioni di alcune monache forse non erano altro che deliri per i troppi digiuni e la mortificazione del corpo. Anche quello che babushka chiamava il dono, il dono di Ekaterina che si manifestava con le crisi del mal di luna, magari era una semplice conformazione diversa del suo cervello o qualcosa che la sua anima voleva suggerire, ma lei non sapeva afferrare da sveglia.
Sarebbe bello credere ai miracoli. Ekaterina pensa alla donna di cui porta il nome, cos venerata e amata a Siena. La santa non sapeva leggere e scrivere, infatti non poteva recitare le preghiere in latino. Assistere gli ammalati e i poveri era il suo modo di trovare Cristo; cur Cecca la lebbrosa e lo fece senza provare schifo per le sue piaghe, e Cecca invece la insultava e dicono anche che la battesse. Nessuno fra quelle mura ricordava di aver conosciuto la santa, era passato pi di un secolo, cento anni, tante vite si erano spente l dentro e tante ne erano arrivate. Forse solo il vecchissimo frate Rinaldo poteva dire di aver ascoltato le storie sulla santa, ma era cos vecchio che i racconti si confondevano e ormai pi nessuno sapeva come fossero andate davvero le cose. Non importava, anzi pi stupefacenti apparivano i miracoli, pi gente arrivava a visitare quei luoghi e lasciava un obolo o rendite allo Spedale stesso. In una delle rare uscite, in processione, le era stato mostrato accanto al Duomo uno scalino con una croce, quasi invisibile, dicevano che l la beata
donna fosse inciampata per sfuggire al demonio.
Per Caterina era singolare che qualcuno durante le estasi redigesse con cura ogni parola uscisse da quella venerabile bocca, ma erano sicuri di aver ascoltato bene, erano sicuri di non tradire il suo spirito? Ogni tanto si sorprendeva a fantasticare sul fatto che forse anche lei sarebbe diventata santa un giorno, allora avrebbe scritto di suo pugno quanto voleva fosse tramandato ai cristiani e, prima di tutto, avrebbe ricordato le parole di Nostro Signore Ges Cristo: siamo tutti figli di Dio, fratelli e sorelle, dunque Cristo non avrebbe mai permesso a una creatura di essere venduta e messa alla merc di altri. I fratelli sono uguali di fronte al Padre eterno: era cos ovvio, perch anche il Vescovo Antonino non la pensava come lei? Solo perch nella Bibbia era scritto il contrario. E in fondo Giacobbe non ebbe un figlio da una schiava?
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Il Pellegrinaio.
...
.
...
Quando giunse l dentro, erano stati da poco ultimati gli affreschi nell'enorme sala, chiamata Pellegrinaio. Caterina si sorprendeva a osservarli e rimaneva incantata. Prima di allora non aveva mai avuto l'opportunit di essere cos immersa nella pittura. Era come spaziare fra il cielo e il mare dalla nave che andava a Genova e indovinare le case e i loro abitanti chiassosi. In confronto le pitture di palazzo Davizzi sembravano scomparire nella nebbia, dopotutto quelle figurette quasi stilizzate erano ben poca cosa. Tutto quel profluvio di fiori e alberi l'avevano affascinata appena giunta a Firenze, ma ora li ricordava appena, mentre la storia della castellana e del bel cavaliero non l'avrebbe mai dimenticata. La fine dei due amanti era stata atroce e questo la spaventava ancora, come terribile era stata la morte di Francesco. Avrebbe mai amato qualcuno come lui?
Fra quegli affreschi dipinti da Domenico di Bartolo uno attirava la sua attenzione in particolare: Governo e cura degli infermi. E sotto fra tutti i colori della sala c'erano i letti dei pellegrini ammalati e lei li guardava con circospezione, sperando all'inizio di ritrovare qualche faccia conosciuta. In fin dei conti i romei, cos li chiamava suor Orsola, venivano da ogni parte d'Europa, seguendo tanti percorsi, e a Siena ci passavano tutti, era una sosta d'obbligo, ma nessuno mai proveniva dalla terra di Rus'!
Ricordava che monna Vaggia le aveva promesso che l'avrebbe portata con s a Roma nella citt del Papa: Se le gambe mi porteranno Caterina, ma lei sapeva che le gambe non l'avrebbero sorretta e infatti di l a pochi mesi era morta con quell'enfiatura sotto la camicia. Per il testamento era stato redatto, questo lo ricordava bene, il notaio aveva rogato insieme ai testimoni e grazie alla sbadataggine di quell'uomo con le lenti sugli occhi aveva avuto la possibilit di usare inchiostro e fogli, che poi aveva nascosto. Non ci pensava pi al testamento, dopo che aveva incontrato messer Lapo alla Verna, aveva capito che, dopo due anni dalla morte della dolce padrona, mai avrebbe riavuto quel documento che le regalava la libert.
Dentro l'enorme sala, gli affreschi, limpidi e profondi come se volessero spingersi oltre i muri, la stregavano. Peccato non essere arrivata in tempo, altrimenti avrebbe potuto osservare gli artisti all'opera e carpire il segreto di quel punto in fondo ai dipinti che aumentava lo spessore e dava vivezza ai quadri come se fosse l dentro, risucchiata dalla scena. Il cerusico che cura la ferita chino sulla gamba dell'uomo al letto e senza abiti. Poi c'era un povero nudo di spalle, in un altro quadro, con un uomo ben vestito che gli metteva addosso un mantello o un indumento per coprirsi; accanto una balia con la poppa scoperta per allattare un piccolino. E dietro, fanciulli pi grandicelli in fila per ricevere pani da una cesta.
Accoglienza, educazione e matrimonio di una figlia dell'Ospedale era l'affresco che le piaceva meno e pi la inquietava. Le bambine cresciute l dentro imparavano a cucire, ricamare, rammendare ma nessuno insegnava loro a leggere. Per i maschi invece si pagava un maestro
di grammatica e ai pi svegli venivano impartiti rudimenti di contabilit. Avrebbero lavorato per un mercante, un artigiano, anche se pi spesso rimanevano nella casa dei contadini che li avevano presi in custodia da piccoli. In fondo due braccia robuste facevano comodo per i lavori dei campi. Le bambine tornavano alla Scala e, grazie ai lasciti dei benefattori, ricevevano una dote per sposarsi. Ce n'erano tanti che venivano a vedere le fanciulle, loro giovani e fresche e gli uomini spesso vecchi e malandati che cercavano solo una serva in casa e in pi con un piccolo tesoretto da amministrare.
Caterina li guardava con disprezzo e pensava a quelle povere creature nelle mani di chi, lei sapeva bene, le avrebbe fatte lavorare, figliare e spesso le avrebbe battute con violenza quando le cose si mettevano male. Sopravvivere ai parti era gi difficile e quando morivano l'Ospedale richiedeva la dote, e ne seguivano dispute e querele a non finire perch spesso il denaro era gi stato speso. Ma se una fanciulla, conosciuto lo sposo, si rifiutava di andarsene con lui veniva obbligata a seguirlo perch in convento i posti non erano tanti e solo le pi fortunate potevano rimanere ad accudire, pregare e stare al sicuro dalle insidie del mondo.
Caterina lo sa, per questo aveva rinunziato al mondo e voleva farsi monaca con la dote di suor Orsola, di questo era stata certa fino al giorno in cui le era apparsa babushka e il male si era fatto vivo di nuovo.
Era orgogliosa di far parte di quella grande famiglia, di indossare la veste con il simbolo della Scala e di adoperarsi per il bene della casa e dei derelitti che si assiepavano nei lunghi corridoi. Anche i ricchi che passavano da l capitava che avessero bisogno di cure e le cure venivano dispensate a tutti. Ma poi qualcuno moriva e i suoi beni servivano spesso per acquistare reliquie, come stava per accadere a quel pellegrino, di cui Caterina ricordava i grandi occhi verdi nel viso scarno che la scrutavano mentre passava. L'aveva accudito con dedizione, pi forte di quella che dedicava normalmente ai malati. Sembrava che l'uomo stesse per esalare l'ultimo respiro, cos gli era stata data l'estrema unzione e gi gli inservienti guardavano nella sua scarsella, poi aveva aperto gli occhi e si era ripreso. Un miracolo del suo amore aveva pensato per un attimo e ne era stata felice. Dopo qualche giorno l'uomo sembrava non riconoscerla, non aveva risposto al suo sorriso e lei si era sentita triste. Inutile ripensare, aveva imparato bene l'arte di cancellare il passato e anche le belle sensazioni, perch farle rivivere? Serviva solo a rimpiangerle per averle perdute, come l'amore per Francesco.
Lo Spedale della Scala viveva di lasciti, elemosine e doni ai poveri, medicamenti e ricovero per i neonati, che aumentavano durante la mal annata, la siccit e il gelo, come quando ci fu la grande nevicata a Siena. Era il Natale del 1464, tutti avrebbero ricordato quella data. La neve continuava a scendere e la citt si imbiancava, assumendo una strana forma. Dalla finestra del Pellegrinaio Caterina osservava assorta il silenzio e la quiete che avvolgevano la citt. Nessuno in giro, tutti a ripararsi nelle case e anche le botteghe avevano chiuso le attivit. Quella coltre bianca e soffice che aveva dimenticato e le ricordava l'infanzia nella terra di Rus', raramente aveva attecchito al suolo: solo rapide spolverate che si scioglievano in fretta. Ma quella volta!
Cosa avrebbe dato per uscire e correre sotto i fiocchi
come faceva con sua sorella Irina! E poi lasciarsi cadere a terra e formare sagome sul bianco, orme che rapidamente si riempivano e poi si cancellavano. Vinceva chi era in grado di far resistere pi a lungo l'impronta di s. Caterina ci riusciva sempre e Irina si arrabbiava, forse era stato proprio un segno del destino, perch lei, nonostante le traversie e le sofferenze, era sempre viva, lontana da casa ma viva e invece Irina...
Mentre era immersa in questi pensieri la chiamarono ad alta voce, intimandole di sbrigarsi e andare al piano di sotto ad aiutare i cuochi.
In cucina fervevano i preparativi per la cena, a base di verdure bollite e pesci d'Arno. Tinche, lucci, anguille arrostite con pepe ed erbe profumate, il timo e il rosmarino per confondere il sapore non freschissimo delle pietanze. Niente carne per la vigilia, tante uova in grandi frittate che friggevano a ripetizione e riempivano l'aria di profumi invitanti e colori vividi. I fuochi andavano al massimo e dal forno continuavano a uscire piccoli pani e grandi forme con il simbolo della Scala. Il giorno dopo sarebbero venuti i poveri, numerosissimi, a reclamare gli avanzi e i pani rotti, ma altri sarebbero rimasti bloccati nelle case o nei rifugi improvvisati per la notte. Avrebbe dovuto sentirsi triste pensando a quanti sarebbero morti per il freddo, invece era felice per la distesa di bianco che avvolgeva e cancellava tutto, anche i ricordi tristi ed era bello starsene l dentro, protetta fra quelle mura. La neve rest fino a marzo e si dovette lavorare molto per liberare i tetti: ci furono molti danni, ma lei ricordava la bella sensazione del giorno in cui il bianco aveva iniziato a scendere in lenti fiocchi, sempre pi fitti e pi soffici.
Giovanna stava preparando un dolce molto importante a Siena, il panpepato, di cui aveva una ricetta segreta che non voleva rivelare, cos gli altri avrebbero detto Nessun panpepato pu rivaleggiare con quello della nostra Giovanna e tutto il personale dello Spedale l'applaudiva e le era riconoscente. Questo piaceva a Giovanna, sentirsi importante almeno una volta l'anno, cos in un angolo impastava la frutta secca con il miele e i canditi. Si era procurata tante spezie, cannella, zenzero e pepe in gran quantit. Il frate addetto alla spezieria dell'Ospedale apriva le pesanti ante degli armadi e donava, per quel giorno, senza badare al risparmio, sebbene quegli ingredienti fossero costosi e rari. Ma il panpepato di Giovanna era incomparabile e non si discuteva.
Anche Caterina attendeva con ansia di assaggiarne una fetta e in bocca ne pregustava gi il sapore dolce e asprigno. Gliene sarebbe toccato veramente poco, ma era sufficiente a levarsi la voglia. Mentre era intenta a rimestare nel pentolone del bollito arriv di corsa frate Checco per condurla a vedere cosa era arrivato insieme a tutta quella neve.
Due gemelli, Caterina due gemelli, due maschi. Accorri presto!
Come due gemelli? Impossibile con questo tempo arrivare fin qui e non essere visti. Sono vivi, spero?
Credo di s, sono intorpiditi dal freddo, ma sembra che respirino. Sarebbe un bel regalo per questo santo Natale, non trovi?
Attraversarono volando i corridoi e gli ampi saloni con affreschi e i pavimenti lucidi mentre udivano i lamenti dei malati e le preghiere nella cappella. Qualcuno intonava piano dei canti che sembravano straziare le orecchie e mettere un peso sul cuore. Il dolore anche nel canto non cessava di martellare il corpo degli infermi.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
I gemelli di Natale.
...
.
...
Arrivati al portico dello Spedale, videro la pila ricoperta di un panno azzurro e, sotto, movimenti di piedi e mani lasciavano intuire che i bambini erano vivi, nonostante il freddo intenso. Tolsero il telo che era stato appoggiato per tenerli al caldo.
Giovanna aveva sentito bussare, ma dato il tempo aveva lasciato perdere senza affrettarsi, pensando di essersi sbagliata. Mentre spazzava la neve dal portico, alzando gli occhi aveva visto l'azzurro che imbiancava sotto i fiocchi. Nessun grido n pianti. Poi si era avvicinata per spostare il panno, con un gesto d'abitudine che niente avrebbe lasciato intuire, solo per preservare la stoffa dalle intemperie, maledicendo quell'inserviente incauto che aveva abbandonato il lavoro.
Quando fece scivolare la stoffa comparvero due esserini piccolissimi raggomitolati su se stessi. Immobili, deposti nella conca della pila su una stoffaccia marrone. Giovanna lanci un grido, erano gialli e incartapecoriti, con i pochi capelli incollati sulla testa. Di solito non stava a lei quel compito ed era inorridita dallo spettacolo. Allora erano morti? Tocc un piedino, era ghiaccio. Aveva sempre avuto terrore dei morti, anche piccolissimi, cos inizi a chiamare aiuto e dopo aver spolverato la stoffa dalla neve la rimise sopra i bambini perch non voleva guardare.
Accor'uomo, frate Checco, venite, presto alla pila ci sono due gettatelli.
Frate Checco che conosceva quanto Giovanna fosse negata nel trattare i neonati, sentendosi chiamare, si affrett a cercare Caterina. Lei avrebbe saputo cosa fare perch quella donna aveva un dono speciale per i gettatelli.
Quando sollevarono di nuovo il telo i bambini dovevano aver ripreso le forze e si muovevano, cos Caterina li prese in collo e gett loro addosso il mantello nero che le ricopriva la testa. Cominci a strofinarne uno partendo dai piedi e poi gli alitava sulla faccia. Frate Checco prese l'altro e cominci anche lui a fare lo stesso. L'uomo sapeva che se i neonati si fossero ripresi entro pochi minuti sarebbero stati salvi, diversamente li avrebbero condotti al Carnaio, e senza battesimo per giunta.
Caterina, preghiamo Dio che aiuti le nostre creature a sopravvivere, in questa notte santa, in cui celebriamo la nascita di Ges, Lui ci ascolter!
Frate Checco non parlate, continuate a soffiare sulla faccia, ma con delicatezza e speriamo non si siano congelati.
Chiss chi ha avuto l'ardire di portare queste creature qui con un tempo simile! Avrebbero potuto aspettare e tenerli al caldo qualche giorno, forse la madre voleva liberarsene.
Non sempre le madri sono responsabili degli abbandoni, frate Checco, qui di solito si presentano uomini che si dileguano alla svelta.
E tu che ne sai Caterina, non sei mai stata madre, talvolta le madri odiano le proprie creature, c' chi le soffoca nel letto e noi fingiamo di credere che sia stato per errore. C' chi le uccide prima ancora di aver partorito.
Magari con l'aiuto del marito o di chi le ha messe incinta. Le madri sono tante e di diverse spezie, ma spesso li vorrebbero tenere con s e non possono. La fame, le privazioni, le botte del loro uomo.
E per grazia di Dio ci siamo noi, qui all'Ospedale della Scala e poi gli altri nostri confratelli a San Gimignano.
E a Firenze l'Ospedale degli Innocenti, l'avete veduto con tutti i putti azzurri sopra le arcate? Lo costru messer Brunellesco.
No, non lo vidi, a Firenze noi frati di Siena non andiamo volentieri, e comunque non pu essere pi bello del nostro, questo  il pi grande di tutti e su di noi veglia la santa di cui porti il nome.
I bambini avevano cominciato a mugolare piano come gattini, poi sempre pi forte e il pi piccolo spalanc gli occhi con un cipiglio severo per poi ricominciare a piangere, stringendo i pugni e corrugando la faccina che sembrava quella di un vecchietto cattivo.
Come si fa a trovare una balia con questo tempo, frate Checco?
Non so, Caterina, intanto proviamo con del latte diluito, la scorsa volta riuscisti a far sopravvivere il bambino.
S,  vero, ma solo per pochi giorni, dopo si trov la balia. Con questo tempo da lupi dovremmo aspettare chiss quanto prima di poterci mettere in cammino e intanto li perderemo per la strada. Cos renderanno l'anima a Dio.
E sia fatta la volont di Dio se cos deve essere, e se renderanno l'anima al demonio peggio per loro, si alz forte la voce del Rettore che era accorso insieme ad altri curiosi.
No, in questa notte santa, dobbiamo fare il possibile, messere rispose pronto frate Checco.
Basta con questi gettatelli, ce ne portano sempre di nuovi e noi non abbiamo modo di allevarli per bene tutti, e questi incoscienti che proprio oggi sono arrivati fin qui sotto la neve, non si meritano la salvezza dei figli.
Messere ieri  arrivata una pellegrina dalla Provenza, aveva i dolori, forse ha partorito, potremmo chiedere a lei di allattarli, almeno fino a che il tempo non si rimetta.
Non si puote. Le regole sono chiare e poi non sappiamo se la pellegrina lo desidera e forse non si  ancora sgravata.
Vi prego, fatemi tentare, le parler io, come donna so quali parole adoperare e anche frate Checco potr convincerla in questa notte di Natale.
Le regole dell'Ospedale non si possono infrangere, cos  scritto nello Statuto e mi risulta che tu sai leggere.  scritto in volgare proprio per essere compreso da tutti. E si gir per andare via, mettendo fine alla discussione.
Vi prego, in questa notte Ges  venuto al mondo in una grotta al freddo e al gelo come questi poveri bambini ed  venuto per salvarci dal peccato originale col battesimo e salvarci dall'Inferno.
E sia Caterina, ma solo perch  la vigilia del nostro signore Ges, che scese sulla terra in una notte cos. Ma prima di tutto battezzateli, ce l'hanno un nome?
No, nessun segno o scrittorina, solo questa stoffaccia che sembra un vecchio saio, andr subito a parlare con la pellegrina della Provenza. Grazie, Iddio di male vi guardi Rettore, questi bambini vi saranno riconoscenti per sempre e anche io. Fece il gesto di prendere la mano per baciarla mentre si inchinava.
Lascia perdere, non sono il Vescovo, vola nel Pellegrinaio mentre frate Checco nella cappella delle donne proceder al battesimo.
Caterina attravers i lunghi corridoi volando, silenziosa come un fantasma con il velo nero che si allungava quasi a sollevarla verso il soffitto. Il percorso era appena illuminato, ma per lo pi si spostava al buio, conosceva bene i luoghi e sapeva muoversi con l'istinto, come un gatto furtivo. Mentre correva sent dei rumori provenire da una nicchia e poi ud gemiti e grida soffocate. Sicuramente due amanti che si incontravano approfittando del buio. Rischiavano punizioni severissime, chiusi in celle buie e abbandonati a se stessi, se laici venivano cacciati via dalla Scala e in una notte cos sarebbero morti assiderati. Eppure Caterina comprendeva che di fronte al desiderio e alla passione nessun impedimento  abbastanza grande da evitare che due corpi si cerchino e si consolino a vicenda. La vita  dura per tutti, per alcuni una punizione sulla terra, cosa faremmo senza le gioie dell'amore? In un attimo le apparve l'immagine di lei e Francesco alla Stufa dei Tedeschi, tutti quei profumi, i confetti, i fiori e il piacere dolce che li aveva avvolti. Quanto tempo era passato da allora, perch ricordare ancora una gioia che era trascorsa e un uomo che era morto e non avrebbe mai pi rivisto? Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria diceva il Poeta, ma questo non era l'Inferno e Caterina aveva due vite da salvare. Correre e correre.
Quando giunse al capezzale della pellegrina non c'era nessuna culla accanto al letto, dunque non aveva ancora partorito la donna? Le tocc la fronte e si accorse che era
calda e madida di sudore, blaterava e cercava di strapparsi la camicia. Caterina le parlava piano e prov ad allentare i lacci sul petto. Vide la benda stretta stretta e cap, come era stato per lei, che cercavano di mandare via il latte, dunque il neonato era morto e non ci si meravigliava di questo. Il viaggio era stato lungo e forse la stanchezza aveva anticipato le doglie, cos il bambino era nato prematuro.
La donna sbarr gli occhi e chiese da bere. La gola era riarsa dalla febbre, ma parlava e questo era un buon segno. Caterina le bagn prima le labbra e poi a piccoli sorsi l'aiut a deglutire; con l'altra mano le teneva sollevata la testa e poi cominci con dolcezza a parlarle. Quella non capiva il volgare toscano e parlava la sua lingua piena di suoni dolci ma incomprensibili e piangeva. A gesti e con qualche termine che aveva memorizzato da altri forestieri, Caterina le fece il gesto di allattare e parl di enfant, con due dita sollevate a indicare che non era uno solo. Poi sollev le braccia aperte e gli occhi al cielo per rimettersi a Dio sulla decisione da prendere.
La donna cap benissimo, si slacci le bende e mostr un seno vigoroso, enorme con due capezzoli grandi e scuri da cui fuoriusciva un liquido appiccicoso e trasparente. Non era ancora latte, ma ben pi prezioso liquido, colostro, il primo nutrimento dei poppanti che il popolo chiama latte immaturo.
Caterina la accarezz e sorrise, poi con l'indice alla bocca per non svegliare la donna che occupava lo stesso letto la ricopr con il lenzuolo e le fece segno di attendere.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
La festa.
...
.
...
I gemelli erano arrivati a Josette, questo il nome della pellegrina provenzale, che li aveva accolti e amorevolmente allattati. All'inizio un po' triste per la perdita del suo bambino, si era subito ripresa e anche la febbre era calata. Caterina accorreva al suo capezzale portandole i prelibati manicaretti che la cucina aveva approntato per il pranzo di Natale. Quel giorno si celebrava in tono minore per via della neve che aveva reso difficili gli spostamenti dei benefattori - quasi tutti venivano dalla citt, ma anche dai paesi vicini - cos che avanzarono tante vivande gustose delle preziosissime che si erano preparate.
Il Rettore fu criticato perch aveva speso troppo. Per far bella figura aveva ordinato nei giorni precedenti: sei barilotti di vino, cinquanta teste di maiale, trecento galline, cinquanta libbre di cera, dieci libbre di pepe, mezza libbra di zafferano, venti libbre di mandorle, insieme ad altre spezie, quali il cardamomo e la cannella. Tutto veniva dalle grance dell'Ospedale, dove i fattori producevano per il mantenimento della casa. Le spezie invece da una bottega in Siena, perch quelle interne non sarebbero bastate, inoltre avevano anche ordinato da un fornitore cento anguille salate.
Cosicch i poveri furono serviti come mai in vita loro e non finivano di ringraziare i frati e il Rettore. Un Natale memorabile per tutti. La santa Messa fu celebrata con i fedeli compunti e raccolti in adorazione, davanti a un piccolo presepe allestito a fianco dell'altare. Quelle statuine riccamente vestite riscossero sospiri di stupore e approvazione. Il coro dei fanciulli era stato ben addestrato dalla suora cantora e intonarono inni melodiosi e dolci e alla fine tutti avevano le lacrime agli occhi. I fanciulli, nelle loro vestine di panno grezzo sistemate alla meglio per l'occasione, restarono immobili per tutto il tempo della funzione e non sbagliarono mai le entrate delle voci. Anche i pi piccoli, che Caterina stentava a tenere fermi, sembravano angioletti come quelli dipinti da Domenico di Bartolo. La neve intanto continuava a scendere anche se pi lentamente e forse era quella soffice distesa ad aver creato un'atmosfera lieta e pensosa a un tempo, lontana dai fragori di tutti i giorni, le litigate fra gli inservienti e le piccole rivalse sulle monache.
Quando fin la funzione si sparse la voce dei gemelli deposti nella pila che grazie a un miracolo erano stati sottratti a fine certa. In realt Caterina sapeva che la loro vita era stata salvata dal bambino della pellegrina, nato morto e dalle sue insistenze col Rettore. Tant', era bello credere che fosse un miracolo, se questo contribuiva a renderli pi felici. Tutti volevano vedere i gemelli di Natale, ma in pochi ebbero questo privilegio e quando uscivano dalla stanza sembravano trasfigurati e alzavano le braccia al cielo per ringraziare la Vergine, che soprintendeva quell'Ospedale, del regalo che aveva voluto fare alla comunit. Li avevano battezzati con i nomi di Aschio e Senio, i leggendari fondatori di Siena e questa scelta fu di buon auspicio per la Scala e per la citt. I convitati esultarono.
Subito dopo si riunirono i notabili con le mogli nella sala di rappresentanza dove furono serviti abbondanti pietanze. Ognuno col proprio desco di legno da condividere col vicino. La specialit quell'anno fu il cappone lessato e farcito con un composto di formaggio grattugiato, noci tritate e pestate, mollica di pane bagnata nel brodo, uva passa, uova, pepe, cannella e zafferano.
Caterina aiutava a servire a tavola, non era la prima volta e sempre tutti la guardavano con un senso di soggezione. Incuteva rispetto e un'aria misteriosa aleggiava sopra di lei. Sapevano che era una protetta di suor Orsola degli Alberighi e i suoi lineamenti esotici facevano nascere mille supposizioni, chi diceva che fosse una principessa fuggita dal Nord e desiderosa di convertirsi alla vera fede cristiana, chi sosteneva fosse stata la concubina di Cosimo de' Medici, chi una santa, ma qualcuno spettegolava anche che fosse uscita dai peggiori postriboli di Caffa e poi, passata da Genova, aveva trovato il sant'uomo, Antonino Pierozzi in persona, che si era preso cura di lei e l'aveva aiutata a fuggire. Il mistero avvolgeva la fanciulla contribuendo ad accrescerne il fascino. Il fatto che non dava confidenza e guardasse quasi sempre in basso dissuadeva coloro che volevano proporsi o semplicemente ascoltare la sua voce, che pareva fosse melodiosa e senza alcun accento straniero, solo qualche c aspirata che avvalorava l'ipotesi dell'amante fiorentina di Cosimo.
Caterina conservava accuratamente gli avanzi dei manicaretti per i suoi bambini, specialmente quando fu servito il panpepato, che piaceva anche a lei con quel sapore acidulo che stuzzicava le papille e sollecitava a mangiarne ancora. Utilizzava quei bocconcini per insegnare l'abc ai piccoli. I fanciulli avevano un maestro che
veniva due o tre volte alla settimana a impartire i primi rudimenti e si acquistavano anche alcune copie del libro di grammatica, il Prospero, fogli di carta bambagina e il regolo per le misurazioni. I maschi avevano questo privilegio e con i pi piccoli Caterina poteva aiutare il maestro. Allora lei faceva entrare qualche bambina e di nascosto impartiva i primi insegnamenti affinch anche le fanciulle godessero, come era stato per lei, del privilegio di conoscere la scrittura e la lettura.
Ogni tanto si domandava che fine avesse fatto quel bel volume del Decamerone, se Lusanna ne leggesse ancora pagine e avesse superato il dolore della perdita di Giovanni, perch Giovanni aveva vinto la causa dal Papa e Marietta Rucellai ne era la legittima consorte. Tuttavia la cosa che realmente la tormentava era se Lusanna avesse ripreso il suo bambino agli Innocenti, presentando la mezza medaglietta che le aveva lasciato sul tavolo prima di scappare con Francesco. Ma quella era un'altra vita che apparteneva a una persona che non era pi Caterina, ma una larva che si era trasformata in farfalla e adesso non doveva concedere al passato di interferire in alcun modo. Mai pi larva.
Eppure il passato si insinuava da ogni fessura e se all'inizio riusciva a tenerlo a bada, come un coperchio chiuso sui ricordi, col passare del tempo questi fuoriuscivano come vapor leggero dalla pentola, annidandosi dappertutto. Il ricordo di quel bambino la opprimeva e le riusciva difficile pregare e concentrarsi. Un bambino che aveva appena intravisto fra le nebbie della febbre, un bambino biondo e con gli occhi azzurri azzurri, come aveva precisato la levatrice. Quanti ne arrivavano qui alla pila, ma spesso morivano prima di aver trovato una balia per loro oppure le balie dalle campagne ne riportavano i corpicini avvizziti per essere sepolti alla Scala e chiedere un nuovo affidamento. Chi, chi aveva allattato il suo, che nome aveva scelto lei in quei momenti di dolore? Nicola, certo ora ricordava. Klja, il piccolo, come il santo, e non Ivan, come aveva pensato all'inizio per via di San Giovanni perch anche il padre del bambino si chiamava Giovanni. Quell'uomo che le aveva fatto del male e tanta sofferenza aveva procurato anche a Lusanna. Per Lusanna lo amava, lei no, l'aveva odiato, ma all'inizio ne era stata attratta, affascinata, doveva pur ammetterlo.
Quei gemelli le avevano dato tanta gioia, dopotutto era stato merito delle sue insistenze se si erano salvati. Finch c'era la pellegrina alla Scala avrebbe potuto tenerli in collo e vezzeggiarli, ma presto Josette sarebbe stata dimessa e allora il Rettore li avrebbe assegnati a un balio. Stavano gi cercando qualcuno nelle campagne. Il balio sarebbe venuto a prenderli, pattuendo la cifra per consegnarli alla moglie, la nutrice. Si augurava che passasse del tempo, perch queste donne non erano molto accorte e i bambini si ammalavano e le balie non avevano tempo per occuparsi di loro. Dovevano anche guardare le bestie, dissodare la terra, insomma quello che anche le contadine facevano nella sua terra di Rus', qui lo facevano per denaro, per sopravvivere alla fame che perseguitava le famiglie.
Ma di questi gettatelli ne morivano tanti e le balie piangevano forte quando riportavano i corpicini all'Ospedale, dicevano che erano morti affogati nel letto e non se ne erano accorte. Questo succedeva di frequente e adesso l'Ospedale forniva anche una zana per tenere il bambino, fuori dal letto dei coniugi. Qualche volta accadeva che
la balia restasse incinta e perdesse il latte, ma provava ugualmente a svezzare il bambino, spesso troppo presto, con le farinate e i piccoli si prosciugavano per il mal di pondi, diarree che non si arrestavano e il bambino smetteva di piangere e moriva.
Non doveva essere stata questa la sorte di Klja; era sicura, lo sentiva che si era salvato e probabilmente Lusanna lo teneva con s. Ma dov'era adesso Lusanna? In quale citt? Sicuramente era venuta via da Firenze per lo scandalo, forse aveva sposato proprio il pittore Spinello che la corteggiava. Prima o poi l'avrebbe cercata, per questo non poteva rimanere l a Siena. Francesco invece non l'avrebbe pi rivisto, solo in sogno, come quando era arrivata alla Scala. Talvolta la vita separa chi si ama, dolcemente, piano piano, senza fare rumore. Altre volte lo fa senza preavviso, come uno schiaffo nel buio. Per Caterina era stato sempre cos. Uno schiaffo e non c'era mai nessuno accanto a lei a rassicurarla, uno schiaffo e il volto di Francesco era sparito. Accoltellato dagli uomini di Giovanni della Casa.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
I voti.
...
.
...
Era stata questa la vita che qualcuno aveva scelto per lei, violenza e orrori, dispiaceri e lacrime, poche gioie e, in mezzo, sempre una punta di amarezza che aveva cercato di annullare, coprire con un mattone sul cuore o cancellare come la croce sul polso, sempre cos fino al giorno in cui era arrivata alla Scala. Certo Ekaterina aveva contribuito a trasformare quegli schiaffi in una forza che le aveva permesso di intraprendere nuove strade, di fuggire, di lasciarsi il dolore alle spalle. Paura e speranza, destini gemelli che tessono nell'ombra la cintura della vita, in eterno. Aveva camminato sopra l'abisso in punta di piedi ed era arrivata in fondo incolume. Ma cosa c'era dietro l'abisso. C'era Ges a proteggerci come aveva imparato alla Scala o la luna a incantare i viandanti e segnare la via? Tutto era confuso, come un drappo davanti al dipinto non ancora pronto per essere mostrato.
Un tempo aveva conosciuto un uomo che aveva provato a sollevare quell'involucro che proteggeva l'icona, Andrei il monaco pittore della sua terra di Rus'. Nonostante gli anni trascorsi lo ricordava bene: cercava cose da amare, immagini da rappresentare, vagava e non sapeva Ekaterina se ne avesse poi trovate come quelle che fantasticava n sapeva se avesse approvato qualcosa di ci che il mondo tiene in considerazione. Pass quel giorno in mezzo al villaggio distratto, una luce fra le ombre, un'anima in lotta per comprendere la verit di quel quadro che gli uomini chiamano vita. Dietro, i demoni stanno sempre in agguato. Anche l dentro alla Scala, dentro quelle mura sante e riparatrici si aggirano inquieti, pronti a carpire l'anima di un pellegrino dopo avergli promesso ricchezza e salute, l'anima di una mamma disperata che ha dovuto abbandonare il proprio bambino sulla pila, e spera di salvarlo con il sale o con una promessa a qualcuno, come aveva fatto lei.
Quante promesse vane e inascoltate si fanno per ottenere grazia e perdono. Vanit e paura della morte albergano qui dentro unite a carit cristiana e fede. Quella coppia di anziani, Ribaldo e Gioconda, avevano donato tutti i loro averi all'Ospedale e adesso servivano gli ammalati e pregavano, in attesa di morire cristianamente e salire in cielo fra i beati. Ma non era forse la paura dell'Inferno, il bisogno di riscattarsi da una vita dedita all'accumulo di denaro ad aver dettato le loro scelte, come era stato per ser Lapo al convento della Verna?
Oppure Michelina la striga, scampata al processo e poi ridotta qui e tenuta dentro la cella oscura della parte bassa, non distante dal Carnaio. Tutti la temevano e nessuno voleva visitarla, ma Santa Caterina era scesa pi volte a parlare con lei, fra i labirinti dove si rifugiava anche la santa con il suo seguito a pregare di notte. Santit e digiuno. Superstizione e magia.
Questi pensieri si avvolgono come spiritelli nella testa di Ekaterina e lei non sa proprio da dove siano venuti a farle visita se non che li abbia inviati babushka. E se Babushka fosse stata l all'Ospedale l'avrebbero condannata al rogo? Mentre medita assorta e distante, la raggiunge Giovanna per dirle che il Rettore la cerca per informarla della cerimonia che di l a qualche giorno la consacrer finalmente a Dio. Non  la sola, altre attendono con lei il momento.
Caterina sbrigati, le sorelle sono tutte riunite nel cenacolo delle suore, devi ancora comunicare il nome, ci avevi pensato, ma non hai voluto dirmelo?
Certo Giovanna. Avevo pensato al nome di suor Orsola, quello che mi aveva confidato essere il suo vero nome Lisabetta, dopotutto  stata lei a lasciarmi la dote per entrare qui. E santa Elisabetta era la cugina di Maria. Ma adesso... sono confusa.
Ma che ma e ma, scappa, vola e vai al cenacolo, se non vuoi essere punita proprio adesso.
Caterina si avvia con la morte nel cuore, vorrebbe lasciar perdere e andarsene come le ha chiesto la nonna, ma non ha un piano per la fuga e soprattutto non sa come fare, una volta fuori dall'Ospedale, a cavarsela onestamente. Una donna sola in viaggio  sempre in pericolo e una donna sola in citt, senza protezioni, n un marito dura poco... Non le viene in mente questa volta niente per andarsene senza lasciare traccia di s. Dopo qualche giorno nessuno si ricorder di lei, una faccia fra le tante, pellegrine, suore e famiglie dell'Ospedale.
Arriva nella grande sala dove sono riunite le quattro converse che entreranno nell'ordine. Il Rettore la guarda accigliato e la invita a sedersi accanto alle altre. Inizia un discorso lento e ampolloso, di cui Caterina non afferra bene le parole. Le frasi sembrano scivolarle addosso come polvere sottile che lascia un velo impalpabile. Cerca di catturare qualcosa, un lembo di frase, una parola, ma quello che sente  solo penitenza, espiazione, digiuno. Conclude dicendo che devono essere fiere di far parte di questa comunit, forse la pi grande dell'Italia intera e una delle pi antiche grazie al beato Sorore che sovrintende dall'alto e le protegge.
Accanto a lui seduta la nuova madre superiora, la Badessa che ha sostituito madre Orsola alla sua morte. Fa parte dell'antico casato dei Salimbeni e sembra essere l solo per rimarcare il diritto di famiglia.  una donnetta piccola e grassa, con il naso adunco, ha uno sguardo cattivo e non sopporta i gettatelli; quelle rare volte che si  recata nelle sale destinate a loro, li guardava con un'espressione disgustata e non ne ha preso nessuno in collo, come faceva suor Orsola. Anche nei confronti di Caterina non mostra simpatia e pi volte ha cercato di ostacolarne l'entrata in convento, diffamandola e dicendo che forse la sua era mala razza e non degna di prendere i voti. Ma il padre superiore vuole onorare la memoria di suor Orsola e non ha dato peso alle sue illazioni. Caterina lo sa, glielo ha riferito frate Checco, e adesso pensare che sar sotto le grinfie di questa donna le provoca una sensazione di nausea. Non ha paura, dopo tutto quello che ha passato, cosa mai potrebbe farle di peggio!
La Badessa ordina che da quel momento inizieranno gli esercizi spirituali nella cappella della santa in basso e dovranno rispettare l'obbligo del silenzio, non parlare con nessuno e acconsentire al taglio dei capelli, che saranno rasati quasi a zero come da consuetudine. Dormiranno sul duro pavimento e avranno solo un po' di pane raffermo e acqua da bere. Il corpo deve essere puro e immacolato e, guardando Caterina con disprezzo evidente, aggiunge: Iddio sa chi di voi  pura dentro e fuori, perch Lui vede tutto.
Questa volta la cerimonia avr luogo proprio dentro il Duomo, cos potranno assistere i parenti delle converse e tutti godranno della bellezza che i senesi hanno infusa nella loro chiesa maggiore, perch alcuni verranno da San Gimignano e Poggibonsi, aggiunge il Rettore con orgoglio.
Le ragazze in silenzio si accodano per uscire dalla sala, a testa bassa e mani giunte, qualcuna visibilmente emozionata, qualcuna tremante, una con gli occhi rossi nasconde le lacrime che vorrebbero scorrere copiose. Caterina  l'ultima ad uscire, saluta la superiora e il Rettore con un inchino, ma viene immediatamente redarguita dalla donna che con disprezzo la apostrofa: Non si arriva in ritardo in un momento cos importante, non ho sentito nemmeno parole di scusa.
Veramente le avrei pronunciate, ma quando sono arrivata eravate tutti presi e mi sono vergognata, vi chiedo umilmente perdono per questa mancanza.
E non hai nulla da aggiungere a tua discolpa, un'incombenza, un lavoro che si  protratto? Un ammalato grave da accudire?
Caterina sa che potrebbe mentire facilmente, adducendo una scusa, ma proprio non ce la fa a dire una bugia.  un peccato veniale, ma per lei non  mai stato facile, non ci riesce, sente dentro di s qualcosa che si rivolta e le chiude la bocca dello stomaco. Sarebbe facile assecondare la Badessa e chinare la testa alla sua volont. Ha sempre fatto esercizio di umilt e abnegazione l dentro, ma mentire no. Il suo spirito si ribella e cos a occhi bassi inghiotte e non risponde.
Allora non hai proprio niente da dichiarare? Non sei degna di questa cerimonia e dell'opportunit che ti  stata concessa, grazie all'anima benemerita di suor Orsola. Non voglio dare seguito alle chiacchiere, ma non hai una buona fama qui dentro. Non osi guardarmi in faccia, ma ti far passare la voglia di disobbedire. Femmina senza pudore.
Il Rettore cerca di smussare, In fondo non  una mancanza grave, pu succedere di arrivare in ritardo, la fanciulla sembrava frastornata e impaurita, basteranno i giorni della penitenza a renderla pi umile e consapevole del grande passo che sta per compiere. Dopotutto  una brava infermiera e con i piccoli si mostra amorevole e giocosa. Non c' mai stato nulla da obiettare su di lei, perch tanta durezza, data la grande misericordia di nostro Signore Ges Cristo? E intanto osserva Caterina che non ha mai sollevato lo sguardo da terra.
La Badessa non risponde, visibilmente stizzita.
Il Rettore comanda su tutto l'Ospedale e non  un religioso, ma un laico, quindi non avrebbe potuto dire niente sulla cerimonia dei voti, su cui la Badessa ha l'ultima parola, ma l'autorevolezza dell'uomo la mette in una posizione difficile. In quanto a nobilt i Salimbeni sono superiori, ma per quanto concerne il denaro della banca il Rettore non ha pari.
La superiora lo guarda con sussiego, poi si rivolge alla ragazza: Vai, vai con le tue compagne, la notte ci porter consiglio e ti comunicher la mia decisione ultima.
Caterina trattiene le lacrime che vorrebbero erompere e a piccoli passi arretra verso l'uscita, ringraziando entrambi con un inchino.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Il ritiro.
...
.
...
Le fanciulle, in fila, si sono allontanate verso gli alloggi interni.  l che hanno vissuto quando hanno preso la decisione di entrare in convento o qualcuno l'ha forse presa per loro.  consuetudine mandare in convento le figlie, specialmente le fanciulle di antica nobilt, per evitare la dispersione del patrimonio.
Siena  una citt ricca. Il benessere portato con il commercio e con le banche si diffonde e le famiglie benestanti si moltiplicano. Anche per le donne cominciano i cambiamenti, dapprima con lezioni di canto e di musica e poi anche di scrittura e lettura. Nel passato le uniche che potevano imparare quest'arte erano le monache.
Dentro il monastero valgono comunque ancora le vecchie regole, le suore non possono alzare la voce, devono piangere piano, sorridere e mai ridere mostrando i denti, camminare adagio e non correre, abbassare lo sguardo davanti agli uomini. Devono indossare la tonaca semplice, senza orpelli o sottolineature del corpo, insomma sembrare invisibili perch se troppo appaiono l'anima risulta sporca. A Caterina non pesano queste consuetudini, schiva per natura e poco propensa alle risate e alle chiacchiere,  presa dall'accudimento e dalla cura. E se non fosse per il richiamo di babushka avrebbe accettato tutto volentieri, sentendosi al sicuro, fra quelle mura poderose, con i suoi gettatelli e frate Checco alla pila per registrare
e battezzare i nuovi arrivati. Adesso per il rimprovero della Badessa le ha di nuovo ricordato di essere l'ultima fra le ultime. Che punizione decideranno per lei e come, come potr andare via dall'Ospedale, come uscire senza destare sospetti? Fino a qualche giorno addietro sarebbe stato pi facile, ma ora?
Arriver un momento in cui le cose si aggiusteranno, ma io sar sempre la schiava fuggitiva, destinata a una vita senza amore, senza dolore forse, ma ahim vita dura comunque, non  pi possibile accettarla. C' un momento nella vita in cui si apre la porta del futuro e questo momento  arrivato per me. Adesso o mai pi, pensa con insistenza ossessiva.
Si unisce alle altre converse nella cella loro riservata. Tacciono e se ne stanno discoste l'una dall'altra in attesa che qualcuna faccia il primo passo. Sono tutte giovanissime, una in particolare ha i tratti rotondi e paffuti delle fanciulle in erba, con due fossette alle gote. Saranno consapevoli della scelta che stanno per fare? Forse riflettono sull'importanza del momento o su quello che lasceranno, pensa Caterina e sorride alla pi piccola. Questo breve assenso serve all'altra per avvicinarsi e abbracciarla, con forza, con impeto. Ho paura, sorella, tanta paura e la guarda con gli occhi supplici di un cucciolo.
Ma se  questa la vita che hai scelto, non devi temere nulla!
Eh che... insomma, non ne sono sicura. Oddio cosa sto dicendo, sto forse bestemmiando? Aiutami, ti prego, mi sento sola, vorrei tanto avere vicino la mia mamma, i miei fratelli...
Ti capisco, ma adesso non si pu. Questo  il ritiro!
Dopo sar impossibile tornare indietro, durante la
funzione in Duomo non potr dire pi niente.
Hai provato a parlare con il tuo confessore, hai detto di questi dubbi? e abbassa la voce per non farsi ascoltare dalle altre.
Ho cercato di spiegare, ma non me la sono sentita, non ce l'ho fatta con quell'uomo buono, un santo, non potevo dire che dopotutto questo percorso non mi sentivo pronta, l'avrei deluso e avrei deluso mio padre!
I padri... - pensa Ekaterina con rammarico - i padri sono spesso bendisposti a creare un legame e poi deludere e lasciare le figlie senza nulla in mano, come il mio, anzi il mio mi ha lasciato in mani sporche e crudeli, mi ha venduto nemmeno al migliore offerente, al primo che  capitato, e io lo amavo, papa, ora non riesco pi nemmeno a odiarlo, ma questa povera fanciulla, l'avranno convinta ad accettare il velo, le avranno fatto credere che avrebbe guadagnato il Paradiso...
Perch taci sorella, anche tu sei afflitta, ti tormentano i dubbi? Scusa, non volevo gettarti addosso le mie pene, ma ti ho osservata, sei premurosa e attenta con i piccoli, sempre sorridente, solo oggi con la madre superiora ti sei afflitta.
No,  stato un momento, il Rettore mi ha difesa.
Ma ti puniranno, cosa vogliono da te, perch la Badessa ti odia? L'ho capito, sai. Non era per il ritardo, ci avevano appena convocate.
Sai i miei parenti vengono da una piccola fortezza qui vicino, Monteriggioni. E l...
A Caterina si riaprono voragini di ricordi, di affetti sopiti. Un dolore acuto le trafigge il petto e non riesce a nascondere le lacrime.
Piangi sorella? Cosa ho detto per straziare la tua anima, forse anche tu vivi la mia stessa condizione di monaca per compiacere qualcuno? Allora potresti aiutarmi, te ne sar grata immensamente...
No!  che conosco la bella Monteriggioni e tanti anni fa mi sono trovata l.  come un cerchio magico dicono, se entri vieni catturato.  magnifica, quelle mura possenti e i torrioni...
S proprio cos. Sono tornata il mese scorso con mia madre in visita alla dimora dei miei zii, ho riabbracciato i parenti, sono uscita tutta allegra e ho rivisto un cugino. Da bambini giocavamo insieme ma era cambiato ed era diventato bellissimo, un bel cavaliere con indosso i colori della chiocciola, giallo e rosso con liste turchine. Si chiama Angelo.
Caterina ripensa alle storie dei cavalieri, alla bella castellana di Vergy, al finale tragico che attende chi crede nell'amore fino e adesso questa povera fanciulla costretta a rinunciare alle gioie del mondo, cos giovane, cos illusa che le cose possano cambiare.
Ci siamo baciati o, meglio, lui mi ha baciata sulla bocca, in giardino fra le rose, nessuno ci ha visti e cos il nostro amore  segreto, segreto e puro. Fino, direi, come l'oro. Per questo non l'ho detto a mia madre, nemmeno al fratello minore con cui sono solita condividere le mie pene, poi quando sono tornata qui mi  mancato il coraggio. Sono vile, lo so e me ne rammarico, ma forse adesso si pu ancora cambiare. Aiutami, ti prego.
Dolce sorella, non sei vile, sei solo giovane e...
Cosa fate! Dovete osservare la regola del silenzio, sei sempre tu a infrangere le regole, creatura del d... - erompe la voce della Badessa che entra precipitosamente nella cella -, creatura falsa e ipocrita. E tu cosa le chiedi? Non darle credito, le sue parole ti porteranno all'Inferno, sei ancora piccola e la vita non ti ha corrotta, non farti sviare da lei, che non sappiamo nemmeno da dove viene; torna a pregare al tuo inginocchiatoio, completa le orazioni o sarai punita anche tu.
Perdonatela, madre  colpa mia, dice Caterina con un fil di voce, senza sollevare lo sguardo.
Lo immaginavo, sei sempre tu che disturbi la quiete fra queste sante mura, e come sai raggirare le persone con quegli occhi da gatta morta. Ho visto come ti rigiravi il Rettore, ma con me non la spunti. Te la far vedere. Ed esce sbattendo con rabbia la porta della cella.
Nelle ore che seguono le due converse se ne restano in silenzio, l'una pregando sull'inginocchiatoio, l'altra guardando fisso il soffitto della cella per trarre consiglio e ispirazione dentro di s. Ora pi che mai vuole lasciare l'Ospedale, non prender i voti, soltanto non sar facile trovare una possibilit, una via di fuga, adesso che la Badessa la tiene sotto controllo e le occasioni per scappare saranno vane. Stanca di fuggire, stanca di prepotenze, stanca della vita e se invece non ricorresse all'unica via possibile per abbandonare il corpo su questa terra? Forse  proprio questo che le suggeriva babushka? Cos potr finalmente ricongiungersi ai suoi. Dopotutto nei momenti pi difficili, prima di raggiungere Siena,  stato l'unico pensiero di consolazione sapere che in qualsiasi momento avrebbe potuto farla finita, uscire di messa, come diceva monna Alessandra di ser Lapo.
Farsi beffa di tutti, compreso messer Domineddio. Ser Lapo aveva per trovato un'altra strada, entrare alla Verna come frate, disperdere le proprie tracce e lasciare al fratello la responsabilit del palazzo e della schiavetta, come la chiamava. Ma a lei, Caterina,  negata questa strada e non le resta che la consolazione della morte. La fune da annodare al saio sembra robusta e la trave della cella non  troppo alta da raggiungere. Domani, appena la sua sorella di stanza si allontaner per la confessione, potr davvero porre fine alle sue sofferenze.
E su questa visione alla fine si addormenta.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
La notte delle rivelazioni.
...
.
...
 l'alba. Una luce rosata si insinua fra le grate e disegna in terra l'ombra di una croce.  singolare. La sua compagna geme nel sonno e sembra scacciare con la mano un'invisibile presenza. Nel sonno quel volto di bambina appare ancora pi bello ed esprime nella purezza dei lineamenti il dispiacere per il sacrificio di abbandonare il mondo. Povera fanciulla, avr comunque un destino difficile e chiss se non sarebbe meglio accettarlo. La vocazione verr e forse riuscir a essere felice fra le mura, come lo  stata lei in questi lunghi anni, fuori da l cosa ne sar della sua giovinezza? Potr fidarsi del cugino? Dove scapperanno insieme? Caterina conosce bene quella storia e se per lei non c'era una famiglia a reclamarla, non sar cos per la giovane. Non avvezza poi alle durezze del mondo, troppo debole e ancora bambina non resisterebbe, dopotutto qui sar riverita e amata.
Ekaterina di Rus' non pu accettare la condanna di restare ancora l dentro, deve uscire anche solo con la mente e lasciare che l'anima voli via e trovare il modo di farla finita. Ma i suoi pensieri sono per meno neri della notte e la luce dell'alba li ha avvolti del colore rosato mattutino. Nel corso del giorno aspetter cosa le verr incontro dal destino, quali opportunit ha in serbo per lei la vita. Eh s la vita ha forse pi fantasticherie di me e della mia compagna messe insieme, pensa.
Dopo pochi minuti si mostra alla porta una giovane monaca che le guarda e poi esclama: Oggi siete attese dal Vescovo in Duomo, l riceverete la confessione poi potrete prendere il corpo di nostro signore!
La fanciulla si riscuote dal sonno e ancora stordita non capisce le parole e scruta verso Caterina per avere delucidazioni. Caterina a sua volta guarda la sorella ed esclama: Anche io devo prepararmi?
Certo, parlo di voi due e delle altre nella cella a fianco. Cos ha ordinato messer lo Vescovo alla madre superiora che ha chinato il capo alla sua volont, certo lei non voleva che anche tu partecipassi, ha riferito che sei in punizione per una grave colpa, ma questo lo sai vero?
S, me lo ha detto lei stessa ieri sera e...
Ges ti ha protetto, come puoi vedere, e ha parlato con le sante parole del nostro Vescovo.
Intanto si ode una voce stizzita dietro la porta. Poi si vedr... aggiunge la madre superiora facendo capolino nella cella.
Ges! Babushka mi ha protetta?, pensa Caterina. A ogni modo non importa chi sia stato. Anche se le ombre della notte si sono dileguate e il giorno si presenta meno cupo, rimane ferma nel suo proposito.
Le due si vestono in silenzio, la fanciulla vorrebbe parlare ancora, ma Caterina con un cenno le fa capire di no. Meglio non complicare la situazione, finirebbe con il legarsi a questa giovane e sentirsi in dovere di aiutarla, e non pu ricercare intimit se deve mettere in atto il suo proposito. La fanciulla vede in lei una madre, una sorella e questo pu interferire con la sua decisione.
La giovane si avvicina e le prende le mani, gliele bacia e si inginocchia.
No, non devi, non sono la persona che pu aiutarti, non io, devi rivolgerti ad altri, magari parla con il confessore, il padre che incontreremo in Duomo, cerca di farla alzare e le allontana le mani.
Tu puoi aiutarmi, lo so, sei una fuggiasca, e poi vedo la bont nei tuoi occhi, so che hai sofferto, lo sento, non puoi abbandonarmi al mio destino.
Non posso, no, no ma la voce  sempre pi flebile, meno convinta e i dubbi si sciolgono in un abbraccio.
So che mi darai soccorso, so che lo farai perch anche tu vuoi uscire da queste mura, l'ho capito ieri mentre guardavi la Badessa. Sorride, mostrando le fossette.
Caterina non risponde, ma la stringe a s e la bacia sulla fronte.
Allora ti confesser un segreto, so che non mi tradirai, anzi ci aiuteremo, so come uscire da qui, conosco un passaggio dietro l'altare del Duomo. Sotto la nostra citt c' un sistema di canali per portare l'acqua alle fonti, i cantieri sono sempre aperti.
Come fai a dirlo, sei sicura? ribatte Caterina con la percezione di potersi afferrare a un'ancora.
Certo, lo sanno tutti, ma non tutti sono a conoscenza di questa porta per accedere in Duomo, me lo ha detto mio cugino... e il suo sguardo si accende di riflessi mentre il primo sorriso torna a illuminare quel volto di bambina.
Caterina tace,  abituata a riflettere e ora pi che mai e invasa da una nuova paura, paura di rimanere delusa, paura di fare un passo falso. Dopotutto, questa fanciulla ingenua si fida di un uomo pi grande di lei che dice di amarla, ma non si pu sapere se  sincero e se quello che ha raccontato risponde al vero, anche lei aveva sentito dire da frate Checco di questo passaggio in Duomo, di gallerie sotterranee e di donne che vivevano l sotto dedite al culto di Diana: maliarde, maleficiate, strighe, come le chiamava San Bernardino nelle sue prediche. Frate Checco non ci ha mai dato peso e diceva che erano vaneggiamenti del popolo e speranze mai riposte di trovare la famosa acqua sotterranea, il fiume Diana che secondo i senesi avrebbe risolto tutti i problemi durante gli assedi, e aggiungeva che erano state spese fortune, ma il fiume se ne stava acquattato sotto strati di roccia o lontano verso il monte Luco.
Comunque nessuno lo aveva trovato e cos anche Dante aveva finito per immortalare i senesi in questa frenesia. Non ci avevano fatto una bella figura. Tu l vedrai tra quella gente vana/che spera in Talamone, e perderargli/ pi di speranza che a trovar la Diana per la cui ricerca insensata destinarono tantissimi soldi ed energie.
Quante cose le aveva insegnato frate Checco: la sua saggezza di uomo venuto dal contado e la sua bont. Aveva conosciuto Bernardino, frate minore come lui, aveva ascoltato le sue prediche in piazza del Campo. Nessuna chiesa a Siena poteva contenere la folla che si radunava per lui, cos allestirono un pulpito sotto la torre del Mangia e costruirono una tribuna per i Priori della Signoria. Il popolo in basso: a destra le donne e a sinistra gli uomini, separati da un tendone affinch i maschi non si balestrassero con gli occhi.
Bernardino iniziava prestissimo a dire messa, poi finiva quando la piazza incominciava a riempirsi perch aprivano le botteghe e arrivavano gli ambulanti che si disponevano intorno e il mercato si riempiva di gente che arrivava da ogni luogo, anche da lontano. C'era chi aveva dormito fuori dalle mura per essere fra i primi e disporsi vicino al pulpito. Mai si era visto un uomo radunare tanta folla.
Anche il frate era rimasto impressionato dalla forza che emanava. Catturava con le parole e c'era nel volto qualcosa di femminile, ma la testa era quella di un capitano di ventura. Per Caterina aveva capito che in fondo Checco non lo apprezzava e non condivideva certe posizioni. Aveva carisma indubbiamente ed era molto abile, s questo non si poteva negarlo, e poi lo avevano fatto santo. Sapeva parlare al popolo, anche se lui veniva dalla nobile famiglia degli Albizzeschi, una delle pi antiche del Senese. Era ossessionato dagli incanti e divinamenti, dal peccato di sodomia e per questo peccato Iddio manda spesso flagelli in citt. Voleva il fuoco per depurare, e nelle sue parole c'era ferocia e rabbia, ma era un sant'uomo, riconosciuto da tutti e poi venerato. Il frate non giudicava, si limitava a raccontare e a Caterina venivano in mente le parole di Antonino sulle schiave e sulle streghe: Fate che siano sterminate tutte, che se ne perda il seme.
E adesso? Adesso lascer anche frate Checco da solo. Con chi avrebbe discusso senza essere biasimato? Sarebbe stato solo, con gli arrivi dei gettatelli, a scrivere i nomi sul registro e trovarne di nuovi se le mamme non glielo avevano impresso nelle scrittorine.
Allora Caterina, non mi rispondi? Perch taci? - implora la fanciulla, supplicandola con lo sguardo - Non lasciarmi nel dubbio, il nostro tempo  scarso. Dimmi, ti Prego.
Un rumore alla porta: il chiavistello che gira interrompe la conversazione. Entra la madre Badessa con il solito cipiglio e gli occhi fissi su Caterina: Siete pronte? Venite con me e poi seguite le altre.
Non deve aver udito niente alla porta, spera Caterina, altrimenti avrebbe avuto un tono di offesa e minaccia. Questo vantaggio che le  stato offerto  troppo prezioso per lasciarselo sfuggire e guarda la ragazza in attesa di una risposta. Mentre si avviano all'uscita, fa in tempo a toccarle la mano e assentire con la testa. La fanciulla capisce e il suo sguardo si illumina. Ne riparleranno dopo con calma e cercher di saperne di pi. Deve fidarsi, questo le dice il suo istinto. Del resto la luna cresce e la luna l'ha sempre aiutata. La luna  Diana che fluisce e scorre secondo ritmi misteriosi e mutevoli. In terra di Rus' la luna rappresenta la forza della donna,  legata alle acque e alla notte, dunque al mondo dei morti. Soprattutto la magia, gli incantesimi. E qui, dopotutto, Piazza del Campo non  che una grandissima conca o il manto della Madonna come dicono.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Affiorano i ricordi.
...
.
...
 l'alba. Il sole ha ormai rivestito con il suo disco l'orizzonte nelle vetrate della grande sala del Pellegrinaio. Venendo dai sotterranei dell'Ospedale questa luce pare accecare lo sguardo, ferire gli occhi che devono abituarsi piano piano.  la vita che reclama,  il passaggio a un nuovo giorno. La luna  fuggita ormai, senza veli, la luna  sua amica ma anche dispensiera di vagheggiamenti tragici e brutti presentimenti, come Baba Yaga oppure quell'uomo, il romeo, che incontr al pozzetto, l sotto. Era una notte di plenilunio, la notte di Natale, quando avevano soccorso i gemelli. Le aveva sorriso e aveva accennato a una terra lontana. Lubec, cos aveva capito. Non era un mercante, non era soldato n un religioso. Sapeva soltanto che si era sentita rapire dai suoi occhi, verdi come le foglie, che l'avevano fissata con intensit. E poi l'aveva baciata, furtivamente, risvegliando sensazioni lontane e mai sopite del tutto. Perch non aveva corrisposto al suo amore? Ora ci ripensa: perch era fuggita girando la testa e quando il giorno dopo in chiesa l'aveva incontrato di nuovo e lui si era messo a parlare dei magnifici affreschi di Ambrogio Lorenzetti, era andata via di corsa dai suoi gettatelli adducendo una scusa? Eppure quanto le sarebbe piaciuto conversare con lui! Cos va il mondo, pensa Caterina, aveva amato e aveva sofferto e in quel momento desiderava solo pace e tranquillit.
Il tempo della pace  finito, sono ricominciate le incertezze e ha preso corpo la parola fuga, e se le frasi della fanciulla sono veritiere affronteranno insieme altre avventure, altre difficolt. Lasciarsi tutto alle spalle e iniziare una nuova vita. Ha superato i trent'anni, non pi giovanissima, ma ancora in forze e dopo tanto tempo non la riconosceranno come la schiava di messer Lapo Davizzi. Ormai nessuno pensa pi a lei, nessuno probabilmente se ne ricorda, se non come una fugace apparizione nella citt di Firenze, la bella schiava, la compagna di Lusanna. Cosa erano state l'una per l'altra? Si erano amate per una notte, forse, avevano condiviso difficolt e amarezze, ma anche qualche gioia, confidenze, ricordi della sua terra di Rus', letture. La bella storia di Lisabetta da Messina, per cui Caterina aveva cambiato il finale di messer Boccaccio. Una conclusione lieta per una storia di crudelt e assassinio. Il vaso di basilico con la testa dell'amato, mozzata dai fratelli di lei, le cure amorevoli e le lacrime che avevano nutrito la pianta. E poi, una volta scoperto cosa nascondeva il vaso, i fratelli l'avevano fatto sparire e la povera Lisabetta si era lasciata morire.
Anche Caterina aveva desiderato morire quando era rimasta incinta, e poi la notte trascorsa. Ma non lo aveva fatto. Eppure se non temeva il dolore fisico nemmeno poteva soffocarsi col cuscino n aveva con s veleni o strumenti a taglio, e la corda non era abbastanza robusta. Le finestre erano chiuse da grate e dunque la morte non l'aveva voluta.
La vita ha trionfato e adesso le offre un'opportunit insperata. Ancora una volta la realt ha avuto pi fantasia di Ekaterina. Risalgono al primo piano, passando davanti a quella che  stata la dimora della santa di cui porta il
nome: la donna che ha avuto tanto coraggio da mettersi contro la famiglia e le autorit ecclesiastiche. Al convento delle Mantellate non la accettavano perch era troppo giovane, ma lei, ostinata, teneva duro. All'ennesimo rifiuto la ragazza si ammal gravemente cosicch la mamma and dalla Superiora a implorare per la sua ammissione, poich era in pericolo di morte. Cos le fu dato l'assenso e lei a quel punto guar. Tutta felice se ne andava poi con un gruppetto di fedeli in giro per la citt ad aiutare i malati e confortare i peccatori. Le ripeteva frate Checco: Io vorrei che l'Inferno fosse distrutto o almeno che nessuna anima, di qui in avanti, vi scendesse. Se, salva l'unione della tua carit, io fossi posta sulla bocca dell'Inferno per chiuderla s che nessuno vi potesse entrare, sarebbe per me cosa graditissima, perch cos si salverebbero tutti i miei prossimi.
Quanta paura le aveva fatto l'Inferno e quanti diavoli aveva sognato che la perseguitavano nei suoi incubi peggiori, adesso Ekaterina non teme l'Inferno, ha paura dei malvagi su questa terra, ha paura di finire nelle mani di uomini perfidi e senza misericordia. Ma anche per loro l'Inferno non dovrebbe esistere? Lei non  cos buona come la santa, lei vorrebbe che i malvagi fossero puniti e che ci fosse giustizia su questa terra. Ma ormai rassegnata non pu che sperare nella fuga e nella buona stella, babushka, che le  apparsa in sogno, non la tradir.
Dopo tanti anni trascorsi l dentro conosce ogni angolo dell'Ospedale, sa orientarsi anche al buio per i corridoi e negli anfratti dove si nascondono gli amanti, negli oratori e tra le cappelle, anche le cucine hanno segreti e poi la spezieria con i suoi rimedi, le erbe e le pozioni
per i malati. E il Carnaio in fondo a tutto. Eppure se ha avuto la possibilit di farlo, fino a ieri non ha mai avuto la velleit di scappare. Nemmeno quando osservava dalla finestra, sul fosso di Sant'Ansano, le sagome dei pellegrini che usciti dall'Ospedale si attardavano prima di ripartire per ammirare la citt. Volevano rifarsi gli occhi con tanta bellezza che si annidava l in quello spazio che sembrava fatto per sognare. Fra loro aveva visto pi volte, o almeno aveva creduto di vedere, l'uomo che aveva colpito il suo cuore il giorno di Natale. Dalla foggia degli abiti e dal colore biondo dei capelli, in zazzera, sembrava proprio lui. La camminata leggermente claudicante, unita alla disinvoltura dei modi. Una volta all'imbocco del ripido chiasso delle balie, un'altra all'ingresso di una cuocheria. Forse aspettava qualcuno per proseguire il viaggio e Caterina si rammaricava di non averlo ascoltato, ma teneva a freno la sua fantasia che aveva ripreso a galoppare seguendo gli impulsi della primavera che si annunciava in anticipo. Certo non sarebbe stato difficile fuggire per lei che conosceva i segreti dell'Ospedale, e poi avrebbe potuto continuare con il romeo.
Adesso scaccia questo pensiero con forza, come un insetto molesto. Era andata cos, probabilmente non era ancora giunto il suo giorno. Inutile ripensarci. Adesso deve rimettersi all'aiuto della conversa che non vuole farsi monaca, proprio come lei.
Mentre cammina lungo il corridoio centrale, passando per il Pellegrinaio, getta un ultimo sguardo alle pitture sulle pareti che l'hanno affascinata e lasceranno traccia in futuro per tutto quello che l'Ospedale della Scala ha saputo fare per il bene del prossimo. Di questo bisogna dare atto a coloro che hanno vissuto e lavorato qui, ai tanti generosi, uomini e donne che hanno reso grande l'Ospedale. Ecco sono davanti alla Cappella del manto. Entrano per una breve preghiera e ad alta voce recitano ancora parole della santa: Niente attrae il cuore di un uomo quanto l'amore! Come potrebbe essere altrimenti? Per amore Dio lo ha creato, per amore suo padre e sua madre gli hanno dato la propria sostanza, egli stesso  fatto per amare.
Ma quale amore si pu sognare qui dentro? pensa Caterina. L'amore  fuori. Lontano, oltre le mura, deve essercene ancora un pezzettino per lei.
Escono dalla porta, in processione, una dietro l'altra con in testa la Badessa e in fondo a chiudere la fila il Rettore. A capo chino e con in mano il rosario deve recitare la litania e non ha pi modo di parlare con le altre, solo uno sguardo d'intesa fra lei e la fanciulla che si  girata un attimo per controllare. Ha capito e adesso si sente pi serena. Dal giorno del suo arrivo si ritrova ancora sulla soglia dell'Ospedale, l'ingresso attraverso cui sono passati tanti pellegrini e tanti fanciulli abbandonati. Nessuno le ha impedito di uscire, tuttavia non lo ha fatto mai da sola. All'inizio era la paura di fare brutti incontri o di essere riconosciuta, poi piano piano si  abituata all'isolamento e non ha chiesto permessi che probabilmente le avrebbero accordato. Perch mai? Dove sarebbe andata? Una citt vale l'altra, aveva conosciuto Firenze, la pi bella di tutte, a detta di Francesco, mentre questa citt piccola di preti e banchieri  vanesia e vale poca cosa, sentenziava. Nessuna eguaglia Fiorenza la bella. Nessuna ha una cupola come quella di messer Brunellesco e palazzi e botteghe e dipintori e artisti grandi. La sua fama va per il
mondo e le nostre merci preziose con lei. L'antica rivalit, mai sedata fra la citt del Marzocco e quella dell'Aquila riecheggiava nelle parole di Francesco, ma lui non l'aveva mai visitata Siena, pensa Caterina, altrimenti non avrebbe parlato a quel modo.
Il primo giorno ricordava confusamente le vie tortuose in salita e discesa che aveva attraversato da sola con inquietudine. Aveva fatto in tempo ad ammirare Piazza del Campo. Francesco diceva che a Siena nemmeno la piazza erano riusciti a mettere in pari -  tutta storta -, ma che impressione invece le aveva suscitato, con la Fonte Gaia traboccante d'acqua e di vita. S, per lei Siena era stata la vita, la citt dei ribelli e della libert infine. La salvezza.
Pochi passi e il Duomo si erge magnifico davanti a loro. Ecco la parte nuova che vedeva dall'Ospedale, quella con le finestre vuote che non erano riusciti a completare, come le aveva spiegato frate Checco, per la moria che aveva decimato la popolazione e le risorse ormai terminate. Sarebbe stata la chiesa pi grande mai vista nel mondo. Avevano sciupato denaro e lavoro, ora resta l a far bella mostra di s e a dire al mondo quanto  stata grande e potente Siena.
Mentre salgono i gradini, l'edificio si staglia fra guglie e pinnacoli nel biancore luminescente dei marmi. Il sole riflette sulla facciata l'oro delle decorazioni creando effetti sorprendenti che abbagliano e avvolgono lo sguardo. A Firenze le facciate sono quasi sempre a mattoni e spoglie, ma qui non hanno risparmiato denaro, pensa Caterina, e non pu fare a meno di tenere la testa alta, finch uno sguardo della Badessa la costringe a chinarsi. Cos da vicino osserva le decorazioni che nell'insieme ricordano proprio un ricamo, come quelli sulle tovaglie bianche che fanno le fanciulle dentro l'Ospedale. Lei non aveva mai imparato quell'arte, troppo complicata e non aveva occhi buoni per l'ago e il filo.
Sulla parete a sinistra all'altezza dei suoi occhi vede una iscrizione Sator Arepo Tenet Opera Rotas. Il quadrato magico, di cui ha sentito parlare,  l confuso fra altre iscrizioni di marmo bianco. Ma cosa significano quelle parole oscure e in una lingua che non conosce? Singolare che leggendole al contrario restano identiche. Devono essere importanti, ma per lei indizio sicuro di mutamento. E mentre pensa a questo, la Badessa la strattona per la manica costringendola a seguire le altre che avanzano in fila dentro la navata.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Il Duomo.
...
.
...
La cattedrale di Santa Maria dell'Assunta, di sicuro la chiesa pi bella che Ekaterina abbia mai visto. La facciata  meravigliosa, ma lo stupore all'interno la lascia senza fiato. Averne sentito parlare non permette di rendersi conto di quel sole che vede entrando. Il piccolo gruppo di converse si raccoglie per genuflettersi, poi con gli occhi sgranati che non sanno dove posarsi si fermano tutte di colpo.
Suonano le campane e non basterebbero dieci paia di occhi per riempirsi lo sguardo. Alte colonne di marmo svettano e salgono verso il soffitto, in un gioco di effetti dovuti al bianco e verde nero delle strisce, uguali a quelle del campanile. L dentro  come perdersi e ritrovarsi continuamente. E poi l'azzurro e l'oro del soffitto che sembra proprio un cielo con le stelle dipinte. Insomma Ekaterina non finisce di stupirsi e anche le compagne girano su loro stesse, per osservare l'edificio che probabilmente avevano visitato altre volte, ma che sempre continua a incantare. La sensazione  quella di essere immersi nello spazio e di volare verso il cielo sempre pi su, pi su. Poi Caterina abbassa la testa, non desidera esporsi ai rischi della malattia che altre volte l'aveva sorpresa mentre guardava intensamente qualcosa e si perdeva, come quel giorno in piazza dei Signori quando l'avevano portata nella bottega di mastro Totto, il barbiere. E l aveva incontrato Francesco la prima volta.
Con gli occhi bassi osserva il pavimento ancora in costruzione, con alcune parti che stanno decorando a mosaico.
Salgono gli scalini e dopo essersi inginocchiate e aver pregato si dispongono di nuovo in fila e da destra raggiungono il coro, dove le attende il Vescovo con le braccia aperte in segno di benedizione, attorniato da prelati e frati bigi. Inizia il discorso sulle responsabilit della scelta che hanno fatto. Diventare spose di Cristo  un privilegio riservato a poche e loro fanno parte di questa cerchia. Ci saranno altri sacrifici? Non li vivranno come tali, semplicemente ne gioiranno. Canteranno le lodi al Signore e seguiranno l'esempio della donna che proprio pochi anni prima  stata proclamata santa dal Papa. La misura dei nostri desideri non equivale mai alla misura con cui tu sai, puoi e vuoi colmarci e saziarci. Quindi voi non rinunciate al mondo, voi entrate nel mondo vero, prima degli altri, nell'universo di Domineddio. Sappiate questo e se avete ancora dei dubbi aprite la vostra anima al confessore che sapr darvi risposte, ma nessuna di voi a questo punto del cammino vuole guardarsi indietro. Nessuna di voi  stata obbligata, nessuna forzata dalla famiglia.  mio dovere essere messo al corrente di ogni cosa. Altrimenti guai a coloro, che il Signore punir. Dunque aprite i vostri cuori e preparatevi alla confessione.
Le fanciulle si avvicinano e inchinandosi baciano l'anello del Vescovo, che a detta della Badessa contiene una scheggia della croce di Ges. Caterina rimane un attimo sorpresa dalla mano dell'uomo quasi effeminata, con unghie curate e lunghe. Il rubino brilla al dito grassoccio. Altre volte aveva visto il Vescovo, ma mai cos vicino da sentirne l'odore. Un odore forte di sudore che non viene
sopraffatto dal profumo di vaniglia e chiodi di garofano. Quell'uomo non ispira fiducia e non ha nemmeno l'aria di un penitente servo di Dio. Almeno in Antonino a Firenze aveva sentito l'afflato di benevolenza per i poveri, bench avesse avuto parole dure contro le schiave. Mentre la Badessa si accosta al Vescovo e parla fitto fitto, la fanciulla di cui non conosce neppure il nome, che sa dove si trova la porta per accedere al pozzo, indica un punto sul lato opposto. Ormai deve riporre fiducia in lei e in suo cugino.  spaventata all'idea di affrettarsi e non capisce come potranno sparire cos in presenza di tutti.
La ragazza intuisce i suoi dubbi e le dice: Caterina, abbi fiducia e soprattutto non lasciarti scappare alcun motto durante la confessione o con altri, giuralo!
Non ti tradir - e si mette la mano sul cuore-. Seguir paziente le decisioni prese ma, dimmi, come faremo a fuggire?
Di questo non devi preoccuparti, ho preso accordi, ma non sar oggi, non  possibile cos, torneremo il giorno della vestizione e allora troveremo la porta aperta sul retro e potremo scendere di sotto.
Oggi no, dunque?
No, ripeti quello che faccio io, non mostrarti dubbiosa n sicura di te, sii umile e paziente.
La vita  un ponte. Attraversalo, ma non porvi la tua dimora, cita a memoria, Caterina.
Ci hanno insegnato questo, le parole della santa, ma io voglio stare su questo ponte e poi passare di l o non mi chiamo Chiara Alberta dei Petroni.
Caterina pensa che, a dispetto delle apparenze, la ragazza ha davvero coraggio, pi di quanto non ne ha avuto lei alla sua et quando  arrivata da monna Vaggia a palazzo Davizzi. Eppure sembrava cos timida e impaurita. L'impetuosit appartiene alle menti giovani e un po' di avventatezza non guasta, ma in una donna viene vituperata, chiss come reagiranno i nobili Petroni. Sar uno scandalo per la casata e faranno di tutto per riacciuffarla, per questo i loro destini dovranno dividersi. Caterina non pu rischiare che le trovino, sarebbe condannata per aver sviato la fanciulla e la forca non gliela leverebbe nessuno. O peggio della forca, le tremende torture che hanno saputo inventare gli uomini. Ce la far, ormai  troppo tardi per tornare indietro. Mentre riflette su questi argomenti la sorprende la Badessa che pungendola con uno spillone la risveglia e dice: Hai sentito? Ti ho detto di camminare, sei rimasta indietro e poi ho visto che parlavi a Chiara. Sono d'accordo con il Vescovo per la tua punizione, occorre abbassare la tua superbia, ma ha voluto che prendessi i voti lo stesso. Soltanto fra qualche giorno sarai condannata a restare nella cella di Nicolaccia.
Caterina prova a dire qualcosa, a discolparsi, ma inutilmente perch l'altra continua, fissandola con lo sguardo sottile.
S, sarai chiusa per un anno, insieme ai topi e agli scarafaggi, senza vedere nessuno, senza parlare, solo pregando e dormendo sul pavimento fra gli stracci e gli escrementi. Prendilo come penitenza per la salvezza. Riusciremo a domare la tua superbia.
Caterina intuisce che il motivo deve essere un altro; soltanto per quella mancanza non pu essere sottoposta a questa punizione, ma ormai la sua cella sar il mondo, uscir dall'Ospedale e, se Iddio l'aiuter, non vedr pi la Badessa, allontanandosi per sempre dalla citt che un giorno l'aveva accolta: Siena.
Intanto le quattro fanciulle, dopo essersi sfilate le scarpe vengono fatte distendere a terra, formando una croce con le braccia aperte e a faccia in gi. Il Vescovo al centro procede con le orazioni a cui loro sono tenute a rispondere in latino. Formule che Caterina ha imparato a memoria, ma di cui ignora il significato. Che importanza pu avere ormai? Un rito che aveva un tempo desiderato per restare l dentro e adesso si rivela solo per quello che : una recita inutile.
Mentre  sul nudo pavimento a occhi chiusi riaffiorano alla mente immagini da una vita precedente, pi simili a un sogno che a un ricordo. La settimana dopo Pasqua se ne andava per i campi con altre fanciulle confezionando corone di fiori e di rami di betulla e poi insieme ai maschi organizzavano giochi e danze e la musica suonava allegra e loro si toccavano e ridevano. Babushka da lontano osservava e approvava. Non la perdeva mai di vista, senza farla sentire stretta da lacci guardava ed era pronta a intervenire in caso di necessit. Non ce n'era mai stato bisogno, Ekaterina sapeva di non essere da sola. Eppure quella volta, proprio quella volta l'aveva lasciata a custodire le bestie e loro erano andati in processione. Suo padre s l'aveva fatto apposta, per venderla al mercante delle bambole, ma babushka che tutto sapeva e tutto vedeva perch non l'aveva protetta?
C' un destino per ognuno di noi - diceva spesso -. Figliola, io non posso tutto. Per la mia vita e per i miei cari non sono riuscita a fare molto, vedi, tua madre  morta e anche le tue sorelle, cercher di vegliare su di te perch con loro non ce l'ho fatta, ma sappi Katiuscia mia che non ti abbandoner mai.
Babushka, e se muori anche tu?
Se muoio continuer a vegliare, sar un albero grande, una quercia e ti parler attraverso il sogno.
In quel momento la vede proprio l davanti, con le rughe e i grandi occhi celesti, l dentro quella chiesa meravigliosa, cos lontana da casa sua, che dice: Figlia mia, vai via da qui, segui la strada che ti ho tracciato, torna a essere libera, ci sono catene invisibili che ti legano all'Ospedale, ma tu hai gi deciso, lo so, veglier sulla tua fuga.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
L'umiliazione.
...
.
...
Il risveglio  brusco perch al termine della cerimonia la Badessa si avvicina e le d un pizzicotto fortissimo. Caterina trattiene un grido e spalanca gli occhi.
Lo so che non stavi pregando, ti ho vista sai, ti eri addormentata e chiss cosa diavolo hai sognato, forse proprio il demonio, come dicono in tanti qui. Ho ricevuto delle scrittoline senza nome, il delatore voleva mantenere l'anonimato, ma io riuscir a smascherarti, vedrai dopo la funzione in Chiesa, che non si pu sospendere perch tu hai fatto l'incantamento al nostro Rettore.  certo.
Ma io sono innocente, non ho fatto niente di male, io...
Non parlare che non  questa la sede. Hai gi detto abbastanza.
Tutti mi conoscono per una brava serva dell'ospedale, chiedete a frate Checco.
Quello poi, lasciamolo stare, sar anche lui denunciato, visti i vostri rapporti intimi.
No, frate Checco  un uomo pio e buono, non dite questo.
Taci, ci penser l'inquisitore a giudicarti. Ti mander al convento di San Francesco e l sarai interrogata come si conviene e Dio giudicher le tue colpe e poi il fuoco, s il fuoco ti distrugger, le tue ossa saranno cenere e tutto di te scomparir... Mentre pronuncia queste parole gli occhi sono in fiamme e la bocca  contratta in una smorfia. Guarda davanti a s come se davvero ci fosse il demonio in persona e non l'immagine della Madonna che con lo sguardo dolce rassicura i fedeli. L'Assunta tanto venerata a Siena ora forse sente rivolgere parole tristi e ingiuste contro la povera Ekaterina di colpo ammutolita.
L'immagine delle fiamme l'ha paralizzata, quel fuoco che aveva visto ardere benefico nelle sere d'estate quando da bambina contemplava i fal di San Giovanni e di cui aveva sentito invece la forza distruttrice nell'incendio in casa Davizzi. Si era salvata grazie all'intervento di Francesco, solo alla fine, avevano trovato la chiave del palazzo, altrimenti lei e Ghita sarebbero morte bruciate vive. Quel ricordo, quando cercavano di scappare dalla finestra inseguite dal manigoldo e dal suo compare, quel fumo che l'aveva stordita e le fiamme che lambivano le pareti ed erano arrivate a lei, quel fuoco la terrorizza al punto che si accascia sul pavimento del Duomo.
Viene riportata a braccia dalle sorelle, spaventate ma anche incuriosite. La strada dell'Ospedale  breve, attraversare la piazza ed entrare subito dentro l'antico edificio. Intanto il sole  gi alto e sono cominciate le attivit dei cittadini di Siena. Porta Camollia e porta Romana sono state aperte. Le balie giungono dalle campagne e si attardano davanti allo Spedale per aggiudicarsi un trovatello abbandonato sulla pila. Qualche pastore spinge gli animali verso la piazza del Campo dove spera di vendere latte e caci, e magari un agnellino. Mastri muratori e operai con i loro strumenti e secchi di calcina si scambiano informazioni e ridono di battute solite, che regaleranno un po' di buonumore, aiutandoli a sopportare le difficolt della giornata. Il lavoro non manca e c' sempre qualche costruzione da completare o da risistemare. Il Duomo  ancora da terminare e l'Ospedale poi... una vera fucina di attivit.
Ekaterina non vede il fermento, non vede niente di tutto questo, perch  ancora svenuta. Trascorrono alcuni minuti prima che apra gli occhi e quando si sveglia ha di nuovo accanto la Badessa con il suo sguardo arcigno che le dice: Non sarai per caso gravida? Questi mancamenti mi destano sospetti.
Caterina tace, qualsiasi risposta sarebbe motivo di rimproveri e non ha la forza di replicare.
Certo se tu fossi gravida, allora non si potrebbe procedere con la cerimonia e saresti punita: allontanata dall'istituto, col marchio dell'infamia per aver disonorato questa casa.
Caterina fa un cenno di diniego e volta la testa.
Vedremo, ti far visitare dalla levatrice e quando avr la risposta prenderemo i provvedimenti necessari. E il tuo sar un altro dei gettatelli dell'istituto, ma non qui, non lo vogliamo. Via subito, anzi tu andrai a partorire lontano e con un leggero ghigno di compiacimento si allontana dalla stanza.
Caterina, con gli occhi al soffitto, pensa a un altro attacco del suo male, che deve averla colpita in forma leggera e quindi  stato scambiato per uno svenimento. Non avrebbe potuto dirlo alla Badessa, non le avrebbe creduto. In ogni caso un attacco di mal caduco sarebbe visto con maggior disprezzo. Di sicuro un segno del demonio per chi gi la sospetta di stregoneria. Eppure si domanda perch tanta cattiveria nei suoi confronti, lei che non ha mai fatto male a una mosca, ha lavorato senza risparmiarsi in questi lunghi anni trascorsi l dentro, ha pregato e servito il Signore, non ha guardato pi un uomo e ha rinunciato all'amore quando le si  presentata l'occasione e ora perch la sua persona desta tanto odio?
Del resto, cosa importa, presto sar fuori, fuori dalle grinfie della superiora che sta assumendo un aspetto da rapace, con il naso adunco e gli occhi pungenti sul viso largo. Piumaggio nero che la ricopre, un corvo o meglio una grassa cornacchia.
I suoi pensieri vengono interrotti dall'arrivo della levatrice, una donna anziana, malmessa, che ha visto nascere alcuni bambini delle pellegrine e le ha aiutate nel travaglio. Tante romee sono morte di parto, infezioni e complicazioni dovute alla stanchezza del viaggio, alle malattie contratte l dentro e alle difficolt del momento. Qualche volta Caterina l'ha aiutata portando acqua bollente e panni puliti, ma non era suo compito, preferiva dedicarsi ai bambini pi grandi. Una volta l'aveva vista montare sulla pancia della puerpera e spingere con forza per far uscire il bambino: un parto podalico e non c'era stato niente da fare n per la mamma n per il fanciullo. Seppelliti l sotto: nessuno aveva reclamato i pochi oggetti che la donna aveva lasciato in pegno all'ingresso.
Ekaterina si sente rassicurata dalla presenza della donna. Il cerusico  rimasto fuori e cos non dovr esporre la propria nudit a occhi maschili. Prova comunque un grande senso di vergogna e si domanda come far la levatrice a riconoscere che non  gravida. Gabrina, questo e il nome della donna, non dice nulla; dietro la Badessa osserva e controlla, sicura di smascherare l'impostora.
Con occhi pietosi, come chi  costretto a fare qualcosa di ingrato, la levatrice la guarda e le dice di sollevare la veste. Caterina obbedisce e sposta la testa di lato per l'umiliazione, cercando di concentrarsi sul respiro. La Badessa si avvicina e si inginocchia a guardare meglio.
Non voglio perdermi lo spettacolo, tanto sono sicura del verdetto. Vergognati, donna, vergognati del tuo stato. E lancia una risata stridula, poi si trattiene.
Gabrina le apre le gambe e solleva con una mano il bacino. La pelle bianchissima spunta fra il nero delle vesti e la peluria biondissima del pube, come la pianta del lino, dicevano. Poi con dita esperte apre la fessura e incomincia a frugare, con attenzione, cercando di non farle male. Caterina chiude gli occhi e trattiene il respiro in attesa di provare una fitta di dolore da un momento all'altro. A un certo punto fa un sobbalzo e le dita fuoriescono.
Se starai ferma non sentirai nulla, devo arrivare alla matrice per capire se  ingrossata, ma io non avverto niente, forse dici la verit e non sei incinta.
Caterina annuisce: S, s, non tormentatemi, per l'amor di Dio!
Bugiarda e maliarda, stai zitta! E tu Gabrina insisti, spingi quella mano, non mi importa se le farai male, meglio se ha goduto, ora sar punita.
La levatrice obbedisce e gira la mano, tasta, aiutandosi poi con uno strumento di ferro. Alla vista di questo uncino Caterina grida e sviene di nuovo.
Affiorano i ricordi di quel giorno in cui partor il suo piccolo e la levatrice glielo tolse. Quando si riprese dalle febbri puerperali, la culla era vuota e la stanza avvolta nel silenzio.
Si risveglia con gli schiaffetti di Gabrina sul viso; si tocca il seno, come aveva fatto allora a casa di ser Giovanni. Il seno  morbido e non  fasciato per mandare via il latte. Caterina ha confuso nel sonno i due momenti e adesso non c' nessun bambino perch non pu esserci, con grande dispiacere della Badessa.
Questa donna non  gravida pronuncia con sicurezza e non credo possa avere figli, visto com' piccola la cervice.
Sei sicura di quello che dici? Non  che vi siete messe d'accordo. La Badessa stizzita non pu ammettere di essersi sbagliata.
Sono certa, ne ho viste di donne gravide e le ho fatte partorire.
S partorire! E mi dicono anche che ne hai sfasciate tante che non volevano il bambino.
Gabrina non risponde alle accuse, non ama mentire, del resto quando le si sono presentate donne sposate con tanti figli da sfamare e fanciulle violate che sarebbero state scacciate di casa, non ha esitato a aiutarle, talvolta anche qualche monaca. Tanti sono i gettatelli, tanti muoiono dopo pochi mesi, chi potrebbe darle torto? Solo la Chiesa e i potenti della citt. Rischia di essere condannata e uccisa, ma comunque non se ne d peso, sente che  giusto cos per lei e per le altre donne.
Allora Gabrina, non rispondi?
Badessa, Caterina non  gravida, anzi dir che probabilmente non pu avere figli.
Ma non  pi vergine?
Certo, questo lo posso assicurare.
Che tu fossi stata spulzellata lo intuivo, adesso ne ho la certezza.  vero che il nostro ordine non pone la questione, ma  disonorevole avere tra noi una sorella che ha fatto meretricio del suo corpo, che ha usato le sue arti per adescare uomini, una maliarda sei, ecco, lo dir al Vescovo, ti far punire per avere osato.
Caterina profondamente umiliata da quella posizione non riesce n vuole replicare, e poi, la Badessa non ricorda che aveva gi stabilito il castigo dopo i voti. Tanto - pensa - ormai andr via per sempre, almeno questa finzione, questa recita avr fine e amen.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Un aiuto insperato.
...
.
...
Chiusa nella sua cella, da sola, Caterina ripensa alla giornata passata, alla bellezza del Duomo e all'odio nei suoi confronti. Bellezza e odio camminano insieme, si danno la mano. Anche Francesco, che pure diceva d'amarla, l'aveva odiata perch pensava che il manigoldo l'avesse violata. Dopo era arrivato alla casetta di Lusanna, dove viveva in serenit per la prima volta in vita sua. Tutto rabbuiato e scarmigliato, l'aveva convinta ad andare con lui, a fuggire insieme, e l'aveva voluta possedere a quel modo con rabbia.
Non si era fidata Ekaterina e a Pisa aveva preso un'altra direzione. Il destino li aveva ricongiunti sebbene per poco. Francesco era morto e lei adesso riprender da sola il viaggio e non sa ancora per dove, e le cose si sono complicate, visto che Chiara  in un'altra cella.
In quel momento sente bussare alle pareti, si tira su e ascolta. Niente, forse si  sbagliata, poi dopo qualche minuto di silenzio altri tre colpi ravvicinati e uno isolato, pi forte. Anche Caterina batte sul muro con lo stesso ritmo e appoggia l'orecchio in ascolto. Una sensazione di umido la coglie, ma in quel momento dall'altra parte una voce dice: Caterina, sono io, ho chiesto di cambiare cella e mi hanno messo accanto alla tua. Ho dovuto fingere un malore, un senso di soffocamento perch non c'era aria e cos la Badessa mi ha spostato. Aveva timore che mi lamentassi con mio padre.
S, ci sono, ma come faremo adesso?
Non preoccuparti, ho amici fidati qui dentro, un famiglio che era al servizio di mio cugino, lui ci aiuter.
Come far a entrare nella casa delle donne?  proibito, il portone  chiuso a chiave e ci sono due guardiani a sorvegliare l'entrata.
Ssss! Non parlare troppo, non devono sospettare. Non aver timore, adesso non posso spiegarti. Tieniti pronta per stanotte, dopo compieta, sentirai bussare alla parete.
Ho capito, aspetter.
Che la nostra Signora ci aiuti, Caterina, la Vergine madre protettrice di questo Spedale e di tutte le donne.
La voce si  interrotta, il silenzio  ripiombato nella cella ed ecco che l'assale la paura e un senso di soffocamento le serra la gola. Potrebbe sempre rinunciare a fuggire, ma allora la Badessa le chiederebbe conto dell'altra conversa, la torturerebbe, e lei non saprebbe resistere. Caterina non  cos forte come gli altri pensano. La tortura. Ferri arroventati, fuoco, tenaglie. Basta cos, non pu neanche ipotizzare che ci siano cose simili. Deve allontanare queste immagini, non riuscir a dormire in un momento simile, potrebbe pregare, ma quale Dio la autorizza a fuggire dal convento. Quale santo ci sar a proteggerla?
Cos intona la bylina che altre volte, in situazioni meno drammatiche, l'aveva sollevata e rasserenata: Hei Curilo Plenkovic / da me ci sono tavole imbandite / bevande versate / cibi preparati non ancora mangiati / da molto attendo mio caro. Non brucia il tuo cuore dal desiderio?
In realt le parole risuonano nella sua mente, nella lingua antica che ha imparato da piccola. Dalla bocca esce un mormorio lieve, che pu essere scambiato per preghiera e cos con gli occhi chiusi ritornano le distese di neve e le betulle dai rami piegati con le incrostazioni di ghiaccio che sembrano gemme preziose, luccicanti al sole. Laggi in una terra che l'ha vista bambina e che si allontana sempre di pi da lei e dai suoi ricordi. Ma la neve, quella  impressa nello sguardo: abbagliante e morbida, tenera e protettiva. Prova col pensiero a osservare quei luoghi come se fosse un uccello che vola sopra i campi e ogni tanto si posa su una casa, su un albero. Non c' mai nessuno, nessuno apre la porta, nessuno abita pi il suo villaggio di isbe, almeno Ekaterina non riesce a vederle, comunque guarda, ricorda e piano piano placa la paura.
Tre colpi, uno pi distanziato: avverte nitidissimo il segnale. Si tira su dal lettuccio e distende con le mani l'abito sulle gambe, ha gi le scarpe ai piedi e il fagotto pronto sotto il materasso. Dentro c' la stoffa di Francesco. Un secondo per raggiungere la porta e restare in ascolto. Quasi subito sente il chiavistello roteare, un giro, due giri. Li conta, quattro giri e la porta piano piano si apre. Una lama di luce penetra e Caterina scivola via attraversandola, senza guardarsi n indietro n avanti. Segue una figura incappucciata che tiene in mano la candela e le intima di sbrigarsi. Percorrono il lungo corridoio di tufo fino alla corticella, fermandosi ogni tanto in una nicchia per accertarsi che non vi sia nessuno nei paraggi. Non vede e non sa chi sia questo misterioso personaggio che la guida al buio, ma deve fidarsi e per adesso tutto sta andando bene: scivolano lungo le pareti umide, nessun intoppo, liscio come l'olio. Riconosce la cella del vino e quella dove conservano la farina, tutto rigorosamente
chiuso a chiave, poi vede da lontano il pozzo e si trova in un attimo al centro della corticella e da l la scala che porta al piano della strada.
La corticella  il cuore dell'ospedale, punto di arrivo di uomini, merci e animali. Per tanti la fine di un lungo percorso, al termine del quale si possono avere acqua e fieno per i muli e un bicchiere di vino per i vetturali. Ma la corte, nonostante sia uno dei luoghi pi interni dell'edificio,  anche molto aperta: le sue volte sono un luogo d'incontro e di scambio fra lo Spedale e il mondo esterno. Infatti  qui che trovano un vetturale che se ne sta appiattito al muro. Un'ombra appena percepibile alla fioca luce della lanterna. Un bisbiglio, una voce sommessa: Sorelle, sono qua, avvicinatevi!
La figura incappucciata con la lanterna si congeda sbrigativamente e si allontana furtiva, invece dietro di s vede la consorella, che segue a distanza e adesso la prende per mano. L'umidiccio della pelle conferma la paura della fanciulla che non parla, ma fa cenni con la mano libera e porge un sacchetto sonante di monete in direzione del braccio sporto dal vano.
Dobbiamo sbrigarci, fra poco sar giorno e aprendo le vostre celle si accorgeranno della fuga; sar dato l'allarme, siate giudiziose e abbiate fede che arriverete sane e salve, parola di Ambrogio vetturiere, ma dovete nascondervi per qualche giorno qui sotto dice con una voce pacata che rassicura le due donne.
Apre una porticina, armeggiando col chiavistello e fa strada con garbo.
Dopo i primi secondi di buio si intravedono nella stanza oggetti vari che ingombrano il passaggio: pile di mobili e persino un letto rovesciato e poi vasi, orci, drappi,
cassapanche, sedie, suppellettili varie. Sono doni ricevuti in eredit dagli ospiti dello Spedale: uomini e donne spesso anziani che hanno lasciato le loro case e si sono trasferiti per servire il Signore, aiutare gli infermi e salvarsi l'anima. Hanno donato quello che avevano allo Spedale e col tempo il Rettore penser a rivenderlo ai rigattieri. Qui dentro non si butta niente, tutto  prezioso e utile alla comunit. Qui ognuno si sente parte di una famiglia allargata, una famiglia generosa ma anche esigente, di cui Caterina non vuole pi fare parte. Penser da vecchia a salvarsi l'anima, ora deve liberarsi per ritornare nel mondo, affrontare la vita vera, ritrovare chi ha perduto, forse Lusanna? Di altri non ha memoria o sono morti come Francesco. Fra gli oggetti nota anche una culla di legno, pensa al suo bambino. Era bello, aveva detto la levatrice, biondo e con gli occhi azzurri, di quell'azzurro che resta da adulti come i suoi, con la sua mezza medaglietta cucita. Il pezzo mancante da far combaciare l'ha lasciato a Lusanna, ma dove sar finita dopo tanti anni?
A ogni giorno la sua pena. Per ora  bene uscire da qui, e riprendere la strada per Firenze, allontanarsi da Siena. Trover pur qualcuno disposto ad aiutarla nei suoi giri.
Il vetturale  sempre in ombra, non riesce a scorgerne i lineamenti, ma la voce  rassicurante e calda, come calda  la mano di Chiara, la consorella che ha deciso per la fuga. Ora lei  pi spaventata di quanto non appariva nei giorni precedenti ma la fermezza con cui la stringe  segno di determinazione. C' anche un bel po' di incoscienza nella scelta di disobbedire ai genitori e abbandonare una strada tracciata per l'incerto. C' un uomo che l'attende,  vero, il cugino innamorato. L'amore vince Sempre le angosce e spinge a buttarsi nel vuoto. Chiara bisbiglia che  molto felice ma ha tanta paura, meno male che ci sei tu, Ekaterina, mi d tanta forza la tua vicinanza.
Caterina  sorpresa, allora Chiara sa di lei, della sua storia, all'Ospedale non ha rivelato a nessuno il suo vero nome. Certo non  questo il momento di indagare, cos la guarda e sorride, stringendole forte la mano. Sono con te, non temere, sorella.
Prendete qualcosa che potr tornarvi utile per il viaggio, qui trovate coperte, bisacce, abiti. Per il cibo ho preparato per voi questo e consegna nelle mani di Chiara un fagotto di stoffa.
Caterina fruga fra gli oggetti e al tasto cerca qualcosa che possa tenere al caldo e anche dei mantelli per non essere riconosciute. L'odore di quegli indumenti le fa pensare alle vite dimenticate laggi. Ah, se gli oggetti potessero parlare quante cose racconterebbero! Ma non  il momento di pensarci. Di qui sono passati uomini e donne malate, sane, pellegrini e inservienti, dottori e signori poveri e ricchi e ora anche lei lascer una traccia di s.
Sbrigatevi. Ecco, procedete... spinge il letto di lato e compare una botola.
Ma dovremo passare proprio da qui? pigola Chiara.
Certo, non avrete mica pensato che vi facessi uscire dal portone d'ingresso? Con tutta la sorveglianza che c'!
Pensavo che ci nascondessi fra i sacchi del carro.
Sarebbe rischioso portarvi con me, voi scendete di qua e io aspetter che ricominci il traffico delle merci per andarmene indisturbato. Eccovi la torcia - apre la botola e mostra una scala ripida che scende -. Siete servite, che Iddio di male vi guardi, sorelle.
Grazie di tutto e addio.
...
.
...
SECONDA PARTE.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
I fuggisole.
...
.
...
Scendono, una dietro l'altra, la scala ripidissima. Chiara segue e tiene in mano la torcia per illuminare. La sua iniziale baldanza si sta spegnendo e Caterina sente la paura che l'attanaglia e il respiro affannoso. Nel silenzio prova una strana sensazione,  come una presenza inquietante che le alita sul collo. Pu ascoltare il suo cuore che batte forte forte.
Le due donne non possono tenersi per mano perch lo spazio  angusto e circolare: le pareti sono umide e ogni tanto avvertono qualche pietra aguzza che spunta come un dente dalla roccia a cui possono aggrapparsi. La scala a chiocciola  quasi buia, davanti non si vede granch.
Arriver mai alla fine questa scala? pensano entrambe senza dirselo. La testa comincia a girare e un vapore leggero aderisce alla pelle, correnti sibilanti si insinuano fra il collo e i vestiti. Le parole in quella circostanza risulterebbero comunque spaventose per via del rimbombo, meglio tacere e andare avanti. Stanno forse arrivando all'entrata dell'Inferno? si domanda Ekaterina. E se fosse cos, come potrebbero mai riemergere? I diavoli glielo impedirebbero. Ma  possibile per creature vive giungere l / nel luogo d'ogni luce muto dove la sofferenza  eterna e lo etterno duro? come dicono le parole incise sulla Porta.
Non deve pensare ai diavoli della sua infanzia, ai sogni
in cui questi s'insinuavano quand'era a palazzo Davizzi... Fanno parte di un'altra vita, lontana nel tempo.
Ecco l'ultimo scalino - dice sollevata a Chiara -. Siamo arrivate in fondo alla scala e adesso dobbiamo andare avanti prima di incontrare mio cugino, ma qui il percorso  pi agevole.
S, diciamo che  in piano, ma pur sempre sottoterra e non so da che parte sbucheremo.
Sempre a diritto, mi hanno spiegato, mai deviare dal percorso principale. Siamo nei bottini di Siena.
I bottini? Che posto  mai questo che sembra l'Inferno di messer Alighieri? esclama Caterina, che non ha pensato ad altro fino ad allora.
I bottini sono dei canali sotterranei dove scorre l'acqua. Iniziano da qui, abbassa la testa anche se dovresti riuscire a passare, non sei molto alta. Si chiamano cos per via delle volte a botte, furono scavati nella roccia e nel tufo.
Davvero? E solleva lo sguardo.
Un tratto costruito dagli Etruschi si chiama Fontanelle, il resto  stato voluto dai senesi pi di un secolo fa per sopravvivere agli assedi. Oggi la rete dei canali parrebbe conclusa, appena ad anno millesimo quattrocento sessantasei e si dice che l'ultimo operaio a costruirla si sia perso qui dentro e mai pi trovato. Continua a girare qua attorno.
Mi fai paura Chiara, siamo sole, ma sei sicura che incontreremo tuo cugino?
Com' vero Iddio, lui sar ad attendermi e noi ce ne andremo insieme e ci sposeremo, via da qui, via dallo Spedale, dal convento. Mi porter a Firenze e l vivremo
da marito e moglie e avremo tanti fanciulli e poi...
Zitta Chiara, non senti questi rumori?
Ma  l'acqua. L'acqua limpida che scorre sottoterra, gorgoglia e non ci porter alla Diana, il fiume che i senesi stanno cercando da secoli. Ci porter invece a Fonte Nuova, poi a Fonte Giusta, ma di certo dovremmo trovare il bottino maestro che raggiunge Fonte Gaia. L saremo sotto Piazza del Campo.
Oh, il grande catino della citt, quando inaugurarono la fonte per Pentecoste, mi disse suor Orsola che ci fu una pioggia di petali rosa: pioggia rosada, come nelle nostre chiese della terra di Rus' quando ero bambina.
Proseguono di nuovo accanto al ruscelletto che esce dalle vasche tramite i gorelli di coccio posti ai lati. Il soffitto basso le costringe a chinarsi e notano dei dadi a misura per calcolare l'acqua che pu giungere nelle case nobili. Cos questi signori hanno sempre l'acqua in casa, spiega Chiara. Ogni tanto ecco apparire immaginette votive a proteggere i visitatori o croci incise nel tufo.
Siamo state fortunate a non incontrare gli omiccioli, Caterina.
E chi sono?
A le Vagnele sono gli abitanti che popolano il cunicolo. A Siena tutti li conoscono e qualcuno giura di averli visti, ma mio cugino mi ha detto di non temerli, sono innocui.
S, i fuggisole? Ne ho sentito parlare dalla cuoca, lei dice di averli visti nelle celle del vino, dove siamo passate stanotte. Pare che risalgano dai pozzi e di notte vadano a visitare le fanciulle nonch le monache e talvolta le ingravidano. Tutte storie, non ci credo. E poi faceva anche strani discorsi sulle donne che vivono nei sotterranei, parlava di magie e incantesimi, ma io voglio starne lontana, desidero uscire da qui il pi presto possibile.
Le due continuano la passeggiata in fuga dall'Ospedale Santa Maria della Scala senza trovare ostacoli, seguendo i canaletti. Giungono a uno slargo. Si apre una volta pi ampia con lame di luce che filtrano dall'alto. Appena dentro sono avvolte da un abbraccio umido, come fossero in un ventre tiepido. Vedono rocce e muri costruiti in mattoni con incrostazioni bianche, sono pendenti di pietra che scendono dal soffitto come aghi di ghiaccio e in basso ci sono le vasche di decantazione e lungo il percorso pilastri bianchi che si attorcigliano partendo dal basso. A bocca aperta, osservano i giochi di luce rifrangersi fra le vasche e le rocce illuminarsi a tratti come le goccioline d'acqua che scendono. Incantate si girano per guardare, non si aspettavano di vedere nulla di simile. Sembra un sogno o una favola che raddolcisce la pena.
Chiara stacca dalla parete un cono di roccia e lo getta nell'acqua. Il rumore si ripercuote nel silenzio con un effetto di sciabordio ovattato.
Vedi, Caterina, non  profonda, siamo sotto la fonte, probabilmente Fonte Gaia, infatti questo luogo  un incanto. Se me lo avessero descritto non ci avrei mai creduto. Mi avevano solo detto dell'ampia volta e delle vasche, i gavezzoni. Allora ci siamo, adesso dovremmo girare a mancina, seguire di nuovo il percorso che esce da questo vano. Ecco l'immagine scolpita che segna la strada, la Nostra Donna che benedice, passiamo da qui, sotto il tufo.
Oh, certo, la Madonna. Ma tu Chiara hai visto le reliquie del nostro Spedale, ce n' una che mi ha colpito,
un frammento del velo di Maria. L'azzurro  sbiadito, la stoffa corrosa, pensare che sia arrivato da tanto lontano e abbia cos tanti secoli mi ha lasciata senza parole. Tu ci credi, Chiara?
Le reliquie vennero spostate dalla cappella del Manto alla Sagrestia vecchia nel 1445 ed erano state acquistate prima per la crisi dello Spedale dovuta alle scarse entrate; cos risistemarono anche gli spazi interni, proprio come li abbiamo conosciuti tu ed io. Le reliquie furono acquistate a Costantinopoli alla loggia dei Veneziani e rivendute all'Ospedale da un mercante di Signa. La cerimonia di ostensione venne fissata per il 15 marzo, giorno dell'incarnazione di Cristo, lasciando alla cattedrale la festivit dell'Assunta ad agosto, cos furono tutti contenti perch si festeggiava due volte.
Capisco.  per questo che il Papa concede l'indulgenza se si visita il reliquiario.
Certo, e lo sai Caterina che  proibito assolutamente passeggiare qui sotto come facciamo noi? Ma tanto saremmo punite comunque perch siamo fuggite dalla monacazione e tu poi hai sollevato le ire della madre superiora. Ti odia, forse  gelosa della tua popolarit dentro lo Spedale, poi sei straniera e, per lei, strega, stregaccia.
Chiara, io per so che  prevista la morte e noi siamo qui. Potremmo essere accusate di avvelenare l'acqua, come accadde alla donna che durante l'assedio dei fiorentini fu trovata qua sotto e non seppe spiegare cosa ci facesse- La presero e la portarono al tribunale dell'Inquisizione e li fu processata e poi scorticata viva in piazza e bruciata, cos i cittadini avrebbero imparato dall'esempio.
Caterina, non farmi paura, io cerco il coraggio per andare avanti, ma tu dici queste cose, ti prego non sar
vero. Piuttosto, fra un po' dovrebbero cominciare a lavorare i guerchi, gli operai dei bottini e noi a quell'ora dovremmo gi essere via. I guerchi ci vedono poco perch a stare sempre qua sotto al buio si sono rovinati gli occhi.
Ora il percorso  diventato arduo e la torcia si sta consumando, dobbiamo arrivare presto da tuo cugino e preghiamo di trovarlo dove ha detto che ti avrebbe aspettata.
Certo che lo troveremo! Quanto  vero Iddio, ci sar.
Caterina tace della sua attesa a Pisa quando aspettava Francesco. Non si era fidata, invece lui era tornato: forse aveva sbagliato. Le cose sarebbero andate diversamente e se fosse rimasta, loro ora se ne starebbero insieme a Barzellona. E Francesco non avrebbe incontrato la morte a Monteriggioni. Eppure, eppure, cosa avrebbe detto scoprendo la sua sterilit, l'avrebbe ripudiata? E se avesse saputo del bambino avuto da Giovanni della Casa? Oltretutto aveva paura del suo male, mal caduco, ne era terrorizzato. Le cose erano andate cos perch quella era la sua ventura e alla buona ventura si vede il buon marinaio, come diceva monna Vaggia.
Adesso Chiara aspetta e Caterina prega Dio che incontrino il cugino, presto, molto presto. Hanno tanta paura ora che la strada si  fatta pi incerta di quando sono arrivate in questo luogo. Ora si trovano proprio nelle viscere della terra, sotto la citt.
Sar cos l'Inferno? No, sicuramente peggio, qui c' solo buio e umido e poi queste statuette della Vergine ci fanno ben sperare in una salvezza.
Certo, Chiara, arriveremo presto e ce ne andremo di qui, da questo loco dimenticato dalla luce. Tutto  muto.
Tu non hai paura del buio, tu sei coraggiosa Caterina e per questo ti ho scelta, ho capito che di te mi potevo fidare e forse hai anche tante cose da insegnarmi. Hai vissuto un'altra vita prima di arrivare a Santa Maria della Scala e sei discreta, parli poco. Vorrei che mi raccontassi la tua storia, nessuno la conosce allo Spedale, dicono che tu sia stata la donna del Signore di Firenze, di Cosimo dei Medici,  vero?
Zitta, Chiara, sento dei rumori. Ripariamoci in questo anfratto, spegni la torcia e appiattisciti al muro.
E poi come faremo a riaccenderla? Resteremo sempre al buio?
Ssss, non pensarci, spegni ti ho detto.
Trascorrono minuti durante i quali entrambe le donne trattengono il respiro mentre l'umidit dei muri penetra lungo la schiena. Si odono avvicinarsi passi strascicati e suoni fievoli, quasi un canto. La voce risuona nei cunicoli e non si capisce da dove provenga, ma ecco la luce, si vede prima un puntino, poi un disco che si fa pi grande. Sparisce, riappare come un raggio, e le due donne stringendosi le mani pensano di vedere arrivare i fuggisole. Chiss che aspetto orribile avranno queste creature che vivono sempre al buio, sottoterra. Come faranno a difendersi, come potranno scappare se questi esseri sono veloci e rapidi come anguille?
Appartengono al mondo dei vivi o dei morti? Sicuramente non possono essere creature vive, altrimenti non riuscirebbero a resistere in queste gallerie come talpe, cosa potrebbero mangiare? C' solo tanta acqua da bere. E se si nutrissero di carne umana? Che Iddio ci protegga! Meglio la morte.
La luce si avvicina fino a che non le inonda come un
fiotto. Istintivamente chiudono gli occhi e si abbracciano.
Chi siete? Cosa fate qua sotto? Sapete che  proibito? Fatevi vedere in faccia!
Aprono gli occhi, ma la sagoma che hanno di fronte appare confusa e spaventosa, i lineamenti resi spettrali dal riverbero della torcia.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
La citt sotterranea.
...
.
...
Lo spettro abbassa la torcia e solo allora si palesa una figura femminile rattrappita e contorta come un albero seccato alle radici. Ha con s una sporta pesante da cui escono ciuffi di verdure, stecchi di legno e ostenta una corda avvolta intorno al braccio. Le donne restano senza parole, continuano ad abbracciarsi, ma la tensione  calata, temevano i fuggisole e hanno davanti una vecchia male in arnese che potrebbe cascare in terra con un soffio. Forse si tratta di un'apparizione pensa Caterina, ma la vecchina si avvicina e le tocca con la mano che sembra uno sterpo.
Siete arrivate presto, mi stavate cercando? Sono qui e adesso ditemi cosa vi preme e io vi accontenter, se posso. Volete incantare i mariti? Volete un veleno per sconciarvi se siete gravide, volete l'acqua di San Giovanni? Non avete che da chiedere, ma fate in fretta che chi va lecca e chi si sta si secca. E voi non volete certo restare a bocca asciutta, giusto?
Veramente noi stavamo aspettando il mio uomo, un dei Tolomei, un giovane in zazzera, lo avete visto? Non si faranno molti incontri di solito quaggi dice Chiara in tono sicuro.
No, non vidi nessuno, e vado via subito. Ma siete cos magre: terzana e quartana, febbri malariche? Ho il rimedio per tutto. Adesso aiutatemi a prendere questo
muschio nella vasca che io non caschi nello sporgere, sono vecchia e maluzzata, voi giovani potreste allungare le mani laggi.
Caterina si avvicina, la voce le appare familiare, ma al buio non riesce a riconoscere i tratti. Chiara rimane indietro sospettosa, anche se rasserenata dal fatto che di certo la vecchia non pu nuocere. Ma sar stata sincera sul fatto di non aver incontrato il suo uomo? Pensa: Angelo, oh, dolce Angelo - ormai dovrebbe essere arrivato gi da un pezzo, forse un contrattempo lo ha fatto ritardare -. Verr verr, basta attendere, conclude per rassicurarsi.
Caterina porge una manciata di erba viscosa di un verde tenue con filamenti rossastri;  contenta di essere stata utile a costei che da vicino riconosce come la levatrice della Scala, proprio quella che ha ispezionato il suo corpo su ordine della Badessa. Certo ha le rughe come solchi, proprio come la sua babushka e come babushka si intende di medicamenti e piante.
Ecco per voi, tenete nonna, basteranno o devo prenderne altre?
Soddisfano fanciulla, ne occorre una parte minuscola, deve essere fresca e venire dai bottini di Siena, cos ogni tanto scendo qua sotto, ma devo stare attenta a non cascare nei gavezzoni e soprattutto andare via in fretta.
Prende il muschio, lo mette sotto il naso, poi lo assaggia con la punta della lingua e lo avvolge in uno straccio per riporlo accuratamente dentro il sacco.
Potreste farmi strada qui dentro, devo arrivare a Fonte Gaia e da sola impiegherei tanto, voi avete piedi svelti e veloci e occhi buoni.
Non possiamo, abbiamo da attendere il mio sposo.
Chiara, ma lui ci aspetta a Fonte Gaia e fare una gentilezza ci solleverebbe il cuore qua dentro.
Chi ode, vede e tace si vuol vivere in pace, diceva mia madre. Andiamo via e non c'immischiamo.
Fanciulle, non abbiate timore di me che sono vecchia e non posso nuocervi, ma farete del bene e Domineddio ve ne render merito. Nevvero?
Chiara rimane senza parole, dalla fronte contratta si intuisce che non vuole assecondare la donna, non ha argomenti e ha paura che una qualche maledizione possa cadere su di lei.
Mi pare mill'anni che non usciamo da qui Chiara. Su, facciamo un'opera di carit, non ci costa nulla.
Chiara, che bel nome, te ne sar riconoscente, ti regaler una pozione utile per i mali d'amore, potrai incantare il tuo innamorato e legarlo a te per sempre. Egli non vedr e non vorr altre donne sulla faccia della terra.
Ma il mio innamorato gi vuole solo me e mi aspetta per sposarmi e condurmi con s a Fiorenza.
Fanciulla, sei giovane assai, non conosci il mondo, credo che veniate entrambe dal convento. Ti ho riconosciuta Caterina, la Badessa mi obblig a visitarti, sperava che tu fossi incinta per cacciarti via. Ti odia proprio.
S, Gabrina, sono proprio io.
Siete dunque fuggiasche, fuori dal convento e non avete esperienza, fatevi guidare da me e vi condurr in un luogo sicuro, voglio esservi d'aiuto.
Come fa questa donna, mezza cieca e zoppa a vedere cos distante? pensa Caterina con stupore. E poi deve possedere una sapienza antica per erbe e fiori, fabbrica unguenti per tenere lontani i dolori e avvicinare gli amori, forse conosce dove scorre la Diana, il fiume sotterraneo che i senesi cercano da generazioni. Loro due dovrebbero aiutarla anche per sapere qualcosa di lei.
Chiara, andiamo, non abbiamo nulla da perdere, possiamo fidarci, conosco questa donna e faremo pi in fretta a raggiungere Fonte Gaia.
Credo che voi due non sappiate esattamente dove ci troviamo adesso, io seguo i muri e il mio bastone mi indica che dobbiamo andare a destra in questo cunicoletto. Voi ditemi se vedete l'immagine sacra al bivio, se cos  questa  la direzione da seguire. In fretta in fretta prima che arrivino gli operai dei bottini.
E sia, Caterina, decidi tu dato che sei pi vecchia, ma Dio non voglia che ci perdiamo qua dentro a causa di costei. Te ne prenderai la colpa e l'ira del mio uomo.
Riprendono il cammino. Lentamente Ekaterina aiuta Gabrina dal passo incerto che procede con il bastone a colpire i muriccioli e ogni tanto si sofferma ad inspirare, torcendo il naso a destra e a sinistra, e poi indica la direzione. Spesso  invisibile agli occhi delle fanciulle. L'odore muta impercettibilmente, da fresco e soave si fa pi forte, talvolta sa di erbe, altre di muffa ed  l che Gabrina cambia direzione. Con molta cautela, toccando le superfici umide dei cunicoli, e aiutate dal riverbero della torcia, raggiungono il luogo designato. L'acqua qui scorre in abbondanza e dall'alto si sentono voci di passanti e operai. Donne che lavano i panni, animali portati ad abbeverare, secchi che sbattono sulle pietre. Questo il luogo dell'incontro, eppure del cugino o di un suo uomo non v' traccia alcuna.
 pericoloso restare qui, vi ringrazio di avermi accompagnata, ma devo allontanarmi in fretta prima che arrivino i guerchi. C' un'uscita l dietro, ma voi sareste notate,
vi stanno cercando di sicuro e poi fuori cosa potreste fare se non mischiarvi alla torma dei passanti, ma per andare dove? Nascondetevi l dietro, e se sentite vociare, trattenete il respiro. Dietro la vena d'acqua, quasi nessuno  a conoscenza che c' una grotticella. Io ci vado a prendere certe muffe e l'ho trovata per caso. Che Iddio di male vi guardi e vi segua nel cammino, se arriver chi deve aiutarvi sar facile per voi, ma fate attenzione e non fidatevi se non lo riconoscete per certo amico o famiglio del cugino. Gli angeli vi sosterranno. E sorride.
Nonna, non ci lascerete sole qua dentro? dice Caterina con un fil di voce.
Devo andare, non posso trattenermi, ma non temete, se attendete l'aiuto, arriver.
Caterina, alquanto dubbiosa, prende la vecchia per una mano pregandola di non andare via e la chiama baba ripetutamente.
Gabrina, ci avevate assicurato la pozione per l'amore eterno. Dov'? - dice Chiara con cipiglio arrogante - Datecela, lo prometteste.
Certo, non vorrei deludere la vostra signoria e trae dalla sacca erbe di ogni tipo. Profumi penetranti si diffondono nell'aria. Frugando attentamente dal fondo estrae un'ampolla che mette con cura nelle mani di Chiara, Fatene buon uso e non rivelate mai chi ve l'ha donata, potete usarla entrambe sugli uomini che desiderate tenere legati, ma tu Caterina per ora non sembri interessata all'amore.  strano per una bella donna come te, ad ogni modo serbala per il futuro, prima o poi l'amore arriva per tutti. Le tue mani sono fredde, ho cercato di scaldarle durante il percorso. Non ci sono riuscita. Mi tenevi stretta e intuisco che hai un segreto che custodisci gelosamente.
Dicono di me che sono indovina, ma io credo solo di essere attenta ai segni che uomini e donne lasciano incautamente.
Caterina tace, abbassa lo sguardo e si inginocchia davanti alla vecchia baciandole una mano.
Vi ringrazio Gabrina, in certe situazioni occorre stare in silenzio e io osservo questa regola. Perdonatemi, ma desidererei sapere se tornerete presto qua sotto, in questi cunicoli della notte eterna perch...
Non preoccuparti, torner di nuovo domani all'alba e se doveste essere in tribolazioni non avete che da attendere l dentro, ma vi auguro di trovare l'uomo che state aspettando, non tarder. Ad ogni modo vi do questa focaccia e aggiungo un pugno di seccatelli per ristorarvi nell'attesa che non sar troppo lunga...
La frase viene interrotta da un rumore di passi, lo sferragliare di strumenti da lavoro, si sentono voci di uomini in lontananza che scendono da una scala imprecando contro i demoni dell'oscurit che spengono le torce con soffi malefici.
Forza, entrate l sotto prima che riescano a riaccendere la fiamma. Sono i guerchi, ve l'avevo detto, io passo dall'altra parte, ormai sono arrivata, ma voi restate mute e attaccate al muro. Al buio. Iddio di male vi guardi. La voce  gi affievolita, mentre la sottana svolazza e Gabrina si  dileguata nel buio.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Acqua che scorre, acqua che purifica.
...
.
...
Le fanciulle attendono immobili, riparate dietro la cascatella d'acqua, in silenzio e stringendosi la mano: tendono occhi e orecchie a percepire suoni e rumori. I guerchi cantano delle canzonacce oscene mentre ripuliscono dalle erbacce i cunicoli e, colpendo con il piccone, controllano che i muri siano integri e non occorra ripararli. Chiara e Caterina tremano al pensiero che gli operai possano esaminare anche l sotto, nel loro nascondiglio.
Quando i rumori cessano odono i passi allontanarsi e di nuovo restano immerse nell'oscurit. Sperano che arrivi il cugino a soccorrerle, ma il tempo passa, lento, cadenzato dallo sciabordare dell'acqua, e non si vede nessuno. Chiara piange stringendo con forza la mano di Caterina, poi si accascia.
Sei tutta bagnata, asciugati. Non dubitare arriver il tuo sposo e ce ne andremo via di qua, forse lui aspetta l'oscurit, avr avuto un impedimento, non temere, vedrai, il tuo amore lo guider proprio qui.
Chiara non risponde, ascolta e tace, un sollievo gi solo sentire una voce amica che la rassicura come se la cullasse.
Guarda, da questo foro, se leviamo il mattone, si vede Fonte Gaia lass sopra di noi.
 bellissima, un incanto, acqua che scorre, acqua che Purifica e lava le ferite, acqua che scivola via e va verso il
mare. Acqua che sale con la luna, giacch i ritmi acquatici e lunari sembrano comandati dal medesimo destino, con la comparsa e la scomparsa di tutte le forme.
Osservano le persone sopra di loro che si affannano intorno alla Fonte Gaia. Quante donne che sorseggiano e prendono catini d'acqua da bere e poi sotto gli animali, cavalli, pecore. Tutta bianca di marmo dentro la grande piazza rossa, fra il grigio delle pietre. Piazza del Campo. E sopra il cielo, smaltato, azzurro che ammorbidisce e attenua come un velo magico. Osservandola dal basso a Caterina sembra davvero uno spazio incantato fatto per assecondare le fantasie. I senesi hanno speso tesori nel cercare fiumi sotterranei, edificare palazzi e ostentavano la ricchezza friggendo fiorini d'oro su fuochi fatti di chiodi di garofano. La brigata spendereccia di cui le parlava suor Orsola degli Alberighi quando le raccontava le storie della citt e delle polveri gettate contro i fiorentini nelle guerre antiche. Lo spirito libertario derivato dalla vittoria di Montaperti, una vittoria di cui ancora si gloriano e inorgogliscono ogni volta che la rievocano. Siena la grande, Siena la bella, Siena superba e fiera. La repubblica che non sar mai conquistata, come la dea Diana, cacciatrice e signora degli animali, vergine inviolata.
Tanti misteri avvolgono la citt: sulle origini, forse edificata dai figli di Remo, Aschio e Senio, i gemelli che per sfuggire alle ire dello zio Romolo arrivarono su questi colli cavalcando due cavalli, uno bianco e l'altro nero. Per questo l'insegna di Siena  bianca e nera, le spiegava suor Orsola. E la storia della bellissima statua di Venere, forse Diana, rinvenuta in questi sotterranei, sotto la torre dei Malavolti, mentre cercavano il mitico fiume. Si pens che portasse male per via della sconfitta in battaglia e di altri
inganni, cos fu distrutta e fatta in mille pezzi, poi sepolta in terra fiorentina, in odio ai vicini pi potenti a cui loro avrebbero resistito per sempre, bastava trovare la Diana, perch l'acqua fluiva l sotto e gli assedi sarebbero durati fino a stancare il nemico. Nessuno avrebbe vinto sulla grande Siena. Cos raccontava con fierezza Madre Orsola degli Alberighi.
Trascorrono le ore, si sente il rintocco della campana, chiamata il Mangia guadagni, tanto per rimanere in tema. Non arriva nessuno n si avvertono presenze di vivi o di morti perch l sotto si celano anche dei trapassati. Rimanere in silenzio non  facile, ma la prudenza risulta sempre la migliore consigliera. Vinte dalla stanchezza e cullate dal mormorio dell'acqua, alla fine le due fuggiasche si addormentano l'una nelle braccia dell'altra.
Si svegliano con il sussurro della voce di Gabrina: Eccovi qua. Sono tornata come promisi, a questo punto bisogna andarcene al pi presto, prima che faccia buio e non si possa pi girare per le strade. Vi ho portato questi panni da contadine cos nessuno sospetter. Tenete lo sguardo basso e seguitemi.
Ma io... il mio sposo non mi trover pi, non voglio venire fuori, lui giur sul nostro amore e io per lui fuggii dal Santa Maria, che ne sar di me l fuori da sola! Non voglio, meglio morire qua sotto.
Fanciulla, sono venuta a soccorrerti ma se sei cos folle da restare, fai pure, io non torner di nuovo e la tua amica vorr seguirmi.
Certo Gabrina, verr e tu Chiara sii ragionevole, non puoi attendere ancora tuo cugino. Se c' stato un impedimento non  detto che domani potr essere qua, ma se rimaniamo ci cattureranno per condurci di nuovo al convento dove ci attende una punizione tremenda.
Caterina ha ragione e tu sei troppo giovane per sapere come va il mondo, dopotutto se il tuo destino  che tu lo trovi lo troverai di certo nei giorni che seguiranno. Sparger voce fra le mie donne.
E poi ricorda che la felicit  sempre sottoposta alle avversit dice Caterina con voce suadente.
Come l'oro si pruova nel fuoco, cos l'amico e l'amante nelle avversit aggiunge Gabrina e la scuote per un lembo della veste.
E sia, forse avete ragione. La forza dei proverbi. Cosa farei da sola qua sotto. Andiamo, datemi questi panni che i miei sono bagnati fradici e sto tremando...
In tutte le cose chi veste i panni del compagno non pu errare, diceva sempre con un fil di voce monna Vaggia.
Chi era costei? non me ne hai mai parlato...
Tante sono le cose che non ti dissi, ma non per tacerle, solo perch non gradisco raccontare di me, tuttavia ti dir poi di lei e del palazzo dove abbiamo abitato insieme una vita fa. Ero solo una fanciulla, ingenua e innamorata anch'io.
Andiamo via, avrete tutto il tempo di parlare delle vostre cose quando saremo fuori di qui. Aiutatemi a non inciampare e alzate la fiaccola, tendete per le orecchie a ogni rumore sospetto. Qui dentro ci sono molti anfratti, gallerie nascoste e faremo bene a celarci alla vista degli estranei. Col mio bastone vi indico la strada; non ci vedo bene, ma dagli odori riesco a percepire la direzione. Ho solo bisogno di un sostegno, una spalla su cui appoggiarmi. Tieni, Caterina, porta il mio sacco con le erbe, ci
torneranno utili l fuori.
Si incamminano in silenzio. Chiara prima di partire ha deciso di lasciare lo scialle di seta nel luogo convenuto, cosicch il suo uomo possa capire che  stata l ad attenderlo e assumendo qualche informazione ritrovarla fuori, alla luce del sole, al vento e all'aria, libera dalle pastoie del convento, del Rettore, della Chiesa e della famiglia.
Ci che si lascia in casa dei preti  pi perduta che se non fussi cascata in mezzo al mare rompe il silenzio Gabrina, quasi avesse letto nel pensiero di Chiara che tutto desiderava fuorch ritornare in convento.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
La tana della baba.
...
.
...
Polvere, polvere e ragnatele, alcune compatte e dense come veli srotolati pendono dalle travi, altre filiformi e nere oscillano sul tavolo con ostinazione. Gabrina spiega che i ragni sono i custodi della sua casa e portano buona fortuna, oltre che curare le infezioni. Tanti vasetti lasciati sopra le mensole che non si pu immaginare cosa custodiscano. In quell'unica stanza dove sono state condotte di soppiatto, attraverso vicoli oscuri e maleodoranti, in un intrico di scale e scalette, Caterina e Chiara osservano attente. Adesso possono riprendere il fiato e il cuore non batte pi cos forte; la paura di essere avvistate in citt  stata davvero grande e ora sentono spossatezza, le invade un tremito, tanto che si accasciano sull'unica panca della stanza.
Anche il tavolo appare ingombro di utensili, pentolini, vasetti di coccio, animali messi a seccare, un geco, un rospo e una pelle di serpente. Pinze, forbici e una bilancia arrugginita. Dalle travi annerite del soffitto si spandono profumi intensi, come la camomilla, la verbena. Spicca il viola della malva, fra colori pi opachi di fascine che pendono, e poi ancora gramigna e ortica a terra, raccolte in mucchietti dentro ampie foglie di fico. Sotto la finestrella, su stuoie di paglia, sono sistemati a seccare fiorellini di colori tenui: gialli, violetti o azzurri; matassine di pelo, come tanti nidi, che si sollevano passando. E vengono poi raccolti lentamente in un secchio d'acqua fredda.
Gabrina sistema le erbe che ha nel sacco, appende le matassine con cura su un ripiano e spiega che sono preziose nella preparazione di alcuni rimedi. Ci sono anche peli di gatto rosso e lei ha cura di cercarli e pettinare gli animali quando ne vede uno, ma deve stare attenta, la gente  sospettosa ed  fin troppo facile guadagnarsi una brutta fama. A dire la verit le persone che la conoscono e che si rivolgono a lei la rispettano e non la denuncerebbero, ma alcuni individui sono cattivi e invidiosi, per poche lire potrebbero accusarla ai Nove o peggio al Santo Uffizio come striga, ma lei non  una maliarda, aiuta le persone a star meglio e usa solo ingredienti che non possono far male a nessuno, anzi arrecano sollievo ai dolori. Da quando Bernardino tuonava dal pulpito contro le maliarde e le magie i tempi sono cambiati per le donne come lei, che hanno sempre aiutato le partorienti e i malati. Non consigliare senza essere domandato, ricordatelo sempre e forse starete lontane da molte tribolazioni. Ho sempre fatto cos, aiutavo chi chiedeva soccorso e mai mi feci pagare in moneta. Certo qualche regaluccio, cose di poco conto, devo pur mangiare, pagare la pigione per questa stanzuccia ai frati di monte Oliveto...
Allo Spedale della Scala si parlava delle streghe, la compagnia di Diana, il vischio attaccato a una quercia, intorno alla quale si riunivano, ma Caterina non ci aveva mai creduto, ricordavano le storie di babushka e del ramo d'oro: ... Ma erano favole, dice a Gabrina che continua ad armeggiare con le fascine e rimestare una brodaglia nel paiolo.
No, non sono favole,  la verit e mia madre Maffia mi ha insegnato tutti i segreti dell'arte. Diceva che soltanto
uno schiavo fuggitivo pu spezzare uno dei rami della quercia sacra e dunque battersi con il re sacerdote e al termine, se ha avuto ragione, sostituirlo nella dignit, e questo consentir alla compagnia di Diana di perpetuare il suo ordine. Uscir da Fonte Gaia.
Schiavo fuggitivo, sicuro Gabrina? dice Caterina con sorpresa e curiosit, sentendosi tirata in ballo.
S, schiavo fuggitivo, ma io non ne ho mai incontrati e cos adesso la compagnia di Diana finir con me. Tu ne conosci, dato che sei forestiera?
Non dire i tuoi segreti a chi non sa celare i propri pensa Caterina e preferisce per il momento tacere di s, non fidandosi pienamente di questa Gabrina, che pure sembra una brava cristiana, ma non si sa mai, per ora meglio evitare confidenze, ch le tornano in mente i tradimenti e le brutture subite.
Fanciulle, rifocillatevi e poi riposatevi, vi aspetta un lungo cammino, ma il mio consiglio e di attendere qualche giorno perch le autorit avranno ormai scoperto la vostra fuga e vi staranno cercando: le porte di Siena sono controllate strettamente, ma se attenderete saranno costretti ad allentare la guardia e io vi terr aggiornate sulle chiacchiere in citt.
Bene, Gabrina, faremo come dite, ma promettetemi che se avete novelle del mio sposo farete in modo di avvertirlo che siamo qui cosicch lui potr venire a prendermi.
A le Vagnele, se lo far! Poi avete sempre la mia pozione. Ora lavatevi con quest'acqua che serve per accrescere la bellezza, oltre che preservarsi dalle malattie.
E come si fa? Ricordo anch'io che quando ero piccola in un paese lontano, la mia nonna usciva in cerca di erbe
in una notte di incantesimi e riti antichi. Noi bambine dovevamo restare a casa e non potevamo conoscere le verit nascoste.
Allora te le dico io, sei abbastanza grande ormai. Si prendono foglie e fiori vari e si mettono in un bacile colmo d'acqua, acqua di Fonte Gaia possibilmente, lasciandole per tutta la notte alla finestra, al mattino le donne vi si lavavano. Per io la conservo per molte lune ancora.
In questa festa, secondo un'antica credenza il sole si sposa con la luna... aggiunge Caterina.
Certo. Ecco perch San Giovanni viene raffigurato sempre con l'acqua con cui battezzava, ma anche con il fuoco, i fuochi che si accendono quella notte e poi le donne raccolgono la rugiada.
Proprio cos.
E mentre Gabrina rimesta fra le sue erbe, Caterina si addormenta e sogna di quei giorni lontani, laggi nella terra di Rus', fra le foreste di betulle e le case di legno pigiate le une alle altre. Babushka si occupava di loro quando i suoi genitori erano nei campi e insieme accudivano le galline. Com'era dolce tenere quei batuffoli sulle ginocchia e loro chiocciavano contenti spiumazzando intorno. Raccoglievano le uova che babushka vendeva al mercato, e ne teneva qualcuna per le bambine, anche se il padre non voleva, specialmente per Irina che era troppo gracile. Gli altri erano morti l'inverno della fame. Rivede Irina correre felice, tenere in grembo i pulcini gialli e morbidi. La notte di San Giovanni era festa e i fuochi venivano accesi dappertutto, illuminando le radure dei boschi. Dopo iniziavano le danze, mentre i giovani si bagnavano nell'acqua del fiume i bambini accanto a babushka osservavano le linee di cenere e le contavano per conoscere il futuro.
La linea di Ekaterina si interruppe e riprese poco pi avanti. Babushka scosse la testa, ma poi cercando di rassicurarla sorrise dicendo che non si possono sempre interpretare le linee, siamo noi che decidiamo alla fine e cos le prese la mano e insieme tracciarono un sole sulla cenere.
Ekaterina ripensa alle notti nell'isba e le sembra di sentire il calore e il pigolio dei pulcini, per in grembo ha solo uno straccio.  sveglia e qui nella casa buia di Gabrina gli odori sono forti e penetranti, ma di pulcini non c' traccia. Triste pensare che li avrebbero nutriti, cresciuti e poi venduti, se fossero sopravvissuti.
Non bisogna affezionarsi troppo. Non ci si deve affezionare a nessuno, perch spesso lo perdi e rimane solo la tristezza: la persona non c' pi e sei di nuovo sola. Anche adesso Gabrina dov'? La sua sagoma rassicurante si  dileguata. Caterina si guarda smarrita e vede Chiara seduta al tavolo che si pettina, rimirandosi in uno specchio con attenzione.
Caterina, pensi che siamo davvero diventate pi belle con quell'acqua di San Giovanni? Vedo che la pelle  liscia e immacolata, non trovi?
Ma dov' Gabrina? Ci ha lasciate sole. Torner? dice con un leggero tremito nella voce.
Cosa temi, certo che torner.  andata in Piazza del Campo, al mercato. Si  raccomandata di stare attente, di non aprire a nessuno e non affacciarci alla finestra. Torner torner, perch non dovrebbe? Dopotutto questa  la sua casa. Casa, se cos si pu chiamare questa stanza lurida e piena di orpelli. Non sopporto gli odori, le ragnatele e questo gatto che ci gira intorno o dorme per ore
acciambellato vicino al fuoco.
Le ragnatele servono per le ferite infette, le altre erbe aiutano le persone a guarire e il gatto scaccia i topi. Precisa Caterina.
E che ne sai? Non sarai anche tu maliarda, in convento qualcuno lo sussurrava, altri lo dicevano forte ma io non ci ho mai creduto... per ti ha salvato la tua protettrice suor Orsola degli Alberighi.
Te l'ho detto, la mia babushka mi ha insegnato qualcosa e poi osservavo quando ero laggi e ascoltavo le storie che le donne raccontavano attorno alla stufa, nelle isbe circondate dai boschi di betulle. La betulla per noi  un albero sacro: rappresenta l'inverno che volge al termine e lascia il regno a una nuova signora, la primavera, che fa germogliare i semi quando le nevi si sciolgono e sbocciano i fiori. La betulla protegge dai fulmini e con i suoi rami si costruiscono culle per i neonati, un augurio per la vita. E sopra ci mettono il vischio, affinch solo il bene sia compagno al fanciullo, allontanando il male.
E dimmi, cos'altro ricordi? Altre piante? Altre storie?  bello ascoltarti dice Chiara sgranando gli occhi.
Anche il salice  un albero molto amato, vive vicino ai fiumi e ai laghi,  amico della luna e spinge fuori le visioni. Nella mia terra di Rus' quando si avvertiva un pericolo, spesso una malattia che colpiva gli abitanti, veniva tracciato un solco intorno al villaggio mentre le donne raccontavano una leggenda in cui dodici vergini si recano da tre vecchie e sagge piante di sambuco e a loro chiedono il perch di quella minaccia. I tronchi rispondono che tutto ci che vive su questa terra  destinato alla morte, per qualcuno l'ora suona prima che per altri.
All'opposto l'iperico, per i suoi fiori  il simbolo del
sole. Anche noi li raccogliamo nella notte di San Giovanni e li poniamo in un sacchetto da portare sul cuore nei viaggi, ma io non lo avevo con me, quando sono partita.
E cosa ti  successo, sorella? dice Chiara mielosa.
Io, io sono stata....
In quel momento si ode un tramestio alla porta, scalpiccio di passi, persone e voci che si sovrappongono.
Nascondiamoci svelte, l sotto il letto, presto presto esorta Chiara.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
La storia di Gabrina degli Albeti.
...
.
...
Entrate, entrate, un attimo solo che sposto un po' di roba. Certo che non c' nessuno in casa, come potete dubitarne, sapete che vivo da sola e alza il tono di voce per farsi sentire dalle due ospiti.
Gabrina, non c' molto da ragionare, come vi dissi dobbiamo far sconciare la fanciulla, e anche presto, prima che si veda. Gi le vicine sparlano di noi, due donne sole. Ci arrangiamo a tessere e a ricamare, ma i soldi non bastano mai e il padrone pretende la pigione anticipata. Ora non ci voleva proprio quest'affare, ma voi ci aiuterete, solo che non abbiamo di che pagare, almeno adesso.
Non preoccupatevi, non sono i denari che mi interessano. Piuttosto, la ragazza quando ebbe il suo tempo l'ultima volta?
Sono passate quattro lune ormai e come vedete  gi grossa.
Benedette donne, ma perch avete aspettato tanto?
Mia figlia non mi disse nulla, si vergognava.
E tu perch non parli? Non lasciare che tua madre si esprima per te, sei convinta di sconciarti, lo vuoi davvero?
Lo voglio Gabrina. L'uomo mi prese con la forza, io non ce la feci a resistere, mi scaravent a terra, ero sola...
Comprendo, comprendo, non importa che mi racconti altro, hai pensato di poterlo lasciare alla Scala?
S, ci ho pensato, ma non voglio un altro infelice, non voglio. Colui mi prese con la violenza, non giudicatemi.
Gabrina mia,  giovane, capite anche voi, ha le anche cos strette, pare una giumenta appena svezzata, Dio non voglia che ne muoia di parto. Insomma aiutateci ve ne prego.
E sia, lo faremo subito, stenditi sul tavolo.
Caterina e Chiara nascoste sotto il letto non hanno modo di allontanarsi. E cos prima sentono rumori di pentolini e l'acqua che bolle sul fuoco. La ragazza piange e la mamma tenta di consolarla. Vedono i piedi accostarsi al tavolo e sentono il tonfo di una bacinella caduta in terra. Gabrina si lava le mani a lungo, poi si avvicina al tavolo e cerca con parole dolci di rassicurare la ragazza, dicendo che le dar un decotto di papavero e vino caldo per sentire meno male, ma deve comunque prepararsi e recitare le preghiere che Nostra Donna lass certamente comprende e non sar condannata. Quell'infame, abusare di una ragazza cos giovane. Bisognava mandarlo in cella, ma chi avrebbe creduto alle parole di una povera tessitrice? Purtroppo cos va il mondo.
Che cos' Primavera? Partorimento di terra. Che cos' il marinaio? Cavaliere di mare, albergatore del mondo che abbandona la terra per tentare la tempesta... Ripeti insieme a me questa filastrocca. E cosa fa l'amore dolce? La fame. Non lo dimenticherai, ma la vita va avanti e questo pensiero si allontaner da te. Ci vorr tempo, ma ce la farai. Ora apri le gambe, solleva le cosce.
Ekaterina intravede il luccichio di un lungo ferro fra le dita di Gabrina e comprende immediatamente. Chiude gli occhi, ma non pu fare a meno di sentire un urlo e
poi la mano di Chiara che le tappa la bocca, perch anche lei sta urlando. Nessuno se ne accorge e quando con un piccolo scuotimento vede un grumo di sangue e una forma che galleggia nell'acqua della bacinella, si sente mancare.
Rinviene sul letto: Gabrina le sta facendo inalare una sostanza con un odore forte e acuto che arriva direttamente al cervello. Chiara le accarezza la mano.
Non temere, sono andate via, non vi ha viste nessuno e voi non avete visto niente, non occorre che ve lo dica, n che vi spieghi. Chi  donna ha capito perch lo faccio.
Ekaterina pensa al suo bambino, biondo e con gli occhi azzurri, finito agli Innocenti. Non sa se  sopravvissuto. Fosse dipeso da lei non lo avrebbe fatto nascere: aprire gli occhi sotto un cielo crudele e con tante privazioni non era un bel destino. Lei ci aveva provato, ad abortire, buttandosi gi dalle scale e facendo tanti movimenti incontrollati. Non c'era riuscita e lui aveva visto la luce, aprendo gli occhi sul mondo. Appena il tempo di guardarlo e glielo avevano portato via. Quella medaglietta da ricomporre, l'unico legame che forse li teneva uniti, l'aveva lasciata a Lusanna che tanto desiderava un figliolo. Rivedr mai il suo bambino? Deve in tutti i modi partire e cercare la sua padrona, la bellissima Lusanna che aveva brigato per avere l'amore del suo uomo, ma lui, l'erede dei Della Casa, l'amico di Cosimo, l'aveva ripudiata e abbandonata al suo destino.
Mi dispiace donne se vi ho messo di fronte a una triste storia, non si poteva fare diversamente, tuttavia non pensate che io faccia solo queste cose. Mi chiedono alcune come fare a non rimanere gravide e altre come essere ingravidate. Alcune temono di perdere l'amore del marito e non vogliono che lui guardi le donne, magari pi giovani. Altre temono per i figli ammalati, che possano morire e spesso muoiono e io non sempre ho rimedi, ma so ascoltare e accogliere le lacrime. E poi ci sono quelle che il marito picchia la sera, quando  ubriaco o quando  solo rabbuiato, quelle che non ce la fanno pi a sopportare, quando il prete dice che devono avere pazienza e rassegnazione. So che l'amore  importante quanto la morte, cosa che il prete non vuole proprio capire. Che si alzino gli occhi al cielo - ci esorta - e si accetti la nostra croce. Tempi grami, dunque croce quotidiana.
Io ascolto e do qualche aiuto: innocenti decotti di camomilla o malva, unguenti, li chiamano intrugli miracolosi, ma per le donne malmaritate e picchiate ho piuttosto parole. Certo non possono rassegnarsi, ma so che se lasciassero il marito non saprebbero dove andare e di certo qualcuno si approfitterebbe di loro, anche se talvolta le faccio davvero fuggire... e guarda fisso Ekaterina.
Gabrina, devo confessarti che sono una schiava fuggitiva, vengo dalla terra di Rus', ho subito offese e angherie, io il figlio del mio padrone l'ho partorito, l'ho visto per un momento, forse l'ho abbracciato, non ricordo, ma ho impresso il suo volto nella mia testa, gli occhi blu un po' allungati come i miei. Poi mi venne la febbre alta, stavo per morire, il cerusico mi salv ma non posso pi rimanere gravida. Il bambino me lo portarono via, agli Innocenti e poi...
Allora devi tornare a Firenze, devi sapere. Forse lo troverai, forse non sar pi l, ma io Gabrina da Cinigliano, conosciuta come levatrice e fattucchiera, ti dico che vedo lontano in una casa vicino al bosco un fanciullo biondo,
avr dodici, tredici anni che chiama madre, madre.
Oh, Gabrina, mi rincuori, davvero ne sono felice, se lo dici tu, ho fede.
Attenta non credere a quello che dicono le maliarde, talvolta sbagliano, ma l'importante  seguire la via.
Gabrina, ma allora tu sei una striga, aiuterai anche me a ritrovare il mio uomo? Non voglio tornare in convento, mai pi dice Chiara, che  rimasta a bocca aperta, immobile, tutto il tempo.
Vedremo, adesso non scorgo niente su di te, ma vi aiuter a fuggire da Siena e voglio insegnarvi anche qualche rimedio. Ma voi non dovete mai parlare di me, di quello che dissi e quanto vedeste e vedrete, altrimenti mi accuseranno, chiamandomi mulier malefica, come quella povera donna, processata tanti anni fa a Reggio nell'Emilia. Al processo testimoniarono alcune delle sue protette. A quella, abbandonata dal marito che and a vivere con l'amante, consigli un intruglio che uso anch'io: conteneva varie sostanze, tra i quali peli delle proprie cosce, unghia del marito, cuore di gallina nera, polvere di ramoscelli secchi. Lo dette da mangiare all'uomo, pare che lui torn da lei.
Davvero, allora era proprio brava l'incantatrice, dice Chiara.
E questo funzion anche con Masina che bramava sposare Giovanni di cui si era invaghita, ma lui anche se non la voleva proprio, alla fine la prese in moglie! I maligni dissero che Masina portava una casetta in eredit, ma lei prefer pensare che fossero gli intrugli magici e cos confess al processo, aggiungendo di aver fatto anche un gesto con le dita, come di chi volesse usar una donna a letto e si cosparse di olio la bocca, ammettendo che era
sacro crisma, ma io so che basta l'olio di oliva. Solo bisogna davvero credere che funzioni.
Ah s! Allora... aggiunge Chiara.
Per, per in seguito alle confessioni, la donna fu condannata ad avere la lingua amputata e la marchiarono a fuoco come una bestia. Non sapeva n leggere n scrivere e aveva solo le parole e il suo sguardo e, cos fu messa a tacere per sempre, ma io che so usare la penna e conservo le mie ricette, sarei bruciata viva sulla piazza, come minacciava il nostro Bernardino dal pulpito in piazza del Campo.
Oddio Gabrina, oddio, io non saprei resistere alle torture dice Chiara visibilmente impaurita.
Non vi prenderanno e non credo vi vorrebbero torturare, poi tu Chiara sei figlia di un uomo importante, ad ogni modo ricordatevi la storia che vi ho raccontato, presto vi porter via da qui, andiamo in un luogo sicuro e segreto.
In serata, dopo aver mangiato una zuppa molto calorosa e saporita di cicorie e lenticchie, si raccolgono davanti al braciere, e gustano, per finire, anche pere cotte nel vino cosparse di zucchero e cannella. Gabrina continua il racconto, perch la figlia di costei era poi scappata in terra di Siena, a piedi. In paese le dicerie continuavano e nessuno l'avrebbe mai pi presa in moglie, era vedova e sola, si sentiva osservata e spiata, temeva che succedesse qualcosa di brutto anche alla bambina, in fasce. Voleva portare con s la sua mamma, ma questa si rifiut e a gesti le fece capire che doveva al pi presto andarsene per il bene della piccola e cos fu.
Di lei, menomata, non si seppe pi niente, forse sopravvisse di elemosina, ma tanti che aveva aiutato le voltarono le spalle. E il suo nome fu cancellato, un nome che era popolare e usato per le fanciulle, nessuna fu pi battezzata con quel nome che evocava il diavolo, perch fu questa l'accusa pi grave, fare commercio con Satana. La figlia, dopo tanto pellegrinare, giunse a Siena e Siena l'accolse con amore. Fece la balia per lo Spedale della Scala e riusc a tenere con s la bambina, che aveva battezzato Gabrina, in memoria di sua madre.
Ecco io sono quella bambina e da lei ho imparato a essere erbaiola e maliarda, ma non ho avuto figlie a cui insegnare la mia arte. Voglio farlo con te Ekaterina della terra di Rus', vidi nel tuo sguardo il riflesso della luna.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Medicamenti e incantesimi.
...
.
...
Come vi dissi, fanciulle, le erbe pi usate si raccolgono nella notte di San Giovanni: l'iperico, detto appunto erba di San Giovanni; l'artemisia, chiamata anche assenzio per Diana-Artemide; la verbena, protettiva anch'essa, e il ribes rosso che preserva dai malefici. Sono molto ricercati anche vischio, il sambuco, il biancospino e poi il corbezzolo, la ruta e il rosmarino. E naturalmente si trovano nella cucina di Gabrina, la stanza che fa anche da camera da letto e da fucina per gli intrugli. E in quei giorni di attesa la vecchia  sempre vicina al fuoco: con pentole e pignatte si adopera a polverizzare e a rimestare.
Il gatto sorveglia dall'alto di una nicchia tutto quello che avviene, controlla sornione e sembra quasi sorridere di quel l'affaccendarsi convulso. Ogni tanto arriccia il naso, facendo una smorfia di disgusto. Odori forti e penetranti si diffondono, talvolta sostanze talmente puzzolenti che costringono anche le donne a tapparsi il naso e avvicinarsi alla finestra. Tuttavia Gabrina ha proibito di aprire le imposte e tantomeno la porta: nessuno deve sapere cosa accade l dentro e soprattutto vedere che ci sono due fuggitive nascoste. Quando arrivano visitatrici e donne bisognose le ragazze si nascondono sotto il letto, stando attente a non fare rumore. Chiara appare annoiata, sognante e non presta attenzione a ci che le accade intorno.
A Caterina invece non sfugge una parola di quanto Gabrina pronuncia ad alta voce. Formule magiche per incantare gli uomini, rimedi per i mali di stagione, per le verruche, il mal di pietre e persino per mandare via i densi vapori. Fumo fumo va' di qua che t'aspetta la tu' ma', la tu ma', con la tu' nonna, fumo fumo va in colonna. Vengono tante femmine che vorrebbero rimanere gravide e non ci riescono, sole o accompagnate dalle madri, e Gabrina ripete a tutte che non  nuova cosa che una donna voglia forzare Dio e la natura per avere figlioli, ma molto maggiore dolore  averne: nel non averne  una passione, nell'averne sono assai tormenti. Se sono cattivi vivono assai e mai altro che male non se n'ha; se sono buoni si muoiono e ciascuna cercando di averne il pi delle volte trova la sua mala ventura.
Eppure Gabrina sa che per una donna senza figli non ci sono speranze di sopravvivere in vecchiaia e sa anche che i figli aiutano a legare gli uomini pi di qualunque intruglio. Per questo, pur redarguendole, cerca di accontentarle, dando consigli e facendo bere infusi che spesso hanno per base camomilla e verbena.
Di uomini se ne vedono pochi. Uno che vorrebbe trasformare in oro la pietra. Gabrina lo caccia via ridendo e gli dice di andare dal parroco di San Vincenzo in Camollia, alchimista e mago, ma, che lei sappia, non  ancora riuscito nell'intento. Frattanto nel tentativo di scoprire la formula per l'oro, fabbrica oro falso con l'aiuto del pittore Bartolomeo Neroni e di un orafo. Poi viene un vecchio che vorrebbe una pozione per soddisfare la moglie assai giovane e Gabrina consiglia un unguento con pepe e si raccomanda di recitare la formula: Le mogli, essendo giovani voglion vegliare e i vecchi mariti voglion dormire, ma io mi fo la croce con la sinistra e uso la pozione per cosparger la masserizia. L'uomo se ne va contento lasciando, come tutti, in obolo provviste e cibo, e anche qualche spicciolo. Gabrina che di solito non accetta denari, accontentandosi di piccoli doni, quella volta fa un'eccezione.
La maggior parte delle donne vogliono fatture che facciano abbruciare d'amore e allora a una certa monna Lapa, ordina che portasse dei capelli di detto ser Alessandro, un pignatte con acque di tre lavatoi e olio santo. Poni tutto al fuoco e recita: io non ci pongo te pignatto al fuoco, ma ci pongo il cuore di ser Alessandro, il quale si possi del mio amore struggere e consumare, e che con altre donne non possi usare n favellare, finch non venga ad ogni mia volont.
Quando Gabrina esce per recarsi dalle partorienti Chiara non fa che lamentarsi, vorrebbe andarsene a cercare il suo uomo. Angelo, Angelo mio, vieni dalla tua Chiaretta. Caterina cerca di dissuaderla, saggiamente le prospetta i pericoli che l'aspetterebbero l fuori e inoltre dice che non deve pensare solo a se stessa. Ekaterina infatti ha paura perch la ragazza non saprebbe tacere e cos le sniderebbero entrambe, scoprendo anche i segreti di Gabrina. Dio non voglia che questo accada e allora sarebbero guai per tutti, guai seri, fuoco, pinze arroventate, torture. Allora Chiara fa i dispetti al gatto, che odia e pensa sia un emissario del diavolo, quello soffia e si rifugia in alto, dopo averla graffiata con un'unghiata.
Caterina legge il libro di Gabrina, cercando di tenere a mente ogni cosa, ogni dettaglio utile, non pu trascrivere, ma la sua memoria di ferro l'aiuter.  importante sorvegliare sempre i neonati e mettere loro al collo un sacchetto magico contenente sale, un bocconcin di pane o un poco di lumen Christi, una ramina di abete, e un pezzetto del velo della Madonna delle cappuccine... Lattovaro di rabarbaro, per i vermi dei fanciulli. Per la peste, sempre in agguato, consiglia di usare un poco di utriaca, composta di teriaca e altre sostanze, oppio, cardamono, zenzero, veleno di vipera. Oppure cinnamono e un poco di gherofano. Non mangiare maiale, usare aceto e agreste. La corruzione dell'aria non trover materia d'apicharsi. Rinfrescati i polsi, le tempie e il naso coll'aceto ben forte. Fuggi quanto puoi malinconia o pensiero, dove tu puoi pigliare ispasso con piacere e con allegrezza, ma ist casto il pi che puoi.
La sera, attendono con ansia il rientro di Gabrina. Poi siedono al tavolo per mangiare e a quel punto iniziano i racconti della giornata, per lo pi travagli delle partorienti: spesso i bambini troppo gracili non aprivano nemmeno gli occhi. Quando tutto andava bene i regali per la levatrice erano abbondanti e mangiavano contente uova cotte nella cenere, caci marzolini e pane bianco.
Chiara declama ad alta voce: Luna luna dammi fortuna,/ fammi i capelli ricciuti e belli,/dammi marito bello e pulito e chiede con insistenza del suo uomo, ma Gabrina non sa niente, dice per che al mercato si parla ancora delle due fuggitive e le voci riportano che sono andate verso Roma. La famiglia di Chiara ha mandato i fratelli a cavallo lungo la via Francigena a cercarla in qualche locanda o nella zona di Buonconvento, verso sud, dove hanno avuto segnalazioni di due femmine sole nascoste in un casolare. Suo cugino pare essersi dileguato per non dover rispondere alla famiglia che lo reputa responsabile della fuga.
Dopo aver scrutato misteriosi segni in una bacinella con l'olio appoggiata sulla testa di Chiara, composto croci col pollice recitando litanie incomprensibili e aver constatato che l'olio si era volatilizzato, Gabrina decreta che  arrivato il giorno propizio. La luna sar alta, guider i loro intenti. La mattina seguente all'alba siano pronte. Il tempo  giunto e anche l'incantesimo  benigno. Di notte  troppo pericoloso e le guardie noterebbero sicuramente i loro andirivieni. Occorre prepararsi, mangiare in abbondanza e riposarsi. Qualche provvista sar necessaria e Gabrina prepara anche alcune pozioni di cui si avr bisogno. Aiutate da una tisana di papavero dormiranno tranquille, se dovessero separarsi l'appuntamento  fissato la sera a Castiglion Balzetti, meglio conosciuto come Castiglion che Dio sol sa. Le guider Gabrina, anche se il suo passo  incerto: porteranno ceste in testa con la frutta.
La notte  lunga e il decotto non aiuta, ma a un certo punto si ode un grido squarciare il silenzio, le tre si svegliano di soprassalto e restano ammutolite, il sudore appiccicato al corpo e la gola riarsa. Passi vicini, distinti, si fermano davanti alla porta e proseguono e dopo si ode una porta divelta e un grido seguito da un pianto flebile e sommesso. Tirano un sospiro di sollievo, non  loro che cercano, sarebbe stato troppo crudele se proprio la notte della partenza fossero state scoperte e portate via. Gabrina le rassicura:  andata bene. Probabilmente una donna  stata prelevata a forza dalle guardie, come succede ogni tanto, poi non se ne sa pi niente. Loro sono state fortunate, per ora.
Caterina non riesce a prendere sonno, le tornano in mente i mesi trascorsi a casa di ser Giovanni, prima le attenzioni e le gentilezze poi le violenze. Era considerata
alla stregua di un asino o di una capra. Il padrone amava mostrarla nuda ai suoi amici e lei provava un'umiliazione terribile, unita a rabbia e impotenza. Aveva anche sperato si fosse affezionato a lei, che ingenua pensare che una schiava potesse suscitare sentimenti d'amore in un uomo terribile. Poi aveva imparato a sue spese come va il mondo. Qualcuno la additava, veniva tastata e la costringevano ad alzare gli occhi pieni di vergogna. Distoglieva lo sguardo, poi seguiva il gioco dei dadi, mentre il vino scorreva nei calici. Grida, bestemmie, risate e alla fine qualcuno se l'era aggiudicata e lei doveva seguirlo in camera da letto per soddisfarne le voglie. Altre volte il padrone senza aggiungere altro la consegnava a un mercante o a un cliente da cui sperava ottenere favori.
L'unica consolazione era sapere che non poteva rimanere incinta e cos non ci sarebbero stati altri neonati portati alla ruota. Se fosse stata una balia Giovanni l'avrebbe affittata agli Innocenti, almeno avrebbe rivisto il suo unico bambino, ma dal suo seno non sarebbe mai sgorgato latte e il suo ventre non si sarebbe pi arrotondato.
Di tutti quegli uomini ne ricordava uno in particolare, era giovane con i capelli inanellati, gentile. Cercava di non farle male e la copriva di baci, ma a quel tempo Ekaterina non aveva pensieri che per Francesco e cos il suo cuore era rimasto serrato. Tanto a cosa sarebbe servito innamorarsi di nuovo? Era soltanto la schiava di Giovanni della Casa e lui non l'avrebbe ceduta ad altri in perpetuo. Non immaginava cosa sarebbe successo dopo. Lusanna, la fuga, lo Spedale della Scala e ora era di nuovo in viaggio. Chiss dov'era adesso quel giovine: un giorno le era parso di vederlo dalle grate della finestra, gi nel Pellegrinaio degli uomini, era un corpo in un letto, un viandante ammalato, finito forse al cimitero o tornato a casa. Gli infermi si assomigliano tutti.
Questi panni semplici sono pi adatti e, soprattutto, tenete gli occhi bassi e copritevi il capo con lo sciugatoio come usano le donne del contado. La voce di Gabrina travolge i ricordi.
Andiamo Caterina, indossiamo le vesti. Svelta, sorella che ti succede? Sembri assente, stanotte abbiamo scampato un pericolo grande, ora stiamo attente.
Certo, nessuna di noi vuole essere catturata, andiamo con Dio.
Questi panni puzzano, non li voglio, Gabrina, mi fanno ribrezzo dice Chiara.
Donne, dovete fare come dico io se volete rimanere libere, inteso, Chiara? E non questionare pi.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Piazza del Campo o della magica conchiglia.
...
.
...
Sotto la luce cilestrina che sovrasta il vicolo le donne sono sole. Con in testa le ceste della mercanzia, dovrebbero raggiungere Piazza del Campo, dove non sar difficile mescolarsi alla gente venuta presto dalle campagne. I gabellieri hanno aperto le porte della citt e a breve i contadini si riverseranno nell'area del mercato. Le tre camminano in fila a testa bassa, Gabrina a indicare il percorso con un ramo di vischio giallo che le fa da bastone ma servir nel buio a rischiarare il cammino.  di buon auspicio - e poi - possiede la straordinaria potenza di schiudere le porte dell'aldil precisa con autorevolezza.
Non pigliate sconforto e camminate n piano n forte, come chi sa dove andare e nulla chiede, proclama.
Ma dove le sta conducendo questa vecchia, saggia s ma anche un po' stralunata, perch parla di aldil? Caterina pensa: Non ci accompagner certo alla morte, e dunque? Qualche porta si apre al loro passaggio e talune facce salutano Gabrina con ossequio, raccomandandosi per la pozione contro i vermi dei fanciulli ch tanti ne muoiono e in fretta. Si scende e si sale attraverso il dedalo di stradine fra i palazzi fitti addossati gli uni agli altri, i mattoni si illuminano di riverberi dorati, le imposte sono ancora serrate.
Da un oscuro passaggio accedono a una corte sovrastata da un edificio con bastioni e merli che sembra un
castello. Chiara spiega che si tratta della casa torre degli Ugurgieri, una famiglia potentissima che qui eresse le sue fortificazioni, vicine alla via Francigena per difesa e prestigio di parte. Discendendo passano davanti alla dimora del poeta Cecco Angiolieri, quello che voleva ardere il mondo e uccidere suo padre e sua madre - precisa sempre l'amica - di antica famiglia senese che conosce tutto della citt, ma quando sono davanti a palazzo Tolomei non pu fare a meno di sospirare. Era della famiglia di Angelo, il mio Angelo. Vi abitava la Pia -, aggiunge - uccisa dal marito.
Siena mi f, disfecemi Maremma, come dice l'Alighieri aggiunge Gabrina.
Il marito Nello Pannocchieschi, podest di Volterra e Lucca e signore del castello di Pietra, la fece rinchiudere in quella terra malata di Maremma e un giorno la gett dall'alto di una torre perch si era invaghito di un'altra e non ci pens due volte a disfarsi della dolce Pia che qui aveva abitato con la sua famiglia.
Sai che in diversi hanno veduto dietro le finestre di notte il volto della bella donna? precisa Chiara. Proprio come negli affreschi di palazzo Davizzi, la bella castellana uccisa anch'essa in nome dell'amore, che tanto aveva incantato Vaggia e con lei la giovanissima schiava. Proprio su quel libro Ekaterina aveva imparato a leggere, cadenzando le sillabe, sotto la voce autorevole e ferma dell'anziana a letto ammalata. Un tempo lontano, un'altra vita, riflette Caterina. Non c' motivo, proprio ora, di ripensare agli amori della castellana e del duca crudele. Adesso bisogna concentrarsi sul percorso perch si scende su gradini sconnessi e le persone si infittiscono via via che ci avviciniamo alla piazza. Occorre scansarle senza
farsi notare. La piazza  tutta racchiusa dentro le case e non si vedono passaggi, Gabrina con una mossa agile per la sua et scantona e raggiunge un varco minuscolo dove si scontra con un gruppo di erbaiole vocianti. Uscite da sotto un piccolo arco, ecco di fronte a loro aprirsi a ventaglio la piazza, magnifica con la sua sagoma a conchiglia divisa in nove spicchi. Con i banchi e le merci depositate, non si riesce a contarli, Caterina lo sa, e come se non bastasse anche Chiara ribadisce, distraendosi per un po' dai pensieri bui: I senesi litigavano, come al solito. Non erano d'accordo sulla forma da dare alla piazza, quadrata era gi stata fatta, tonda pure e anche a rettangolo. Allora un forestiero che passava di li, apr il mantello a ruota lo distese e disse: Fatela in questo modo, un disegno che nessuno ha mai visto.
Proprio cos, se guardate bene, la piazza ha la forma di una fica, grandissima - aggiunge Gabrina -, e il campanile lass cos alto, potrebbe essere un enorme oco, la bella masserizia degli uomini. Ah, ah, ah! Le ragazze la guardano incredule, Caterina arrossisce.
Certo, qui sotto scorre la Diana, la dea della fecondit, e Siena rigurgita di fontane, acqua e acqua, sopra e sotto. La Fonte Gaia, l'ultima a essere inaugurata, sembra un grande altare a cielo aperto, coi suoi marmi lucenti fra l'azzurro delle vasche. Ai bordi immagini di donne che sembrano uscire dalla pietra: la Nostra Donna, Rea Silvia con i gemelli Romolo e Remo, Acca Larenzia con i trovatelli che avrebbero fondato Siena "la bella", Seno e Ascanio, abbandonati alla corrente di un fiume. La fonte annuncia la rigenerazione attraverso l'acqua - come per Siena - una nuova nascita, il battesimo. E ricordate, fanciulle, che l'acqua  richiamata dalla luna, giacch
entrambe sono mosse dalla stessa sorte, comandano la comparsa e la scomparsa di tutte le forme, specie per noi donne sentenzia Gabrina che sembra davvero conoscere il segreto delle umane cose.
Adesso l'attenzione  rivolta alla piazza pullulante di vita e di colori. In mezzo alla confusione si vende di tutto, frutta e verdura di ogni tipo. Ecco avanzare le treccole, chiamate anche fogliole, con i loro cesti ricolmi e profumati. Ma ci sono anche tanti banchi che espongono carni e animali vivi: quaglie, mortitio piccioni selvatici, tordi. E poi secatellos, interiora fritte, mentre in piccoli contenitori si espongono la salsa verde, le composte e le mostarde, intingoli che solleticano il palato. Colorate e lucide sono a fare bella mostra di s nel liquido denso e vischioso e aggiungono un sapore speciale alle carni. Fanno venire proprio l'acquolina in bocca esclama Chiara.
Numerosi venditori si appostano offrendo bevande e generi alimentari senza essere autorizzati e lo fanno discosti dagli altri per non incorrere nelle ire dei tavernieri che detengono il vaglio dal Comune, i bottegai si lamentano perch questi sfuggono ai controlli e alle gabelle. Allo stesso modo si accalcano i venditori di pane, panicuocoli e i trippai e ventraioli. E non pu mancare il vino, in barili: greco, vernaccino, acquarello, malvagia e vini medicinali. Tutti gridano la propria specialit e i clienti mercanteggiano a lungo. Non mancano nemmeno gli scribani e i sensali di matrimoni.
L'attivit ferve e sembra proprio che ogni senese sia l, al Campo, indaffarato e intento a trovare l'occasione e, come aveva spiegato Gabrina, nessuno fa caso alle tre donne appostate in un angolo con le loro poche cose, orci e pignatte sbrecciate, davanti e un telo improvvisato per ripararsi dal sole e dagli sguardi. Caterina osserva dal basso e i suoi occhi abbracciano il cerchio magico, ne coglie ogni sfumatura di colore. Il rosso mattone degli edifici e il grigio delle pietre, l'azzurro della fonte. Quante finestre si affacciano su questa meraviglia e lass il cielo ormai terso che brilla inondando la piazza di riflessi ambrati.  come camminare in un sogno o perlomeno in uno spazio creato per sognare. Adesso il sogno  di nuovo la fuga, la promessa di un'altra vita finalmente libera, perch Siena le ha donato ci che maggiormente desiderava: non pi schiava, ma nemmeno chiusa in un convento o sotto le segrete dell'Ospedale, nei bottini o nell'umida casa di Gabrina. Adesso vede un pezzo di cielo e vicino alla torre del Mangia il sole svettare sui tetti.
Gabrina spiega che proprio l, ai piedi del palazzo pubblico, si ergeva un palco per le prediche del Vescovo Bernardino, il santo. Fu accusato di eresia a Roma, ma non lo condannarono, anzi torn pi vivo di prima. La piazza si riempiva di gente che assisteva e lui tuonava contro la malvagit e la corruzione, parlava spesso di streghe e maliarde che allignano numerose nella nostra citt provocando l'ira di Dio perch il secondo peccato che discende dalla superbia si  il peccato degli incanti e divinamenti, e per questo peccato Iddio manda spesso flagelli in citt. Il santo voleva accendere roghi e tagliare lingue, dalle sue prediche il mondo appariva come un groviglio di avidit e di frode, di violenza e di lussuria, l'unica maniera per salvarlo stava nello smascherare il male. Nel fisico sembrava una donna, ma la testa era proprio di un uomo.
Le stesse frasi riportate da frate Checco, ma pi accalorate pensa Caterina.
La sodomia, tollerata a Firenze, da lui era vista come
uno dei peggiori mali ed egli reclamava solo roghi, roghi, roghi. Quanta ferocia nelle sue prediche! Incitava gli animi e ordinava di bruciare i sodomiti con il finocchio selvatico affinch l'afrore risultasse meno stomachevole della carne bruciata! Sapeva intrattenere e terrorizzare. Come San Francesco vedeva in tutte le creature un segno di umanit, come la volta in cui, disturbato dal chiasso di un pollaio mentre predicava, intim ai volatili di tacere e quelli ubbidirono. Sapeva parlare bene ai semplici. E questo piaceva tanto.
Uno scalpiccio di cavalli avanza tra i banchi, un nobile osserva la folla tenendo a freno le briglie, gira in tondo poi scende e guarda le facce. Caterina ha paura, forse le vedranno, chi  quel cavaliere con la giubba dai colori sgargianti? Pensa e sente Chiara agitarsi e premerle il gomito.
Mio Dio  lui, Angelo, il mio uomo, mi sta cercando, devo andare.
Chiara, resta ferma! Potresti destare l'attenzione delle guardie, lui  da solo, lascia fare a me, vado a parlarci, tu non muoverti esorta Gabrina.
La vecchia si tira su e con il bastone cerca di avvicinarsi al giovane che nel frattempo si  spostato verso la fonte; arranca, ma poi lo raggiunge mentre le due stanno nascoste. Gabrina viene strattonata e allontanata da un garzone, poi riesce ad avvicinare l'innamorato di Chiara. Parlottano e lui annuisce, prima un po' seccato, poi rassicurato quando vede qualcosa nelle mani della vecchia.  un piccolo gioiello a forma di rondine che riconosce essere di Chiara. Torna a guardarsi in giro e Caterina trattiene l'amica per un braccio,  troppo impaziente per non cercare di corrergli incontro.
Smettila o rovinerai tutto! Confidiamo in Gabrina, lei si  fidata di noi e ci ha aiutato.  vecchia e saggia, lasciamo fare a lei come ci ha detto.
L'amore e la tosse non si possono celare e io lo voglio adesso, perch rischiare di perderlo ancora una volta?
Ma ecco che ritorna Gabrina e il bel cavaliere si  gi allontanato, dopo aver avvicinato la mano alla fronte per accennare un saluto nella loro direzione. Caterina avverte un tuffo al cuore nel ricordo dell'incontro col bel forestiero, ma quando sente la voce di Gabrina realizza che non  a lei ma alla sua amica che il cuore del cavaliere si rivolge. La vecchia  riuscita a spiegargli che devono vedersi fuori citt, prima che le porte siano chiuse raggiungeranno il luogo stabilito. Castiglion che Dio sol sa e l potr ricongiungersi con la sua bella Chiara.
Stanotte, con la luna piena, sar il momento favorevole, ma dovr venire da solo e poi insieme partirete per Firenze. Tu, Ekaterina, resterai e io ti dar istruzioni per raggiungerli.
Solo allora Chiara si calma e comincia a guardarsi allo specchio che ha sempre con s per rassicurarsi. Dopo le notti insonni e la difficolt di lavarsi non deve avere un bell'aspetto! All'improvviso le  venuta fame e insieme consumano le cicerchie cotte nel pignatte che hanno portato con loro e bevono anche un po' di vino col miele. Gabrina consegna alcuni vasetti a clienti che si sono avvicinati e sussurra parole all'orecchio di una giovane dallo sguardo triste, poi prende il braccino di una bimba con le lacrime agli occhi e grazie a un movimento rapido lo stira e la bambina smette di piangere. In cambio riceve uova e cibi gi pronti che consumeranno pi tardi.
Trascorrono le ore segnate dalla campana del Mangia,
con il suo automa di ottone all'interno che fa battere il meccanismo. Quando il sole si avvicina alla linea dei tetti inondando la piazza di colori rosati Gabrina intima:  giunta l'ora.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Le forche di Pecorile.
...
.
...
Bisogna che il nostro dire sia inteso. Sai come? Dirlo chiarozzo chiarozzo, acciocch chi ode ne vada contento e illuminato e non imbarbagliato ecco le parole esatte che ho udito da quel santo. E cos lui riusciva a imbarbagliare le menti semplici, soprattutto uomini e donne del contado, ma anche artigiani e bottegai. A me non  mai piaciuto con tutto quel puzzo di bruciato e sete di vendetta di Dio. Ero giovane e mia madre, memore della sorte toccata a Gabrina, mia nonna, volle partire da Siena. Non si fidava e cos ce ne andammo a Monteriggioni.
Monteriggioni, la conosco assai bene interloquisce Caterina.
Da l volevamo raggiungere le terre di Firenze per allontanarci. Fortuna volle che Bernardino mor e noi ce ne tornammo a casa, a esercitare l'arte nostra di guaritrici e maliarde, che ce n' sempre di bisogno, ispecie per le donne. Ora per sono tornati tempi cupi e temo qualcuno che mi denunci ai Nove di Guardia provveduti anche di spie segrete, agli ordini del Grande Inquisitore Girolamo di Guisa.
Mentre Gabrina parla raggiungono un luogo strano in via del Porrione. Fra le botteghe dei carnaiuoli dall'odore acuto e dolciastro si erge un palazzo in pietra che nasconde al suo interno un pozzo profondo. Si sporgono perch Gabrina spiega che, affacciandosi di notte ai bordi, si odono i lamenti di quelli che si sono gettati dentro istigati dalle streghe, dicono.
Non  cos, le anime dei suicidi non chiamano per unirsi a loro. Forse si pu parlare con i parenti morti, ma non bisogna mai chiedere come si sta di l.
Caterina vorrebbe sentire la voce di babushka, ma le manca il tempo. In ogni caso la sua adorata nonna sceglierebbe altri modi per parlare con lei e di certo sarebbe a suo agio con questa Gabrina che sembra custodire i segreti della natura e racconta tante cose fantastiche. Non somigliano alle favole, bens a storie vere: chiss dove le condurr per la notte e cosa ha in serbo per lei. Non sar mica il volo magico di Baba Jaga?
Fra questi pensieri, percorrendo le viuzze nascoste della citt, girano e rigirano insieme alla folla di contadini che torna a casa dopo il mercato. Ecco, fuori Porta San Marco si scorge un paesaggio di una dolcezza struggente: la campagna si apre sotto le mura degradando in orti e giardini dal verde brillante al tenue, per poi piegare verso il basso in uno spazio aperto sotto il cielo. Piccoli cumuli di terra si accavallano l'uno dietro l'altro come onde, file di cipressi a indicare la strada verso le grance dell'Ospedale della Scala o le fattorie dei nobili. Uliveti e filari di vigne oscillano al vento e ancora monasteri e fortificazioni in lontananza e poi lo spazio delle crete, dove i colori spaziano dal bruno al castagno al giallo ocra, sembra che non si arrestino mai e comunicano quel senso di pace e armonia che si vede anche dentro la citt. Una continuit ininterrotta dove il circolo magico delle mura racchiude e non separa. Esattamente quello che raccontava il romeo dei dipinti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti. Non ha potuto vederli dentro il palazzo comunale, ma pu immaginarli dai luoghi che li hanno ispirati.
I gabellieri, stanchi dopo la giornata di lavoro, controllano distesi e semi addormentati sotto l'arco. Ormai non entra pi nessuno e non occorre chiedere la gabella, a uscire sono solo poveri contadini e qualche garzone. Ogni tanto un nobile a cavallo fa mostra del suo destriero.  bardato elegantemente con i colori della contrada per cui corre la gara che spesso si disputa lungo le strade.
Si addestra per la fine delle feste dedicate alla Madonna Assunta in cielo. Ai senesi piace giocare alla discordia misurandosi in gare pericolose, spesso accese di ira e risentimento. Una gara al galoppo anche senza fantini che inizia da porta San Marco fino alla chiesa di San Bonifazio. Si vince un taglio di stoffa pregiata da donare alla propria chiesa, il pallium, precisa Chiara e Caterina prevede che presto questa gara sar celebrata proprio in quella piazza dalla forma a ventaglio, orgoglio della citt, tutta chiusa dentro i palazzi, perch il cerchio  magico e non potr che svolgersi l.
Escono dunque da Porta San Marco o delle Maremme, diversa da quella imponente che Ekaterina ha attraversato anni prima quando  giunta a Siena dopo un viaggio avventuroso, travestita da maschio, fra i monaci che si preparavano a lasciare per sempre il monastero di San Salvadore.
Camminano, camminano e Caterina si volta a guardare per l'ultima volta il campanile e la torre del Mangia che svettano fra le case. Le ha dato molto Siena e un pezzo del suo cuore rester l dentro l'Ospedale, fra i gettatelli e i pellegrini che vi giungono numerosi, e poi in Piazza del Campo, dai colori splendenti che riflettono le crete del paesaggio, collinette che si perdono all'orizzonte e in
mezzo la citt, bella come un gioiello, la corona di una regina incastonata di pietre preziose. Una citt incantata come nelle fiabe che raccontava babushka.
All'improvviso il bagliore dei lampi oscura le nubi. Il sole  sceso dietro il profilo delle colline e ha inondato di viola e pervinca il cielo basso, lasciandosi dietro scie dorate per nascondersi dall'altra parte del globo. Fra un po' sar buio, ma il loro viaggio  appena cominciato. Gabrina le guida da vera esperta dei luoghi. Sapr trovare un rifugio dove sostare, conoscer i sentieri giusti per non smarrirsi, gli anfratti dove nascondersi se arrivassero gli scagnozzi della famiglia di Chiara? Caterina si sente tranquilla e fiduciosa. Riprende il cammino interrotto per raggiungere la meta, la libert e forse anche un po' di gioia. Ritrovare il suo bambino, farsi riconoscere come madre e abbracciarlo. Tenendolo stretto stretto per cercare di riprendersi tutti gli anni che ha dovuto stargli lontano. Anche se lui non la vorr e sar arrabbiato credendosi abbandonato agli Innocenti. Probabilmente nessuno gli avr raccontato niente perch solo lei e Giovanni, il padre, sanno della sua esistenza. Forse la vecchia levatrice, ma sar ormai morta, oppure Lusanna.
Chi dice che 'gli  dura cosa l'aspettare, dice il vero Interloquisce Gabrina che sembra averle letto nel pensiero. Non ti crucciare ch presto saremo giunte a destinazione e tu lo troverai, s, ritroverai il tuo figliolo.
Gabrina, non  possibile,  passato tanto tempo. E agli Innocenti, come alla Scala, spesso i pi ne muoiono nei primi anni o se ne vanno via e non lasciano traccia di s.
Caterina, ricorda non  mai cosa cos disperata che non vi sia qualche via da imboccare. E poi sono o non sono una maliarda, strega stregaccia, come diceva il nostro santo? Ah ah ah! Vedrai se ho ragione, ora andiamo, svelte.
Continuano il percorso fra le ultime case fuori porta e i passaggi scoscesi nelle pareti di tufo, qualche grotta e poi di nuovo la campagna aperta. Rovi di more, alberelli isolati, sparuti filari di viti e, a un tratto, scorgono qualcosa che pende da una quercia pi alta e altre in lontananza. Che strane forme, sembrano stracci abbandonati da qualcuno o portati dal vento. Avvicinandosi le forme appaiono nei loro contorni definiti. Sono corpi appesi, ancora con le corde al collo. Ecco spiegato l'odore che si era insinuato nelle loro narici e che adesso  diventato intollerabile. Chiara emette un urlo e si copre lo sguardo con le mani, impietrita davanti a quello spettacolo.
Non alzate gli occhi, non fatevi impressionare,  proprio quello che vogliono ottenere gli Otto. Qui siamo a Pecorile, dove vengono giustiziati i malviventi e gli assassini sulle forche e, se non ce ne sono abbastanza, appesi ai rami. Li lasciano l finch i corpi non si consumano e gli animali li spolpano perch ogni pellegrino ne tragga monito e non commetta reati.
Gabrina,  uno spettacolo tremendo e poi questi poveracci avrebbero bisogno di una sepoltura adeguata, lontana dagli animali e dalle intemperie!
Caterina, sono assassini e vanno puniti cos - ribadisce Chiara -.  stata loro colpa se hanno peccato contro Dio e gli uomini. Chiss cosa avranno fatto di tremendo per meritare un simile castigo, ma i nostri governanti sono giusti e quindi hanno fatto bene cos.
Eppure Dio nella sua estrema misericordia li avr perdonati! Magari in punto di morte si saranno pentiti dei loro peccati. Le guardie dovrebbero ricoprire di terra questi poveri corpi, la sepoltura  una prerogativa dei cristiani.  sempre carne battezzata. La vendetta lasciamola a messer Domineddio.
Forse hai ragione Caterina, ma non possiamo farci niente e anche volendo non potremmo seppellire nemmeno uno solo di questi corpi, adesso occorre continuare la nostra strada e arrivare presto dove desidero condurvi. Siamo gi state fortunate a non aver incrociato nessuna spia o gabelliere durante questo percorso, dunque affrettiamoci, tappatevi il naso e voltate la faccia dall'altra parte.
Caterina invece guarda quei corpi appesi come pendagli orribili: le facce cotte dal sole, le orbite vuote al posto degli occhi beccati dagli uccelli. Alcuni sono ridotti a scheletri con indosso qualche brandello di abito e i capelli ancora in testa di cui si pu distinguere il colore bruno o la zazzera gialla di qualche straniero. Eppure Caterina non ha paura. Certo, il luogo  forse quello che Dante aveva immaginato per la Selva dei suicidi, dopo il Giudizio universale. Ricordava a memoria i versi che mastro Totto il barbiere, recitava in bottega quando aveva conosciuto Francesco di fronte al palazzo dei Signori, guardando la torre d'Arnolfo.
Non fronda verde, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e 'n volti; non pomi v'eran, ma stecchi con tosco. Non han s aspri sterpi n s folti...
Ecco, questo  il luogo che pi assomiglia alla descrizione del poeta, inospitale e lugubre, stranamente Caterina ne  anche affascinata e continua a seguire con lo sguardo quei corpi anche quando, dopo averli superati, si allontanano. Una volta scollinato tutt'e tre traggono un
respiro di sollievo e riprendono un'andatura pi lenta. Nessuna proferisce parola, solo la luna che sorge e si alza tonda e rosata come una meraviglia rincuora e illumina la strada.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Cammina cammina.
...
.
...
Cammina, cammina... le tre donne procedono nel buio, ognuna avvolta negli stracci umidi e filamentosi dei propri pensieri. La notte si addensa fra le nuvole, le accompagna il profilo delle colline. Ogni tanto siedono su una roccia a riposare, soprattutto Gabrina che procede a fatica, ma non demorde, sicura del percorso e pronta a nascondersi al primo rumore sospetto. Incrociano un fiume, il Merse, un torrente a tratti sinuoso come un serpente, dove si rinfrescano i piedi sotto un salice e bevono acqua fresca. Si odono gracidare le rane e fra le folate di vento frusciano i rami degli alberi. La luna nasconde il suo volto e allora dietro le nubi spuntano alte le stelle tra le fronde. Il Gran Carro  visibile distintamente e Caterina lo indica con il dito alle compagne.
La Chioccetta con i pulcini, Gabrina, vedi, da l si pu trovare la stella polare e con essa il nord, laggi, cos non possiamo sbagliarci, ma tu conosci la strada, vero baba?
Certo, non ho bisogno delle stelle, comunque sono una buona guida per il marinaio o per il pellegrino, io vado seguendo il mio naso. Ma tu sei esperta di cieli?
M'insegn a osservarli Francesco, era stato per mare e conosceva tutte le costellazioni e poi mi indic la Via lattea, stasera non si vede, perch ci sono le nubi, ma  bellissima.
Chi  Francesco? Sorella, non me ne parlasti mai.
Francesco era il mio innamorato, mi lasci dopo l'incendio a Palazzo Davizzi, era geloso e temeva che io fossi stata di un altro, ma si sbagliava. Ritorn e stemmo insieme e ridevamo e mi fece conoscere le bellezze di Firenze. Sapeva tante cose, ma a volte era crudele e non mi amava di amore fino, quello che non si corrompe, quello che non muta. Poi  morto ammazzato e io sono venuta alla Scala per non avere altro luogo dove ripararmi, ma vissi con serenit e suor Orsola mi aiut, l dentro...  passato tanto tempo.
Caterina ripensa a se stessa bambina come una specie di larva che guarda curiosamente trasformarsi in una farfalla subito, inesorabilmente trafitta dallo spillo. Visse, non visse, e la perfidia era sempre in agguato. Quanti dolori, quante morti, abbandoni, fughe! Dov'era finita quella povera farfalla? Sempre viva, uguale, vitrea, ma adesso era un'altra creatura. Pensieri, cupi come quei poveri corpi appesi che hanno appena incontrato.
Caterina, perch taci? Continua il tuo racconto, dicci altro del tuo uomo, era bello, elegante? E poi cosa avete fatto quando eravate insieme? Dimmi, adesso che siamo sotto la luna, svelami il tuo segreto!
Lei non vuole raccontare,  troppo doloroso parlare dei giorni belli, dei profumi e dei confetti alla stufa, dei baci e delle carezze a cui seguirono anche le violenze. Chiede a Gabrina di raccontare invece dei suoi di segreti, di mostrare il libro degli incantesimi. Si pu parlare con i morti? Potrebbe ascoltare la voce del suo uomo, pu?
C' un segreto per la vita? Fanciulla mia fai girare il fuso. C' un segreto per la morte? Fai girare il fuso, fanciulla, fai girare il fuso. Da vecchia conoscerai anche tu le montagne, adesso guarda la collina di Chiusure.
Ho capito, Gabrina, quando faremo girare il fuso conosceremo il nostro futuro e quello di altri, poi Baba Jaga taglier il filo e per noi arriver la fine, ma questo non  il momento, arriver, spero. Mi mostrerai il libro che custodisci, quando saremo a Castiglion che Dio sol sa?
A proposito, perch si chiama cos? esordisce Chiara.
Gabrina spiega molto compunta che lo capiranno fra poco quando saranno giunte l, ma intanto sappiano pure che la voce del popolo asserisce che lass non piove fulmine senza la volont della striga, la maliarda o, come dici tu, Caterina, di Baba Jaga, qui ha tanti nomi e impareranno a conoscerli.
Io voglio solo ritrovare il mio Angelo e ho paura di venire con voi nei dirupi di Castiglion Balzetti! E pensare che tutto questo non sarebbe accaduto se mio padre non avesse perso i suoi averi nel naufragio della nave che trasportava oggetti sacri e reliquie al porto di Talamone. Aveva investito tutto in quell'affare che ci avrebbe assicurato la ricchezza, e invece ci siamo ritrovati sulla paglia e persino la mia dote  stata impegnata. Cos sono rimasta in convento e mio cugino non ha potuto sposarmi, senza dote non si fa parentato e i suoi non volevano.
Tu, Chiara, non ti sei rassegnata e con l'ardimento dei giovani hai tentato la fuga, finora hai avuto buona ventura, trovando le persone giuste sul tuo cammino, specialmente Caterina che aveva anch'essa bisogno di un sostegno, a volte basta solo una spalla su cui piangere, un bastone a cui appoggiarsi, come nel mio caso, ma la forza deve venire da noi. Su, continuiamo il cammino che la strada  lunga e difficile, ma la luna ci  amica e veglier su di noi.
Riprendono la via e Caterina racconta la favola delle dodici vergini che si recarono da tre vecchie e sagge piante di sambuco e a loro chiesero il perch di quella minaccia, dell'epidemia al villaggio e della morte dei bambini ed esse risposero che tutto ci che vive su questa terra  destinato alla morte, per qualcuno l'ora suona prima che per altri, ma per loro non  ancora giunta, devono superare la prova...
Quale prova ancora ci attende, Caterina? Io sono davvero stanca, non ne posso pi, non continuer oltre questo Castiglion che Dio sol sa, che arrivi Angelo o che non arrivi mi fermer in quella rocca a filare il fuso, magari, o a cucinare e a cantare, qualunque cosa, ma non voglio pi camminare.
Infatti non dovrai muovere le gambe, perch la prova  il volo! dice Gabrina con seriet e compostezza, lasciando le due a bocca aperta, incerte se prendere sul serio quelle parole.
Ekaterina non sopporta il silenzio della notte. Decidono di fermarsi perch ormai  tardi e sono sfinite, specialmente Gabrina che tuttavia ha mostrato una resistenza insospettabile e le sue gambe, che in citt sembravano malmesse e inadatte, si sono rivelate infaticabili. L'andatura  lenta ma costante lungo i sentieri e a questo punto  arrivato davvero il momento di attendere l'alba. La radura  asciutta e accogliente. Approntano un letto di foglie secche e accendono un fuoco per riscaldarsi le ossa, impresa che richiede un bel po' di tentativi.
Dopo aver mangiato la zuppa di ceci dal pignatte e bevuto un sorso di vino, Chiara tira fuori un pezzo di panpepato che aveva conservato per gustarlo con Angelo, ma questo le sembra un momento particolare e cos lo estrae dalla sacca per offrirlo alle compagne. Caterina
ne  ghiotta e insieme ricordano di Giovanna e della sua bravura nel prepararlo con le mandorle del convento, i fichi secchi, la frutta cotta e il pepe della spezieria che d quel tocco particolarissimo. L'aroma della cannella e dei chiodi di garofano sono intensissimi e hanno sempre fatto pensare a viaggi in Oriente che Caterina sognava fin da piccola quando monna Vaggia le leggeva le storie di messer Boccaccio.
Il vino fa il suo effetto e Caterina, allegra e rilassata, scherza con l'amica dicendo Acqua e vino fa un bel bambino. Vino e acqua fa una cornacchia, vero Gabrina, ai bambini va dato un po' di vino per farli crescere bene? Ai noi davano l'idromele ogni tanto.
A quel punto con la lingua sciolta decide di raccontare la favola che ascoltava da piccola davanti alla stufa, quando Babushka orchestrava il racconto.
Nei tempi remoti di un passato lontano c'era uno zar che aveva tre figli maschi, l'ultimo dei tre  costretto a sposare una rana. Ignora che si tratti, in verit, di una saggia e bellissima principessa, trasformata dal padre, invidioso della saggezza della figlia. Il futuro sposo si lamenta e dice: Come far a vivere con una rana? Trascorrere la vita non  come attraversare un fiume o un campo. Ma non ci fu niente da fare e quando si celebrarono le nozze la rana fu posta su di un piatto. Tutt'e tre ridono divertite immaginando la scena.
E poi? Continua, continua! dicono all'unisono.
Cos la rana vive con il suo sposo fino a quando si mostra in tutta la sua bellezza al palazzo reale, e il principe si stupisce contento. Tuttavia subito dopo viene rapita da Koscej l'immortale e, dopo una serie di disavventure e incontri, il principe riesce a salvarla grazie all'intervento di Baba Jaga, che lo aiuta, sottoponendolo per a dure prove.
Ma hai detto che Baba Jaga  cattiva e mangia i bambini, allora com' che qui  buona?
Non sempre  cos, Baba Jaga  buona o cattiva a seconda delle favole, ma qui... abbassa la voce, cambiando anche il tono Ascoltate! Sento rumore di zoccoli...
Presto, nascondiamoci dietro quei cespugli, prendete le sacche e il resto.
Il calpestio si avvicina e le tre col fiato sospeso confidano che non si tratti di cinghiali o bestie feroci. Ascoltando pi distintamente sembrerebbe rumore di cavalli al passo. Gabrina le tiene per mano e stringendo forte le nocche pronuncia una formula, quasi una preghiera, in una lingua sconosciuta. Poi volge la testa alla luna che  ricomparsa dietro le nuvole. Adesso sono pi visibili ad occhi nemici, perch di uomini si tratta, si odono le loro voci che scambiano battute. Ma chi e quanti saranno? Oddio, le guardie sono venute a prenderci! Pensa Caterina. Sar mio cugino dice a bassissima voce Chiara e il suo cuore che batteva per la paura comincia a esultare di gioia, vorrebbe mostrarsi, corrergli incontro, ma la stretta di Gabrina la trattiene. Occorre prudenza questo lo hai imparato?
Sotto la luce della luna si vedono arrivare due cavalieri, nel mezzo della radura rallentano, si guardano e uno dei due dice all'altro che  un posto adatto per dormire qualche ora per riprendere la strada all'alba. Sembra fatto apposta come giaciglio: l'erba  stata sistemata da qualcuno arrivato prima di loro.
Anche l'altro smonta di sella e comincia a scrutare intorno. Appare ben vestito, ma non indossa i colori della contrada della chiocciola-come quelli di Angelo quando era in Piazza del Campo.
Ekaterina trattiene un sussulto e Chiara non riesce a celarlo. Non  suo cugino di certo, ma allora chi  questo misterioso uomo che sembra cercare proprio loro due?
Osserva bene, la cenere di questo fuocherello  ancora calda, non devono essere lontane da qui.
Guardati intorno e scruta, ora che la luna  riapparsa dietro le nubi, sono donne e a piedi mica corrono come lepri.
Meglio comunque non spaventarle, potrebbero farsi male e anche per noi sarebbe pi arduo riportarle indietro.
Del resto in questo silenzio possiamo solo ascoltare e aguzzare la vista.
Oh, eccole, sono qui dietro: due giovani e una vecchia, come ci avevano riferito.
S, sono Chiara, chi siete? Perch non  con voi il mio uomo, aveva promesso di portarmi con s, sapeva che lo stavo aspettando dice in modo concitato.
Ah, siete voi, siamo felici di avervi ritrovata, sono un uomo dei Tolomei, il vostro innamorato vi sta cercando sull'altro versante del monte, adesso potete venire con noi. Vi porteremo da lui prima che il gallo canti.
Sono felice, finalmente siete giunti in questo luogo oscuro, ma come avete fatto a trovarci? Non deve essere stato facile.
Intanto Ekaterina osserva i due uomini e quello che sembrava un desiderio sepolto torna a farsi strada. Non crede ai suoi occhi.  sbalordita, ma la voce bassa e suadente  proprio la sua, l'accento duro delle consonanti. Ha davanti a s il pellegrino ammalato all'Ospedale della Scala, il miraggio che aveva ridestato l'amore nel suo cuore. Non deve averla riconosciuta, sotto la luce fioca della luna ha occhi solo per Chiara e parla con lei usando una voce avvolgente, dal cipiglio imperioso temperato dalla modulazione delle parole. Caterina riconosce i bei tratti del viso, il naso diritto dalle narici larghe, la barba ispida e le sopracciglia folte, ma i loro sguardi non si incrociano ancora. Il viso smunto dei giorni del Pellegrinaio si  riempito e anche nel corpo appare decisamente pi robusto. Dunque non  ripartito per il suo paese n ha proseguito per Roma e poi in Terrasanta, come le aveva annunciato nei corridoi. Il forestiero le aveva raccontato dell'affresco del Buon Governo che tanto avrebbe voluto visitare, e che si era accontentata di immaginare nel paesaggio fuori porta San Marco, grazie a tutte le sue descrizioni accurate.
Mentre Chiara racconta della fuga attraverso i bottini di Siena e dell'incontro con Gabrina, lo sguardo del cavaliere, annoiato, si posa prima su Gabrina e poi su Caterina che china il mento coprendosi con la manica il volto. La scruta pensieroso, poi domanda rapido a Chiara chi sia realmente la sorella che l'ha accompagnata nella fuga perch il suo amico e protettore non era stato esplicito. In citt si parlava di una straniera, un'inserviente dello Spedale che stava per prendere i voti, ma qualcuno riferiva che fosse una maliarda, che avesse incantato Chiara e compiuto riti magici propiziatori per la fuga.
Dunque avete intrecciato le vostre parole alla luna, sorella, questo appellativo non vi si addice, ormai... e la guarda intensamente, ma l'oscurit rende difficile il riconoscimento.
Allora non volete mostrarvi, siamo amici, vi condurremo con noi, siamo pronti ad aiutarvi.
Ekaterina deglutisce, l'emozione le ha seccato la gola e non riesce a pronunziare suoni articolati, non pu credere a un simile miracolo.  travolta dai suoi sentimenti, dal desiderio ma anche dalla paura di sbagliare di nuovo, di ritrovarsi ancora una volta in una situazione densa di incognite e soprattutto piena di pericoli. Si era abituata all'idea di seguire Gabrina a Castiglion Che Dio sol sa e di imparare le arti divinatorie e le magie, preparare pozioni e aiutare le puerpere, per sa che questo non pu bastare a renderla davvero felice e allora, allora...
Siete dunque muta, avete perso la lingua? Chi siete straniera che la notte nasconde agli sguardi e ai riconoscimenti? Vi osservo, qualcosa mi sfugge.
Che dire, signore, Caterina  la mia amica, conversa allo Spedale della Scala con me, non  affatto muta, anzi, ci stava raccontando una favola del suo paese lontano. Devo a lei se sono riuscita a scappare e a non farmi riprendere subito.
Messere s, sono proprio io. Le parole escono prima incerte e poi fluide, rivelando quel leggero accento con la c aspirata che tanto lo aveva affascinato.
Sono Ekaterina, vi ricordate di me?
Il cavaliere non la lascia finire e solleva le braccia al cielo con impeto.
Verdammt! Come ho fatto a non riconoscervi? Siete proprio voi! Dio sia lodato, non avrei mai creduto di rivedervi e non avevo nemmeno sperato che la misteriosa amica di monna Chiara potevate essere voi. Una fortuna inattesa. Mi pare mill'anni che non ci vediamo, allora...
dice con un accento duro ma in una lingua perfettamente comprensibile.
Chiara  rimasta interdetta, non aveva immaginato che la sua amica avesse un legame, un'amicizia, dentro lo Spedale. Perch le ha taciuto dell'incontro con l'affascinante cavaliere? Perch il destino ha deciso di farli rincontrare proprio sulla sua strada, perch proprio ora e cosa ha a che fare costui con Angelo? Sospettosa di natura e un po' gelosa del segreto custodito cos bene non sa cosa pensare. Pu ancora fidarsi di Caterina? Perch, se la considerava sua amica, le ha taciuto un particolare cos importante? Perch parlare di Francesco che era morto a Monteriggioni e non raccontare di lui, un uomo attraente e misterioso? Ma l'amore fino, quello che dura oltre la morte, quello che lei cerca disperatamente in Angelo, dove si trova?
Gnaffe, ma vi conoscete? E non sapete il suo nome, com' possibile? proclama l'altro cavaliere che  rimasto interdetto, senza aprire bocca.
Caterina abbassa la testa e accenna un inchino, rivolgendosi ai due, Iddio manda il freddo secondo i panni. Si vede che dovevamo rincontrarci, messeri, e ora riprenderemo il nostro cammino.
Come, adesso che ci siamo ritrovati, volete andare via di nuovo? E per dove?
Le donne vengono con me, andiamo a Castiglion che Dio sol Sa, come avevo spiegato in Piazza del Campo, per se Chiara vuole partire adesso  libera di farlo, ma credo sia pi prudente per tutti darci appuntamento fra qualche giorno, in modo che possiate avvertire messer Angelo e lui venga di persona a prendere la sua sposa. Cavalieri, non mi sembra prudente tornare a Siena, con
tutte le guardie e i gabellieri sulla strada, e poi io non vi conosco, parla in me la vecchia che ha una lunga esperienza del mondo e degli uomini.
Gabrina, io voglio andare via con loro, basta con queste attese e ricongiungimenti! dice Chiara stizzosa. Sono libera di seguirli, no?
I due confabulano dopo essersi allontanati per non farsi udire, di l a poco ritornano affermando che in effetti la vecchia ha ragione. Dovranno avvertire Angelo, poi torneranno nel luogo designato, facendosi spiegare bene la strada che sanno difficile ed erta e soprattutto che sia preavvertito il loro arrivo in modo da non avere brutte sorprese con le maliarde, perch di loro si tratta lass.
La luna si  riaffacciata con la sua grande sfera rossastra, le nubi si sono dileguate e l'astro illumina il bosco circostante. Ekaterina e il cavaliere tedesco pensano entrambi alla notte nei sotterranei del Santa Maria della Scala, a quel bacio che si sono scambiati, alla paura di lei e alla fuga del giorno dopo. Gli occhi, per quanto sia tutto un po' velato, fissi gli uni in quelli dell'altro si dicono tante cose senza parlare e per la prima volta  Ekaterina a sostenere lo sguardo, come volesse rifarsi del tempo trascorso, delle occasioni perse, della morte e della vita che si sono avvicendate negli anni della sua esistenza, della fiducia riposta e poi tradita pi volte. Adesso, per, quello che la preoccupa  solo il tempo che fugge troppo velocemente. Da bambina nella terra di Rus' con babushka e Irina le giornate passavano in un soffio e gli anni apparivano lenti, specialmente nei lunghi inverni. I giochi e le piccole avventure di ogni giorno si confondevano con le storie che babushka raccontava davanti alla stufa.
Buio. La catastrofe, il rapimento il viaggio in nave, la
vita da schiava, monna Vaggia e poi Francesco, Lusanna, il processo... Tutto si accavalla velocemente nella sua testa, come negli affreschi di Giotto a Santa Croce. Poi il silenzio dell'Ospedale della Scala, giornate sempre uguali e gli anni trascorsi velocissimi. Quell'unica occasione, il bacio, gettato alle ortiche e dimenticato presto. Nel mondo va tutto alla rovescia. Nell'affresco del Pellegrinaio dove si raffigura l'ampliamento dell'Ospedale, ci sono cavalieri, mercanti e operai che salgono sulle impalcature, pile di mattoni in un affastellio di gente e costruzioni ardite, e lei sotto osserva. Ma l'affresco  ora terminato come pure l'Ospedale. Anche la sua vita sta terminando e lei guarda da fuori le vicende che l'hanno costellata. Un attimo e sar finita? Il filo non si riavvolge e gli anni fuggono rapidi come se i cavalli magici di Baba Jaga al galoppo ci trasportassero in cielo cos veloci da non farci vedere pi cosa scorre intorno n assaporare il paesaggio. Eppure nessuno ha fretta di arrivare a destinazione.
Sostenere lo sguardo del cavaliere non  sicurezza n desiderio, forse  il bisogno di catturare l'attimo per trattenerlo poi nel ricordo. No, c' la voglia di afferrare il tempo per rimediare agli errori o correggere il percorso. Niente  certo, niente  gi scritto. Avere coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare in fondo, qualsiasi cosa succeda. E qualche volta accade anche di farcela.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Intrecciare corde alla luna.
...
.
...
Anche Chiara nel frattempo si  convinta che  meglio aspettare l'arrivo di Angelo e, intuendo che nelle parole di Gabrina c' molto di vero, si prepara a proseguire con le donne verso Castiglion che Dio sol sa. Radunano le loro cose e per un tratto di strada proseguono in compagnia dei cavalieri, in modo da raggiungere il bivio nascosto e spiegare con esattezza ove occorre prendere la via che sale nel bosco senza lasciare tracce. Gabrina cammina piano e osserva i rami, spostando con il bastone le foglie. Lo scalpitio dei cavalli e il fruscio rompono il silenzio della notte, indietro, un po' distanziati, chiudono il piccolo gruppo Caterina e il cavaliere tedesco.
La luna inonda di riflessi argentei le foglie e i tronchi degli alberi. Le parole non vengono in soccorso a nessuno dei due, l'emozione  forte e tutto quello che Caterina avrebbe voluto dire e raccontare si  all'improvviso vaporizzato. Il suo cuore batte come un uccello catturato che sbatte le ali, quando il cavaliere le afferra la mano e gliela stringe sembra che le esca dal petto e le orecchie cominciano a ronzare. Deve essere arrossita, per fortuna non si vede nella semioscurit lunare, ne sarebbe oltremodo imbarazzata, poi rallentando il passo e distanziati gli altri il cavaliere si ferma sotto una grande quercia e l'afferra stringendola forte a s. Chinata la testa la bacia con ardore. Un lungo bacio che arriva come una sorsata d'acqua fresca all'assetato nell'arido deserto.
Giungono in un luogo paludoso, si fermano a riposare e i cavalli vengono fatti abbeverare in un ruscelletto pulito l accanto. L'acqua fresca del piccolo corso contrasta con la superficie dello stagno che anche sotto i raggi della luna ne rivela il colore opaco e melmoso. Si odono le rane gracidare e Gabrina osserva le sponde come se cercasse qualcosa, la luna si riflette tremolante svelando la sua natura amica, un grosso cerchio rossastro guarda al proprio gemello in cielo.
Intorno la foresta si inferra e si inquina nella melma, nessun segno di vita al di fuori del piccolo ruscello.
Cosa osservate Gabrina in questo luogo desolato? si ode la voce di Chiara.
A volte, di notte, al chiarore della luna si vedono strane luci bianche che si muovono e non scompaiono nemmeno sotto il nero delle acque, sono accompagnate da urla e lamenti, ma io adesso non vedo e non sento niente.
Infatti solo le streghe le possono scorgere e per questo prediligono le paludi. Mi hanno riferito che alla palude di Sant'Andrea si vedono i resti del castello dove i frati furono costretti a scappare perch il demonio non volle uomini di Dio sopra la palude delle streghe.  vero? chiede il secondo cavaliere guardando la vecchia con espressione sospettosa.
E nella torre di Serena ci stava il demonio a urlare con il vento risponde Chiara.
Ho il cuore ferito e non posso fare niente, solo ascoltare le ultime streghe battere le mani e intrecciare corde alla luna. Non posso fare niente, io non sono quella che tu credi, ho soltanto guardato il nostro ritorno nel vento
proclama Caterina.
Io non posso fare niente se non concedere qualche sollievo alla malattia e aiutare le partorienti, dopo una giornata di fatica nei campi e guidare le nostre amiche fuggiasche, lontane da un destino avverso conclude Gabrina
Vi siete messe d'accordo in questa recita della palude come luogo del rovescio. Infatti niente  qui fertile, ma sterilit assoluta, se voi aiutate le donne a mettere al mondo la vita non  un luogo che vi si conf aggiunge il cavaliere di Lubecca.
Invero, non  qui che siamo dirette, ma in alto, lass, e ora le nostre strade si divideranno, ma voglio dirvi in proposito della strega di Chiusure, vicino a Monte Oliveto. Si chiamava Alberta, filava con il fuso e poteva dirti il futuro. Era capace di far piovere scuotendo i lunghi capelli, senza cerimonie di diavoli. Pi brutta del male, respirava forte come una mandria di buoi. Mor la notte dei Santi sotto un giogo di buoi.
Il destino  affidato al gioco del filo in movimento e vedo che voi, Gabrina, avete in mano un ramo di vischio che si riflette di giallo alla luce, come la Sibilla.
Non conosco nessuna Sibilla, so per da una testimone che in questo stagno, un tempo palude, le piante non avevano radici e gli uccelli evitavano di volarci intorno... Gli alberi non facevano vedere spiragli di luce e i rami si impigliavano come serpenti ai remi. Ma non  cos, la testimone si era sbagliata.
Forse, anzi sicuramente, sono favole per bambini e persone semplici, mi sembra che voi, Gabrina, sappiate il fatto vostro e vi affidiamo le fanciulle, non pi ormai tanto fanciulle, ma donne.
Dunque prendete a destra e scendete seguendo sempre il ruscello. Al ritorno, in questo punto spostate la siepe e continuate a percorrere il viottolo. Ogni tanto lo vedrete coperto di foglie e stecchi, fatevi largo con un bastone e osservate le piante, troverete rametti di edera intrecciata a bacche rosse. Proseguite inerpicandovi, a un certo punto dovrete lasciare i cavalli, ma vi apparir un fortilizio diruto, da l non ci sar pi di un'ora di cammino e sarete arrivati. Vi aspetteremo, ma non saremo sole, chiedete il permesso di partecipare all'incontro di domani sera.
Giusto, la notte di San Giovanni - dice Ekaterina -, la notte che fa iniziare l'estate, adesso ricordo quando ci avvertiste a casa vostra.
Ricordate, cavalieri, non cade fulmine a Castiglion che Dio sol sa senza il permesso di noi donne e il cielo non spedisce lampi per non rischiarare antiche verit e orrende bugie, sarete i benvenuti, vi aspetteremo lass e indica con il ramo in alto verso sinistra.
Si separano, Chiara non fa che raccomandarsi ai due affinch avvertano Angelo e gli riferiscano del suo amore e della lunga attesa, degli inciampi del cammino e del grande desiderio che ha di ricongiungersi finalmente a lui, d loro una piccola immagine della Madonna su cui ha scritto, sul retro, Amor Chiara e Angelo per sempre. Comincia a piangere ed  quasi sul punto di seguirli, ma Caterina la dissuade.  troppo pericoloso, occorre prudenza, suggerisce, e la tira a s, saluta con la mano i cavalieri e si allontanano.
Dopo una decina di passi Caterina non resiste alla tentazione di girarsi. Si volta e vede sotto la luna il bel cavaliere con le braccia incrociate, fermo davanti al salice. I riflessi d'argento illuminano la sua persona come un'aura
magica. Seguendo un impulso irrefrenabile si stacca da Chiara e gli corre incontro. Cosa vorrebbe fare, non lo sa, sa solo che ha bisogno di abbracciarlo ancora, ma prova vergogna, cos davanti a tutti, e allora gli dice ansimando per l'emozione: Ti aspetto lass, non deludermi, vieni dalla tua Ekaterina pentendosi subito dopo delle sue parole. In quel momento la luna si nasconde dietro una nuvola e il buio li avviluppa proteggendoli dagli sguardi. Lui l'afferra stringendola a s e di nuovo un bacio li unisce fondendo le loro labbra, le lingue che si cercano e i piccoli morsi. Un bacio sensuale li avvolge, facendo sentire la vita che urge dentro, risvegliata a un tratto dalla giovinezza che reclama i dolci accordi.
Gabrina e Chiara la chiamano, non pu restare l, ma lei non riesce a staccarsi. Facendo violenza a se stessa fa scivolare la mano sul braccio e arretra incespicando sulle foglie, lui la trattiene e la bacia di nuovo. Un bacio furtivo e veloce, poi con rammarico le dice di andare.
Va', va', ti aspettano, non dubitare, ci incontreremo domani lass e indica anche lui in direzione delle due donne, spostando il dito in alto verso la luna.
Guarda, ci siamo baciati sotto il ramo dorato,  segno di buon augurio dalle mie parti e anche qui, mi hanno detto.
Infatti va' via, prima che ci ripensi e la magia ci colga di nuovo. Va', seguiamo i nostri piani e non dubitare di me. Ci sar.
Caterina corre, questa volta senza voltarsi indietro, e senza dire una parola si affianca alle due compagne. Nessuna di loro parla, camminano seguendo il sentiero del bosco, dove Gabrina indica le fuggiasche seguono.
Caterina arrancando ripensa alla favola del servo che
la notte di San Giovanni voleva cogliere il fiore incantato della felce e trovare un tesoro. Echi, fischi, strepiti e d'un tratto spunta un diavolo a cavallo di un maiale che lo spaventa a morte. In lontananza aveva visto un fiore sfavillante sullo stelo come un carbone ardente tra le fiamme. Il servo cerca di raggiungere la pianta, ma altri diavoli si fanno avanti per impedirglielo e allora... allora domani cercher anche lei la felce dal fiore miracoloso e trover il tesoro. Non ha pi paura dei diavoli, lei, adesso che ha incontrato l'uomo dei suoi desideri. Domani sar un giorno speciale per tutti. Ora Caterina cammina e non ti voltare pi, il sole sta sorgendo e il bosco si  fatto meno fitto. Ci sono tante felci, chiss quale fiorir domani notte...
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Arrivo a Castiglion che Dio sol sa.
...
.
...
Selvaggio, solitario e misterioso, ecco che appare Castiglion Balzetti, un fortilizio diruto, un rifugio per la valle del fiume Merse. Caterina e Chiara si fermano a osservare l'imponente costruzione sollevando lo sguardo al torrione dietro cui compaiono i primi raggi di sole. L'isolamento  perfetto dentro il bosco, poi si passa alla vista dei merli a coda di rondine e procedendo si vede un altro corpo di fabbrica pi basso, fiancheggiato dalla parte opposta da un cortile quadrangolare delimitato da mura. Si sono lasciate alle spalle il Merse e, spostando con difficolt rami e frasche, rovi appuntiti e irti di spine, sono arrivate alla radura.
Ecco perch si chiama cos,  evidente adesso dice Chiara.
Certo: per la sua situazione orrida e nascosta fra le foreste che abbiamo attraversato - ribatte Ekaterina -. Questo  il luogo pi inquietante che abbia mai visto, nemmeno nei miei pi lontani ricordi della terra di Rus'.
C' lass un luogo orrido e nascosto dove si accendono i fuochi nella notte di San Giovanni, quando la Sibilla  pronta a marchiare le nuove figlie per farle volare sopra Siena, come raccontavano i vecchi nelle mie notti d'infanzia, prima che entrassi in convento dice Chiara.
Sono tutte dicerie per spaventare le menti ingenue -ribatte Ekaterina -, sono favole per intrattenere nelle sere
d'inverno, come faceva Babushka, vero Gabrina?
Gabrina non risponde n s n no, si limita a scrollare la testa.
E poi mi raccontavano anche che qui intorno in una grotta si nasconde un orrendo mostro dal corpo di rettile e la testa di uomo e che le nuove figlie di Satana vengono chiamate novizie, come noi al convento, ma devono essere disposte a rinunciare alla fede cristiana, a disprezzare i sacramenti, a calpestare la croce, a rompere il digiuno nei giorni comandati e a digiunare di domenica. Ma non ci avrai portato qui per questo, Gabrina, vero?
No, non pensateci affatto, vedrete con i vostri occhi stasera cose sorprendenti, ma niente che vada contro la vera fede. Vi siete fidate di me, fino a questo punto, non abbiate timore. Cento cavalieri si persero nel bosco e ancora si cercano urlando. Fu un re indispettito a gettarli nel labirinto della Merse.
Eppure la leggenda parla di un luogo inaccessibile, governato dal sangue, come un'isola cavernosa segnata dal rito del patto scellerato prosegue Chiara.
Ma le leggende servono solo a tenere lontani gli sguardi per non attirare coloro che potrebbero tradire e rivelare i luoghi aggiunge Ekaterina.
Voci sul castello, voci su strani riti, le voci sono come i corsi d'acqua che finiscono per unirsi diffondendo una verit che ha un fondo di vero, ma si  allargata a dismisura. Comunque vi ho portate qui perch mi fido, ma i vostri innamorati aspetteranno fuori e li raggiungerete dopo questa notte che si annunzia densa di sorprese. Non dovete, per, temere.
C'era un antro immenso con una gran gola di rocce, difeso dalla livida palude e dalle tenebre dei boschi...
iniziano cos molte fiabe dei racconti di Babushka, poi, dopo mille peripezie, occorre sempre un incantesimo per uscire, qualche volta riesce, altre no, spiega Ekaterina.
Invece io so di un marchio a fuoco sulla mano sinistra, o su tutto il corpo, che avevano certe donne che si riunivano in segreto. Era il segno della pizzicatura del diavolo. Segni blu che formavano un disegno a indicare la sottomissione a Satana, rinnovabile ogni sette anni.
Basta, fanciulle, procediamo, siamo arrivate fin qui e abbiamo bisogno di riposarci, almeno io che sono vecchia e mi dolgono le anche e la schiena, devo trovare un giaciglio e distendere le mie ossa, anche voi siete provate, vedo.
Si avvicinano all'edificio circondato di vegetazione spontanea e rigogliosa dato il periodo dell'anno e le piogge che si sono riversate in primavera. L'aspetto  tetro e severo, ma la vita sta riprendendosi gioco della morte. Tronchi d'alberi spuntano dalle finestre divelte e le radici si abbarbicano intorno al cortile. Il portone  ampio, aperto, con un bell'arco a tutto sesto che invita a entrare. Si vedono ancora i beccatelli in pietra che sostenevano le parti sporgenti, ormai dirute. Esternamente, su tutto il lato pi alto, compaiono i resti di una seconda cinta muraria, probabilmente eretta per difendersi dal fuoco e dalle incursioni esterne. Non aveva funzionato, evidentemente. Verso il sole che sta spuntando altre possenti muraglie racchiudono un terrapieno rettangolare al quale si accede da una porticina.
All'interno l'edificio non d l'impressione della fortezza inespugnabile, anzi, sembra pi un luogo protettivo e visitato di recente: si distinguono tracce di fuochi, suppellettili e grandi vasi, un tempo utilizzati per conservare l'olio, ancora con lo stemma dei proprietari, l'aquila a due teste coronata, accompagnata in punta da una coppia di spighe o meglio pannocchie ricadenti.
I proprietari sono attualmente i Pannocchieschi, come vedete dal simbolo impresso, l'avevano comperato dai Saracini, ma fu edificato da Baldino Balzetti, per questo  rimasto il suo nome a ricordarcelo dice Gabrina.
Gi, ma Nello Pannocchieschi fu il marito di Pia de' Tolomei, cos si dice a Siena nelle nostre antiche famiglie. Dante nel Purgatorio, quando incontra la Pia, non lo presenta direttamente. Avrebbe ucciso la moglie per sposare un'Aldobrandeschi, tal Margherita.
Per quest'edificio  proprio in abbandono, deve essere successo qualcosa se la famiglia lo lascia cos alle intemperie e all'assalto di chiunque passi da queste parti aggiunge Ekaterina.
Vero, il castello ha subito saccheggi e devastazioni, non era pi protetto dai soldati e cos anche le vigne e le coltivazioni impiantate dalla famiglia Saracini. Intorno si vedono i resti del borgo, ma gli abitanti sono fuggiti. Qui vicino, sul torrente Ricausa, c'era un mulino, l'edificio e una fucina con un martello a due teste per lavorare il ferro.
Dentro si vede, fra il verde, addossata alle mura, una bella scalinata in pietra per accedere ai piani superiori.
Gabrina procede verso la torre sull'angolo opposto. Entrano e ad accoglierle c' un bel camino, qua e l alcune suppellettili e brocche per l'acqua. Gabrina le guida verso un ripostiglio e l dentro, in una celletta coperta da un telo, compaiono delle cibarie. Noci, farina, fichi secchi e persino un piccolo orcio con un po' di sugna e poi una gran quantit di erbe e fiori secchi, come a casa
di Gabrina.
Fanciulle, ristoriamoci col cibo, intanto possiamo preparare delle focacce. Ho portato il lievito, sapevo che ne avremmo avuto bisogno.
Hai pensato proprio a tutto e scommetto che, nascosto da qualche parte, c' anche del vino, vero babushka?
Mi piace se mi chiami cos. Certo, una volta l'anno vengo qui e so di cosa ho bisogno, perci non meravigliatevi, questo luogo  un po' una seconda casa per me,  tanto sicuro quanto accogliente, vedete: non manca proprio nulla. Dobbiamo prepararci per stanotte, quando arriveranno le altre donne e balleremo insieme intrecciando corde alla luna, come dicono a Siena.
Oh s, il cerchio magico, da noi ci si affida alla danza, seguendo i ritmi delle stagioni. Ricordo, nella terra di Rus', ma  passato tanto tempo.
Proprio cos, a Castel che Dio sol sa o meglio Castiglion che Dio nol sa nessuno arriva facilmente, come avete potuto verificare con le vostre gambe. L'antica tradizione dice che vicino alle fonti si aggira il demonio, tanto che chi va a bere di notte a una fontana disegna sull'acqua una croce e recita uno scongiuro.
Ma noi, Gabrina, non abbiamo incontrato nessun diavolo, per grazia di Dio aggiunge Chiara, preoccupata della situazione.
Chi ha capo di vetro non vada a battaglia. Siamo pronte a tutto!
Gabrina non risponde e sollecita le fanciulle a rifocillarsi, porgendo il formaggio che aveva portato e anche il vino, per rallegrarsi dopo la notte trascorsa.
Riposiamoci perch quando il sole sar alto inizieremo a rassettare i locali e prepararli per il raduno di stanotte. Sar una serata speciale e dovremo essere in forma, pronte per gli arrivi.
Nella grande cucina ci sono lettucci di legno su cui  possibile distendersi e coprirsi con i cenci. Raggomitolate e assonnate si lasciano andare al riposo. Dopo aver chiuso gli occhi si addormentano, complice il vino bevuto a cui Gabrina aveva aggiunto una pozione di papavero cotto.
Caterina sogna del suo paese, la grande terra di Rus'. Il cerchio magico della notte di San Giovanni e la leggenda del fiore della felce che avrebbe fatto trovare un tesoro, ma i diavoli, che comparivano dappertutto, ne impedivano la ricerca e quando un povero servo credeva di averlo trovato, si rese conto di aver afferrato un corno dei diavoli e terrorizzato scapp via. Poi torn a prendere il fiore che risplendeva, ma cadde ancora e ancora perch i diavoli inventavano tranelli e, una volta a casa, trov il padrone arrabbiato che lo aspettava e che, sentendo la storia, volle a tutti i costi il fiore, ma quando lo prese in mano, il gallo cant e lui sprofond sottoterra e anche il fiore spar.
Tutti ridevano quando babushka raccontava la favola, solo la piccola Ekaterina se ne stava in disparte intimorita. Adesso che  grande non ha pi paura del demonio e se dovesse comparire saprebbe come allontanarlo.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Preparativi.
...
.
...
Ecco che arrivano, le vedo, sono alte nel cielo, vengono attraverso l'aria e viaggiano verso il suolo in diverse forme.
Caterina, cosa dici? Di chi parli? Qui non c' ancora nessuno.
Sono alte? chiede Gabrina serissima.
Vedo un essere che somiglia a un cane, anzi un lupo dalla pelliccia scura che attraversa guardingo un fiume e sale da dove siamo passate noi, agilissimo. Vedo una foglia secca che si solleva nel cielo, vedo un bambino che spia le donne e le segue, vedo tanti esseri che corrono sugli alberi del bosco e saltano da un ramo all'altro, come scoiattoli fulvi e poi pipistrelli che sbattono le ali nelle grotte ed escono tutti insieme nella notte. Ci sono le stelle, tante stelle e la luna  coperta, ma fra poco uscir perch appare un riverbero rossastro dietro il profilo delle nuvole...
Caterina, stai delirando. Hai gli occhi chiusi, sogni? Svegliati, ho paura delle cose che dici e Chiara prova a scuoterla.
Smettila,  chiusa nel suo sogno, non disturbarla, potrebbe sentirsi male se si svegliasse all'improvviso, ascolta anche tu, non avere paura, lei riesce a vedere cose che noi non possiamo immaginare. Ha un dono, l'avevo capito, per questo siamo qui, la notte di San Giovanni
chiarisce Gabrina a bassa voce.
Caterina ha gli occhi chiusi, un leggero sorriso sulla bocca, sembra tranquilla e rilassata e parla con voce suadente come se raccontasse fiabe, non si  scomposta quando Chiara ha provato a svegliarla. Ora sembra concentrata su qualcosa, ma non parla, ascolta, forse voci nella sua testa, nel suo sogno. Una in particolare le suona dolce e vicina, ma certo,  babushka. La foglia di quercia che volava alta e superava le montagne e i mari  arrivata l vicino, si  posata su una zolla di terra e si  trasformata in un essere simile a un albero, che poi ha mostrato le forme di una donna, una donna dai capelli bianchi e i grandi occhi celesti, un po' appannati, pi grigi di come li ricordava, ma  proprio lei, la sua nonna.
Ekaterina, sono contenta di vederti, sono qui solo per te. Non parteciper al raduno, devo tornare da dove sono venuta e poi non capisco la lingua, tu invece ancora puoi ascoltarmi, volevo salutarti e augurarti ogni bene e vorrei benedirti, piccola mia, per il proseguimento del viaggio, questa  solo una tappa, una tappa importante, ma lo sai devi tornare a Firenze, recarti allo Spedale degli Innocenti e cercare il piccolo Klja, che ormai sar grande. Non so dirti se lo troverai, ma tu devi cercarlo, hai promesso, io ti protegger per quanto mi sar possibile. Vai, mia Ekaterina, tieniti lontana dalle lusinghe, vorranno trattenerti qui, vorranno incoronarti regina, ma tu prosegui il tuo cammino. Ti bacio. Zeluju tebja.
La vecchia si rimpiccolisce fino a diventare di nuovo una foglia: si solleva e si lascia trasportare dal vento, lontano lontano, sembra un granello di sabbia e alla fine scompare dallo sguardo di Ekaterina che solo a quel punto apre gli occhi.
Sono arrivate?
Ma chi? - dice Chiara - Stavi delirando nel sonno. Stanno arrivando, fra poco saranno qui - risponde Gabrina -. Dobbiamo prepararci, forse le hai viste in sogno, ti sono apparse?
Ho visto un bambino che volava.
Forse hai sentito parlare di Nanni Ciancadiddio, che vide le streghe e fece come loro e ungendosi si trasform in asinello e vol sopra la campagna boscosa, sopra Siena e Piazza del Campo...
Non ne ho mai sentito parlare, nessuno mi disse nulla, ma in sogno era proprio cos come lo descrivi tu.
Una storia vecchia, ingigantita perch i senesi ci mescolarono la fede per Santa Caterina che vide il diavolo aggrappato a una finestra del Duomo per le scale che portano in San Giovanni. La santa fugg, non lo ascolt e lui la fece ruzzolare fino a un gradino che infatti riporta la croce.
S, ci sono passata una volta e ho percorso quella scala.
E ancora all'epoca della peste, un altro episodio che riguarda i nemici della Repubblica che tramite una strega fecero volare un corvo dentro le mura, ma questi stramazz a terra e fu raccolto da un falegname pietoso. Pochi giorni dopo l'uomo si ammal e cos tutta la famiglia. Allora ebbe inizio la peste, aggiunge Chiara.
Iddio manda il freddo secondo i panni - conclude Gabrina Forse i senesi andavano puniti per la loro arroganza. Adesso mettiamoci all'opera prima che arrivino le ospiti. Saranno impressionate dal tuo sogno, Ekaterina, e te ne chiederanno ragione.
Gabrina sistema le sue erbe e legge nel quaderno, biascicando parole incomprensibili.
L'acqua di San Giovanni, di cui vi avevo parlato, si preparer stanotte. Raccoglieremo iperico, sambuco e altre piante che vi indicher, imbevute di rugiada, le lasceremo tutta la notte a macerare e domattina le donne si laveranno con questa acqua, nuova e utilissima perch doner loro bellezza e a me che sono vecchia salute. Ah, dimenticavo: ci occorrer anche la nepitella, qua attorno ne ho vista crescere in abbondanza.
Caterina se n'era accorta perch camminando ne aveva sentito l'odore pungente. Sotto i loro passi si sprigionava un afrore particolare che le aveva ricordato Francesco, era l'odore della sua pelle, lo stesso che aveva sentito quando Hans l'aveva baciata. Si  risvegliata ai sensi che credeva sopiti. Dopotutto  ancora giovane, con Chiara possono essere scambiate per sorelle, ma in realt potrebbe esserle madre. Il volto  liscio, senza rughe, il corpo flessuoso. Gli anni trascorsi all'Ospedale della Scala l'hanno preservata dal sole e dalla luce, oltre che dalle fatiche estenuanti delle sue coetanee. Invece babushka aveva rughe profonde sul volto che lei sottolineava col dito per accarezzarle e mandarle via. Ma non scomparivano. Anni alla luce, al sole e alle intemperie l'avevano modellata come la creta seccata all'aperto con la quale lei e Irina si divertivano a creare bamboline.
Imparer una magia per farle andare via. Te lo prometto, cara babushka diceva la piccola Ekaterina e la nonna rispondeva che ormai si era abituata a quel volto e non l'avrebbe voluto cambiare, sulle rughe era impressa la sua vita e cos doveva essere.
La pelle di Ekaterina  ancora luminosa e trasparente, come quando  arrivata a Firenze bambina e tutti l'ammiravano per i capelli e il candore del volto. I piccoli all'Ospedale le tiravano via la cuffia per osservarla meglio e a lei piaceva raccontare storie, le favole di babushka. Cavalli alati e capanne che volavano sulle zampe di gallo, servi cattivi e cavalieri che si trasformavano, ma pi di tutto, i piccoli amavano le avventure di Baba Jaga, la strega che catturava i fanciulletti. La temevano, erano spaventati e si riunivano intorno a lei, abbracciandosi, ma ascoltavano e non volevano perdere una parola.
Anche lei e i suoi fratellini da piccoli si comportavano cos. A bocca aperta, tremavano, ma non si allontanavano e pregavano la nonna di raccontare da capo sempre la stessa favola senza cambiare nulla, nessun particolare doveva essere tralasciato, proprio come esigevano i gettatelli anni dopo. Le piaceva intrattenerli cos, ricordando le favole della sua infanzia, poi per le chiesero di occuparsi anche dei malati al Pellegrinaio e non ebbe pi tempo.
Alcune fiabe sono impresse nella sua mente in modo cos vivido che le sembra di sentire la voce di babushka e di vedere i suoi grandi occhi celesti che si aprivano come usci e si richiudevano veloci a sottolineare la sorpresa e i passaggi pi insidiosi. E poi rivede le sue mani che volavano in aria a disegnare montagne e ad accarezzare animali feroci, resi domestici e ubbidienti dalle magie di Baba Jaga. Quella che ricorda meglio  la storia di Vasillissa che aveva raccontato anche a Francesco, ma lui da adulto e garzone di bottega, fiorentino smaliziato e scaltro, non si faceva incantare e la prendeva in giro: Sei te, sei te Vasillissa e questa  la tua storia con qualche invenzione miracolosa, utile alla narrazione e un finale lieto che ti auguro davvero di vivere, magari insieme, lontano
da qui, a Barzellona o dove vorrai tu e la contemplava con occhi supplici come mai nessuno l'aveva guardata, sguardi d'amore e non di desiderio o brama di possesso.
E invece non era andata cos, il vento fa il suo giro e ritorna da dove  partito. Non era una favola la sua vita. Al piccolo Klja avrebbe raccontato quelle fiabe se non glielo avessero strappato dal seno. Ma un giorno lo incontrer, potr farlo e insieme a lui ricordare anche tutte le altre storie che forse ha dimenticato o probabilmente sono sepolte in attesa di essere scoperte, come il tesoro nascosto sotto l'albero di betulla. Stanotte prover a cercarlo, anche perch non bisogna mai perdere le speranze.
...
.
...
FINE Parte 1.